“Perdonateci se i nostri corpi urtano le vostre spiagge”

14.02.2020 - Murat Cinar

“Perdonateci se i nostri corpi urtano le vostre spiagge”

In questi giorni alcuni media in Turchia hanno diffuso un brano musicale molto particolare. L’esito di un progetto ideato dal musicista siriano curdo Hüseyin Hajja, l’esecuzione è stata realizzata dal musicista turco Tarik Aslan, insieme al gruppo “Orta’k Doğu“. Il nome del brano è “Mülteci Makamı” (Musica rifugiata), . Un pezzo che attira l’attenzione dell’opinione pubblica sulla situazione dei rifugiati siriani e non solo. Nel testo si legge una notevole critica nei confronti delle persone che definiscono i rifugiati come un problema e un peso, ignorando l’aspetto umano di questa immigrazione forzata e causata dalle guerre. Un testo che critica ampiamente anche la grande indifferenza che regna al momento di parlare dell’accoglienza.

Il brano è stato realizzato in Turco, Curdo e Arabo con sottotitoli in Inglese. Come redazione italiana di Pressenza abbiamo tradotto l’intero testo dall’Inglese all’Italiano.

Avevamo una casa,
avevamo una famiglia,
qualche amico e compagno,
esistenza e una comunità.

Abbiamo desiderato essere felici,
e un po' di giustizia,
un respiro di libertà,
per rendere la nostra casa prosperosa.

Loro hanno fatto sì che le persone litigassero, 
e hanno messo le razze e le religioni in conflitto.

Mio padre è rimasto al di là del confine,
e mia mamma in un campo buio.
Mio fratello su un fiume ribelle,
e mio figlio in rosso,
su una costa salata.
Sono diventati viaggiatori,
orfani,
e camminatori,
rifugiati.

Ci dispiace
vossignorie
voi, appassionati e sensibili,
generosi con il vostro miglior caffè nero,
bussammo alla porta della vostra camera,
così delicatamente e dolcemente,
mentre dormivate sul vostro tappeto da preghiera.

Ci dispiace,
non abbiamo né madre né sorella,
non abbiamo né moglie né figlia.
Le abbiamo lasciate affogate alle prese con la morte.

Ci dispiace, Dio me ne scampi,
se ti do la colpa!
Ci dispiace, Dio me ne scampi.
Hai delle lacrime grandi come quelle dei coccodrilli.
Non siamo altro che pezzi di rifugiati,
nelle tue piazze, strade e viali,
se elemosiniamo, perdonaci,
nei tuoi luoghi di lavoro, officine e campi,
se siamo lavoratori illegali, perdonaci,
se i nostri cadaveri urtano le tue coste o le tue spiagge.

Ci dispiace,
se i nostri cadaveri urtano le tue coste o le tue spiagge.
Ci dispiace.
Chi sono io per lamentarmi!?
Siamo annegati nelle lacrime di coccodrillo,
Chi sono io per lamentarmi!?
siamo annegati nelle lacrime di coccodrillo,
Sono solo un rifugiato.

 

Categorie: Cultura e Media, Diritti Umani, Europa, Medio Oriente, Migranti, Pace e Disarmo, Politica
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