L’11 settembre e la terza via di Allende

11.09.2019 - Luca Cellini

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

L’11 settembre e la terza via di Allende
Santiago: Allende Vive (Foto di LepetitMorty)

E’ il 4 settembre del 1970, in Cile per 39.175 preferenze, alle elezioni presidenziali si afferma il cartello delle sinistre di Unidad Popular, che ottiene la maggioranza relativa.
Il socialista Salvador Allende diventa il nuovo presidente della repubblica. In mente e nelle sue mani un ambizioso progetto; portare la rivoluzione nel paese senza uscire dai binari della legalità costituzionale.
E’ un terremoto politico che investe l’America latina. Lo spoglio delle schede è finito: Salvador Allende , medico, socialista, candidato di Unidad Popular, al suo quarto
tentativo, ha conquistato la maggioranza relativa alle elezioni presidenziali cilene. Su quello strano paese, lungo più di 4 mila chilometri ma largo appena poco più di 200.

Sopra il Cile si accendono i riflettori del mondo intero, per la prima volta un marxista diventa capo di un governo nell’emisfero Ovest grazie a una vittoria elettorale e non dietro a una insurrezione popolare armata. Da Roma e da Parigi, capitali all’epoca del marxismo occidentale, arrivano a Santiago del Cile centinaia di giornalisti, analisti politici, semplici militanti ansiosi di capire cosa succederà in questo laboratorio socialista in questa inedita formula cilena.

L’attenzione è tanto più giustificata se si guarda alle ambizioni di Salvador Allende Gossens. 61 anni, marxista e iscritto alla massoneria, figlio di un avvocato, è al suo quarto tentativo in cui si è presentato in altrettante elezioni, dal ’52 ostinatamente impegnato a cercare una terza via all’attuazione del socialismo, una via democratica, pacifica, e costituzionale, ma non per questo meno radicale negli obiettivi. Un via che prevede: cambio degli equilibri economici esistenti, redistribuzione progressiva della ricchezza, dalle classi più abbienti a quelle più povere, la socializzazione e la compartecipazione dei mezzi di produzione, l’assegnazione della terra a chi la cura e a chi se ne occupa, non a chi la tenga dismessa come semplice proprietà.  Promette infine solennemente di realizzare queste trasformazioni nel rispetto della costituzione e della legalità e senza imposizioni violente e autoritarie, giurandolo sulla Costituzione cilena. Una terza via rappresentnata da un socialismo libertario.

“Caro Allende, – gli scrive in una lettera Ernesto Guevara – tu con altri mezzi cerchi di ottenere la stessa cosa” dedicandogli una copia del suo libro “La guerra di guerriglia”. E il Che ha ragione: anche Allende vuole la rivoluzione, una vera rivoluzione che tenga comunque conto di tutti e che cambi le radici culturali e di pensiero di una società intera.
Quello che Salvador Allende si appresta a mettere in campo oltre che per il Cile è un laboratorio per una possibile terza via rivoluzionaria nonviolenta che mantenga tutti gli obbiettivi di una rivoluzione popolare e per il popolo.
Non è cosa da poco, e Allende ne è ben cosciente al punto di dire che “il nostro esperimento non sarà meno importante della rivoluzione russa”.  Sono in molti a crederci, e fra questi anche a Washington ci credono lo prendono molto sul serio.

Allende, lo prendono così sul serio alla Casa Bianca che solo dieci giorni dopo il voto cileno, il 15 settembre, nella sede del Presidente degli Stati Uniti d’America si tiene una riunione a cui
partecipano il Presidente stesso Richard Nixon e il direttore della CIA, Richard Helms. Nixon era fuori di sé perché i dispacci da Santiago avevano dato per sicura l’affermazione delle destre.  “Anche fosse una possibilità su dieci, ma liberiamo il Cile da quel figlio di puttana!” così secondo gli appunti, un passaggio contenuto in quella riunione, il documento secretato a lungo, venne fuori nel dicembre del 1998, reso pubblico dall’amministrazione Clinton. “ Vale la pena di provarci; noi non saremo impegnati direttamente; nessun contatto con l’ambasciata. Metteremo dieci milioni di dollari a disposizione e anche di più se necessario; impiego a tempo pieno per i nostri migliori agenti; la nostra strategia: strozzare l’economia cilena; tempo 48 ore per pianificare l’azione”. L’amministrazione Clinton, ha più volte confermato l’autenticità degli appunti. Per come qui riportati.
“Il capo – si legge nel promemoria – ha sottolineato che il progetto deve essere pronto per il 18 perché Henry Kissinger in persona vuole avere tutti i particolari della missione CIA”.

È da qui che ha inizio il colpo di stato militare che avrà luogo 3 anni dopo in Cile, l’11 settembre 1973.

L’azione degli Stati Uniti nei mille giorni del governo di Allende diventa costante, continua, agendo su più fronti interni ed esterni al Cile.
Ci sarebbe da domandarsi perché nonostante Allende sia stato eletto democraticamente e voglia condurre grandi cambiamenti all’interno della legalità e della Costituzione, gli Stati Uniti  lo vogliano rimuovere, perché tutta questa tempestività e questo dispiego di forze, fino a creare tutte le condizioni per un Golpe in Cile?
A questa domanda si potrebbero citare tanti motivi, per forza di cose sono tanti, ma altrettanto ovvio che l’aspetto di controllo economico ed egemonico abbia giocato la sua parte più importante.
Agli inizi degli anni Sessanta, l’Europa occidentale e il Nord America sono in pieno boom economico. In Cile, invece, c’è la povertà. L’80% delle terre è in mano al 7% dei proprietari. A metà degli anni Sessanta, il presidente democristiano cileno Eduardo Frei fece il tentativo di cercare di ridimensionare il controllo degli USA sulla principale risorsa cilena: il rame. Provò quindi ad attuare una riforma agraria che non trovò però realizzazione poiché già osteggiata e contrastata in partenza sul nascere.

Allende invece aveva studiato a fondo la questione da almeno 20 anni, Allende era molto preparato, non solo, aveva creato intorno a sé un gruppo di lavoro altrettanto preparato, Allende grazie al padre e alla sua partecipazione alla massoneria, conosceva bene a livello mondiale i meccanismi, le vere regole del gioco, non quelle scritte sulle leggi pubbliche per il popolo, bensì un altro tipo di regole, quelle stabilite dove già all’epoca venivano prese le decisioni reali che contano, quelle economiche, politiche, dove vengono stabiliti assetti ed equilibri.

Allende è il primo presidente socialista sudamericano eletto, è preparato, ha un metodo di lavoro, un progetto guida molto forte, e gode del supporto di un ampio gruppo di lavoro di persone altrettanto preparate, Allende è un soggetto politico temibile per gli interessi dell’establishment statunitense e per gli equilibri dell’economia di tutto il Sud America, da sempre considerato l’aia degli Stati Uniti, l’orto dove si va e si può prendere di tutto, ogni cosa di quel che serva.  Senza contare che Allende traccia per primo una nuova strada, indica un’altra via percorribile; qualora riuscisse nel suo progetto, sarebbe da esempio e da modello che molti altri paesi potrebbero seguire: una rivoluzione costituzionale e nonviolenta, difficilmente attaccabile sul piano della democrazia o della legalità e di per sé moralmente molto forte.  Insomma una nuova via che può rappresentare qualcosa di molto pericoloso in prospettiva per gli equilibri dell’allora lanciatissima economia capitalista.

E infatti Allende da subito riesce ad attuare la Riforma Agraria al cui interno realizza anche una serie di piani di nazionalizzazione, dalle banche, delle miniere del rame, delle compagnie di estrazione, estromettendo così le aziende americane nel settore minerario cileno. E’ l’inizio di qualcosa che letteralmente terrorizza gli Stati Uniti d’America e tutte le economie capitaliste, un modo costituzionale e legale di far tornare sotto il possesso popolare le risorse e i beni di un paese. Qualcosa che se proiettato nella distanza e replicato da altri paesi, può creare le condizioni per il crollo dell’economia capitalista e che può farlo per di più senza le armi e senza spargimenti di sangue detenendo in sé con l’esempio una forza morale enorme inattaccabile sotto il paino democratico e legale e forte di un predominio morale dato dal metodo stesso con cui si riescono a ottener queste trasformazioni e questi cambiamenti in un’ottica di ridistribuzione dei poteri, dei beni e delle risorse.
In meno di un anno grazie a forti stimoli all’economia il prodotto interno lordo cresce dell’8,6% mentre la disoccupazione si dimezza nel giro di pochi mesi e l’inflazione scende dal 34% al 22%. Crescono i consumi e, di riflesso, le importazioni, ma tutto ciò si regge in definitiva grazie alle alte quotazioni che il rame aveva ottenuto a fine anni ’60, Allende si ritrova così in cassa massicce riserve valutarie. Il ministro del Lavoro Pedro Vuskovic attua infine una politica economica e del lavoro di una semplicità disarmante ma efficacissimo, pompa nell’economia tutta la liquidità possibile, la valuta che circola aumenta in un anno del 110%, accrescendo la spesa pubblica con un +70%.

L’aumento della domanda interna produce un aumento della produzione e in parallelo un calo nettissimo della disoccupazione. I cileni in poco più di 1 anno con il progetto di Allende e del suo governo si ritrovano ad essere ricchi come mai si erano sentiti prima.
Il ciclo virtuoso sembra inattaccabile, ma la luna di miele finisce presto. Ha con sé un tallone di Achille, questa crescita cilena si basa in larga parte sul mercato del rame e sul meccanismo che lo stato cileno è ritornato in possesso delle risorse del paese.
In parallelo nel mentre che il Cile vedeva una crescita mai vista prima, la macchina da guerra statunitense messa in moto solo dieci giorni dopo l’elezione di Allende lavora, su più fronti:
Vengono subito attuate ritorsioni degli Stati Uniti verso il Cile, gli Stati Uniti dirottano una parte consistente dei propri investimenti per far crollare il prezzo del rame, esercitano anche un freno a tutti i paesi latino americani che potrebbero imitare il Cile, e a tutti i paesi latinoamericani di cui hanno il diretto controllo o su cui hanno comunque una forte influenza, impongono di non avere scambi economici e commerciali col Cile.

Le conseguenze dopo 18 mesi di quest’opera di boicottaggio da parte degli Usa sono enormi: il Cile dopo il crollo dei prezzi del rame non ottiene più prestiti. L’inflazione in pochi mesi cambia segno e dopo poco arriva al 400%. Il ciclo virtuoso creato dal Governo si Allende in pratica si spezza, in poco più di un anno gli Stati Uniti gli fanno il vuoto intorno, il Cile diventa un paese isolato.
Tutti i vari benefici che erano stati ottenuti regrediscono, e si sa il popolo una volta abituato a un certo tenore diventa poi difficile tornare bruscamente indietro, è infatti la parte di popolo più povero quello che con Allende nel primo anno stava cominciando a respirare, che in seguito comincia a dimostrare il suo malcontento attraverso scioperi e disordini. Famosa è la manifestazione delle massaie con le pentole vuote.

Il quadro economico peggiora, inoltre, per l’esodo di massa della borghesia. Nel solo settembre 1970, prima ancora dell’insediamento di Allende, scappano in 12 mila, presto seguiti da altri 17 mila. Negli stessi giorni lasciano le banche cilene 87 milioni di dollari. Da dire che nella spinta di trasformazione ci furono fatti anche degli sbagli tattici politicamente parlando, “l’uso improprio di termini, quale nemico di classe, potere totale, rivoluzione, esproprio proletario, contribuì a risvegliare reazioni emotive molto forti. Nel campagne del Sud del paese si andava dicendo “i poveri benvenuti, i ricchi nella merda”.
Da una parte il crollo dell’economia cilena perpetratato dagli USA, dall’altra il risentimento dei vecchi proprietari terrieri, degli industriali, e dell’alta borghesia che si sentirono defaraudati dei loro privilegi, crearono le condizioni ideali per quei famosi “agenti migliori” citati da Nixon nella sua prima riunione sulla questione Cile. La condizione cominciava ad essere ideale per soffiare ancora sul fuoco del malcontento e minare così le basi sociali dall’interno.

I vecchi proprietari si divisero tra i “tuvos” (coloro che avevano) e i “tienes” (coloro che hanno). I primi coloro che avevano già perso la terra e meditano vendetta, i secondi che temevano di perderla e così liquidano il seminato, svendono il bestiame e si armano.
Guai quando questa rabbia si unirà poi a quella degli industriali, della piccola borghesia insieme anche alle frange ultracattoliche e ultraconservatrici.
L’opera per creare le condizioni ideali per il crollo dell’economia cilena fu portato avanti dagli States così come è vero che grazie al piano di Nixon attuato poi da Kissinger in persona, si lavorò per minare anche le condizioni di stabilità del Cile dall’interno, si procedette a far arrivare armi, a istruire le frange di destra per commettere una serie continua di attentati, per alimentare la rabbia dei proprietari terrieri, e per corrompere dall’interno l’esercito del Cile, ma vero fu anche che si commisero degli errori non voluti.
La riforma ad esempio avrebbe dovuto riguardare solo le grandi imprese del paese, ma sotto la spinta dei lavoratori stessi, vennero assorbite dalla sfera pubblica circa 200 imprese medie e piccole, creando una sorta di panico nell’imprenditoria privata, con pochissimi vantaggi, tra l’altro, per le casse pubbliche. A fine ’72 il governo, infatti, si troverà a possedere 318 imprese di tutti i tipi, anche fabbriche di gelati e di bottoni che nessuno, una volta estromessi i vecchi imprenditori, sapeva far funzionare.

Nel 1972 cominciarono quindi le offensive eversive e violente della destra, sostenuta dai vecchi proprietari terrieri, dagli industriali e dalla medio-alta borghesia e con dietro gli agenti migliori della CIA a fornire supporto logistico, armi, e strategie.
L’offensiva si basava principalmente su una serie di attentati di vario tipo atti a creare condizioni d’instabilità e di paura. (qualcosa che si era già visto anche in Italia con le famosi stragi nere e7o di stato che sono andate fino gli anni ‘ 80, e che si vide in seguito anche in Argentina con il Golpe militare del ’76)
E’ per questo clima che si creato, nel tentativo di tutelare il governo che nel novembre del 1972 Allende decide per l’ingresso dei militari nel governo. Grazie alla mobilitazione popolare, fallisce un tentativo di sovvertimento attuato con il paro patronal e organizzato dalle destre. Allende avvia allora un rimpasto di governo e affida il ministero dell’Interno al comandante in capo dell’esercito Carlos Pratts. L’ingresso dei militari nell’esecutivo è previsto solo come misura temporanea.

Davvero significativo il discorso di Allende al Consiglio delle Nazioni Unite nel 1972 dove davanti ai delegati denunciava apertamente l’intromissione pesantissima e forzata delle “corporations”, (le corporazioni bancarie e commerciali), quelle che adesso vengono chiamate multinazionali e potentati bancari, ad ascoltarlo adesso oltre che ai brividi, si riescono a comprendere molte cose.

 

Nel giugno del 1973 Il colonnello Roberto Souper (appoggiato dal fronte di destra Patria y Libertad) circonda con il suo reggimento La Moneda con l’intento di deporre il governo di Allende, mentre altri reparti golpisti occupano il ministero della difesa. Il tentativo fallisce per l’intervento del generale Carlos Prats, fedele ad Allende. I militari all’interno sono divisi, una parte dell’apparato sostiene ancora il governo ufficiale, un’altra parte dell’esercito invece quello vicino a Pinochet, grazie ad una legge (“Ley de Armas” approvata dall’opposizione nell’ottobre 1972 e che Allende non riuscì a bloccare) fece scattare massicce perquisizioni da parte dell’esercito alla ricerca delle armi detenute nelle fabbriche dagli operai, nei quartieri popolari e nelle sedi di organizzazioni di sinistra, che stavano cercando si prepararsi al colpo di stato che si annunciava a breve.

Nel Luglio del 1973 viene assassinato Arturo Araya un alto grado della Marina, fedelissimo aiutante di campo di Allende.
E contemporaneamente viene messa in atto una nuova ondata di azioni terroristiche dell’estrema destra.
Nell’agosto del 1973 viene convocata una Marcia popolare a sostegno del governo, “la marcia di Santiago” 1 milione di persone visto lo stato di assoluta emergenza che si era creata nel paese chiedono ad Allende di chiudere temporaneamente il parlamento, dichiarare lo stato di emergenza, e dare il potere ai cordones e ai consigli del popolo, di modo che possano difendere il governo stesso. Il Presidente Allende chiede ai suoi sostenitori di mantenersi nella legalità e annuncia di voler convocare per settembre un referendum consultivo sulla sua permanenza o meno al governo.

Nell’agosto del 1973 arriva una crisi costituzionale, la Corte Suprema e del Parlamento (su mozione del Partido nacional e del Partido democrata cristiano accusa di illegalità e incostituzionalità alcuni degli atti approvati dal governo Allende per far fronte all’emergenza democratica in atto.
Sul finire del mese di agosto il generale Prats è costretto a dimettersi da capo dell’esercito e da ministro della difesa, dimissioni chieste e ottenute dalla destra parlamentare in seguito all’incidente automobilistico con Alejandrina Cox, incidente in cui il generale Prats aveva minacciato con un’arma la conducente della vettura, convinto si trattasse di un attentato.
Alle dimissioni di Prats il comandante in capo dell’esercito e ministro della difesa viene sostituito dal generale Augusto Pinochet Ugarte.

Quando si arrivò al settembre del 1973, le condizioni erano mature per attuare un golpe di stato e rimuovere così definitivamente Allende e il suo governo dalla scena.
L’11 settembre del 1973, dopo 3 anni di assedio esterno e poi interno, la democrazia cilena viene infine piegata con la forza e con il potere militare, ogni forma democratica interrotta, il sogno di Allende di un percorso verso la terza via, di un Socialismo dentro i principi della Costituzione viene definitivamente spezzato per mano dei militari reazionari e corrotti dalla CIA, capeggiati dal Generale Augusto Pinochet Ugarte e asserviti ai politici esteri statunitensi.
A Santiago del Cile, la mattina dell’11 settembre Pinochet bombarda il Palazzo della Moneda su richiesta della CIA e di Nixon, azione fortemente caldeggiata dallo stesso Kissinger.
Il golpe di Stato cileno diventa un monito inquietante degli Stati Uniti a tutti i Paesi in cui il socialismo attuato tramite la Costituzione stava prendendo forma, Italia compresa.
Significative le parole del segretario di Stato statunitense Henry Kissinger: “Non vedo perché mai dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa socialista a causa dell’irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli“.

Famoso il commuovente ultimo discorso fatto da Allende al Cile e ai cileni, con una radio militare chiuso dentro il Palazzo con l’intenzione di difendersi fino la fine, imbracciando il mitra regalatogli da Fidel Castro. Mitra che ha avuto diverse mistificazioni in quanto poi nell’ottica del revisionismo, ci furono degli storici che sostennero che il Presidente Allende non l’abbia usato per togliersi la vita per non cadere in mano ai militari, ma che furono i soldati di Pinochet a uccidere il Presidente cileno con il suo stesso mitra. Quello che è certo è che i militari, una volta morto Allende, a spregio, tappezzarono il suo studio con riviste pornografiche per infamarne così anche il ricordo.
Dopo di che è cronaca nota, mesi che poi diventano anni di violenza bieca, di controllo militare a tappeto, di torture, di lager, di sparizioni, di assassinii. Oltre centomila morti, 30mila torturati, 200mila esuli, conta il Cile sotto la dittatura militare.
l’Italia in quegli anni salvò 750 cileni’. Subito dopo il colpo di stato di Pinochet, per più di un anno la nostra ambasciata divenne il rifugio per 750 esuli, che poi furono accolti nel nostro stato.

Il dittatore Pinochet con l’esercito restano al potere per 17 anni. Il 10 dicembre 2006, Pinochet muore impunito per gli orrori fatti al popolo cileno. Muore, ironia della sorte, proprio il giorno dedicato ai diritti umani.
In Cile purtroppo gli anni della dittatura sotto Pinochet sono stati in parte rimossi. A scuola si insegna poco a riguardo, denotando una pericolosa assenza della memoria nelle nuove generazioni.

Allende però, sebbene sconfitto dalla forza militare, dal boicottaggio del governo statunitense e dalla CIA, negli anni diventa un’icona per il mondo intero e per molti intellettuali afferenti più parti politiche. La sua voce e il suo messaggio ancora oggi risuonano, risuonano forte perché Allende al tempo stesso aveva tracciato sia una possibile via da seguire ma aveva anche annunciato già all’epoca, l’ostacolo principale che questa possibile via avrebbe trovato davanti,  la pesantissima intromissione negli stati, nelle costituzioni, e nelle politiche dei governi delle corporazioni economiche e bancarie e dei loro interessi e privilegi, da difendersi anche con l’uso della forza, dell’inganno, della violenza in ogni sua forma, fino anche al sovvertimento degli equilibri sociali, e potersi imporre sopra ogni cosa, le persone, i popoli, gli stati, le loro costituzioni, la democrazia, e a quanto pare, come sembrerebbero dimostrare le catastrofi ambientali e gli avvenimenti di questi ultimi mesi, persino sopra la salute e la vita stessa dell’intero pianeta.

Categorie: Diritti Umani, Economia, Politica, Sud America
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