Dobbiamo chiedere una soluzione nonviolenta alla guerra e alla violenza in Siria

31.01.2016 - Pressenza London

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Greco

Dobbiamo chiedere una soluzione nonviolenta alla guerra e alla violenza in Siria

di Mairead Maguire (1) per Common Dreams

 

Nel novembre 2015 mi sono recata in Siria con una delegazione di pace internazionale. Questa è la mia terza visita in Siria negli ultimi tre anni. Come in precedenti occasioni, mi ha mosso lo spirito di resilienza e il coraggio del popolo siriano. Nonostante il fatto che negli ultimi cinque anni il loro paese sia stato catapultato in guerra da forze esterne, la stragrande maggioranza del popolo siriano continua a darsi da fare con la propria vita quotidiana. Molti si sono dedicati a lavorare per la pace, la riconciliazione e l’unità della loro amata Siria. Si sforzano di superare le proprie paure, la paura che la Siria sarà condotta, da interferenze esterne e da forze distruttive, verso lo stesso terribile destino sofferto da Iraq, Afghanistan, Ucraina, Yemen e tanti altri paesi.

Molti siriani sono traumatizzati e sotto shock. “Come ha potuto accadere al nostro paese?”. Le guerre per procura sono qualcosa che pensavano potesse accadere solo in altri paesi. Ma ora anche la Siria è stata trasformata in terreno di guerra nel paesaggio geopolitico controllato dall’elite globale occidentale e dai suoi alleati in Medio Oriente.

“Mi appello a tutti i cittadini americani ed europei affinchè chiedano che i loro governi fermino i bombardamenti sulla Siria e le loro violenze, ascoltino la voce della pace del sofferente popolo siriano e perseguano attivamente vie nonviolente per porre fine al conflitto e alla sofferenza in Siria”.

Molti di coloro che abbiamo incontrato ci hanno subito detto che la Siria non sta vivendo una guerra civile ma un’invasione straniera. Ci hanno anche detto che questo non è un conflitto religioso tra Cristiani e Mussulmani. A detta del Patriarca Gregorios III Laham, “Mussulmani e Cristiani non solo dialogano uno con l’altro, ma le loro radici sono intrecciate le une alle altre. Hanno vissuto insieme per più di 1436 anni, nonostante disaccordi e conflitti… nel corso degli anni la pace e la coesistenza hanno avuto un peso maggiore delle controversie”.

In Siria la nostra delegazione ha osservato che la relazione tra Cristiani e Mussulmani può andare oltre la mutua tolleranza, può essere profondamente amorevole.

Durante la nostra visita abbiamo incontrato centinaia di persone, tra cui leader locali e nazionali, personaggi del governo e dell’opposizione, leader Cristiani e Mussulmani locali e nazionali, membri di comitati di riconciliazione e rifugiati sfollati. Abbiamo incontrato anche numerose persone per le strade di paesi e città – sunniti, sciiti, cristiani, alawiti – e tutti sentivano che le loro voci in occidente sono ignorate e sottorappresentate.

I giovani che abbiamo incontrato hanno espresso il desiderio di vedere un nuovo stato che garantisca l’uguaglianza dei cittadini e la libertà religiosa a tutte le religioni e ai gruppi etnici, oltre che la protezione delle minoranze. Hanno detto che questo era lavoro del popolo siriano, non delle forze esterne, e che poteva essere fatto pacificamente.

Abbiamo incontrato molti siriani che rifiutano ogni violenza e che stanno lavorando per la risoluzione del conflitto attraverso il negoziato e l’implementazione di un processo democratico. Pochi, tra i siriani che abbiamo incontrato, avevano l’illusione che il loro presidente eletto Assad fosse perfetto, eppure molti lo ammiravano e sentivano che era preferibile all’alternativa di un governo che cadesse nelle mani dei combattenti jihadisti – fondamentalisti estremisti la cui ideologia provocherebbe la fuga dalla Siria o l’uccisione delle minoranze (e dei sunniti moderati).

Questo è già stato vissuto con l’esodo di migliaia di siriani. Sono fuggiti per timore di essere uccisi o di vedere distrutte le loro case dai combattenti jihadisti stranieri e da sedicenti moderati che sono stati addestrati, finanziati e ospitati da forze esterne.

A Homs abbiamo visto le case bombardate. In migliaia sono fuggiti dopo che i ribelli siriani hanno attaccato le forze siriane da aree residenziali, e i militari hanno risposto provocando danni letali ai civili e a tutti gli edifici (la strategia degli “scudi umani” dei ribelli). Hanno fatto lo stesso con siti culturali (“scudi culturali”).

Nella città vecchia di Homs ci siamo incontrati con il Comitato di Riconciliazione, guidato da un sacerdote e da uno sceicco. Abbiamo anche visitato la tomba di un prete gesuita ucciso dai combattenti dell’ISIS. Abbiamo visitato la Chiesa Cattolica ricostruita: l’originale è stata bruciata.

Durante l’incontro al lume di candela, abbiamo sentito di come Cristiani e Mussulmani siano stati determinanti nel far sì che i combattenti deponessero le armi e accettassero l’offerta di amnistia del governo siriano. Si sono appellati a noi per chiedere alla comunità internazionale di porre fine alla guerra e di appoggiare la pace. La nostra delegazione si è particolarmente rattristata nel sentire la notizia che il vescovo anglicano di Canterbury ha pubblicamente annunciato il suo appoggio al voto inglese di bombardare la Siria.

Se il governo inglese, gli Stati Uniti e l’Unione Europea vogliono veramente aiutare il popolo siriano, devono immediatamente revocare le sanzioni, che stanno generando grande difficoltà, e cercare ogni mezzo nonviolento per porre termine alla guerra.

Abbiamo anche visitato la Città Cristiana di Maaloula, dove si parla la lingua di Gesù, l’Aramaico. È una delle più antiche città cristiane del Medio Oriente. Abbiamo visitato la Chiesta di S. Giorgio, dove il prete ha spiegato come, dopo che la chiesa era stata distrutta dal fuoco ao opera di ribelli sostenuti dall’occidente e molti cristiani erano stati uccisi, la gente di Maaloula ha portato un tavolo alle rovine della chiesta, e dopo aver pregato ha iniziato a ricostruire la propria chiesa e le abitazioni. Ci è dispiaciuto sentire che in questo stesso posto anche alcuni vicini mussulmani hanno distrutto case cristiane.

Questa storia ci ha mostrato le complessità del conflitto siriano e la necessità di insegnare la nonviolenza e di costruire pace e riconciliazione. Ci ha anche portato a una più profonda consapevolezza dell’intrico tra sunniti moderati ed estremisti, e la brutta situazione dell’enorme numero di cristiani ora in fuga da paesi mediorientali.

Se la situazione in Siria e nel Medio Oriente non si stabilizza, rimarranno pochi cristiani.

Tutto il Medio Oriente nel suo complesso è stato testimone della tragica e virtuale scomparsa del Giudaismo, e questa tragedia sta ora avvenendo a un ritmo allarmante per i cristiani.

Mi appello a tutti i cittadini americani ed europei affinchè chiedano che i loro governi fermino i bombardamenti sulla Siria e le loro violenze, ascoltino la voce della pace del sofferente popolo siriano e perseguano attivamente vie nonviolente per porre fine al conflitto e alla sofferenza in Siria

La nonviolenza può ancora funzionare in Siria. Può esserci una soluzione nonviolenta alla guerra e alla violenza in Siria. C’è speranza e la Siria è una luce per il mondo perché c’è molta buona gente là, che lavora per il dialogo, i negoziati, la riconciliazione e la pace.

E’ lì che sta la speranza e tutti noi possiamo appoggiare quella speranza e coloro che perseguono soluzioni nonviolente rifiutando la violenza e la guerra in Siria.

 

 

  1. Mairead Corrigan Maguire nel 1986 ha vinto il Nobel per la Pace grazie al suo lavoro per la pace nell’Irlanda del Nord. Il suo libro, The Vision of Peace (edito da John Dear con un’introduzione di Desmond Tutu e una prefazione del Dalai Lama) è disponibile in www.wipfandstock.com. Vive a Belfast, nell’Irlanda del Nord. Vedi: www.peacepeople.com

 

 

Traduzione dall’inglese di Matilde Mirabella

Categorie: Internazionale, Medio Oriente, Nonviolenza, Opinioni
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