Milagro Sala: cronaca di una visita al carcere di Güemes

12.08.2018 - Redazione Italia

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Milagro Sala: cronaca di una visita al carcere di Güemes
Raul e Milagro si abbracciano (Foto di Tupac Amaru)

Milagro Sala è di nuovo, da alcuni giorni, arbitrariamente detenuta nel carcere di Güemes a Salta nonostante le disposizioni internazionali e nazionali che hanno più volte richiesto gli arresti domiciliari in attesa che i vari processi, costruiti ad hoc, si celebrino. A questa ulteriore angheria la dirigente sociale della Tupac Amaru ha risposto con uno sciopero della fame di protesta e con una lettera in cui denuncia la persecuzione politica degli oppositori (non solo la sua) mentre “si vende il nostro caro paese al FMI”. Riportiamo questa testimonianza di Raúl Noro, suo compagno da tanti anni, anche lui inquisito per essere tra i dirigenti della Tupac Amaru,  sulla visita avvenuta ieri.

Siamo arrivati alla prigione prima di mezzogiorno. Abbiamo fatto le pratiche la documentazione, poi abbiamo messo i suoi vestiti e altri oggetti sul tavolo  per i controlli  e  siamo stati guidati in una stanza interna per incontrarla.

E’ apparsa come sempre affettuosa e attenta ad ogni dettaglio.
Ci ha avvertito che stava ancora facendo lo sciopero della fame: stava solo bevendo liquidi. Lo sapevamo ed è per questo che non abbiamo portato cibo solido per il pranzo. Solo bottiglie di acqua minerale. Ha abbracciato i suoi figli e me e ci siamo seduti a parlare, in un cortiletto accanto.

Suo nipote Amaru,  ha iniziato a giocare con lei, costruendo aerei di carta che ha fatto volare con sua nonna: uno  mi è atterrato sulla mia testa pelata, facendo ridere tutti.

A un certo punto mi ha confessato: “Sono in una cella sola e isolata…”. Ci siamo offerti di portargli un televisore e una radio; ha rifiutato e ha detto con fermezza: “Se lo accetto, significa che devo rimanere”. Ha Aggiunto: “Non voglio nulla  che io mi trattenga in questo posto” mentre beveva un sorso di acqua minerale.

Lasciamo stare i temi duri e parliamo di tutto: parenti, amici, il vento da nord, gli aneddoti dei nostri conoscenti. E noi continuiamo a giocare, come i bambini, con la canzone “Veo/veo/ que ves…”

Ma quando è arrivato il momento di partire, mi ha abbassato gli occhi e ha  sussurrato: “Non dimenticate che tutto  questo non ha niente a che fare con me”. E ci ha abbracciato affettuosamente, uno ad uno, prima di scomparire attraverso una porta circondata da tre guardie carcerarie….

 

 

Categorie: Diritti Umani, Internazionale, Sud America
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