Il discorso di Obama a Hiroshima: un passo verso la riconciliazione o svergognata ipocrisia?

02.06.2016 - Tony Robinson

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Tedesco, Portoghese

Il discorso di Obama a Hiroshima: un passo verso la riconciliazione o svergognata ipocrisia?
(Foto di whitehouse.gov)

Il Presidente Obama la scorsa settimana è stato il primo presidente USA in carica a visitare il luogo in cui per la prima volta è caduta una bomba nucleare su una popolazione civile indifesa. Più di 140.000 persone sono state uccise il 6 agosto 1945 o in seguito, come risultato dell’avvelenamento e di tumori causati dalle radiazioni.

Il simbolismo è forte: sicuramente sarà scritto sui libri di storia che Obama è stato il primo presidente USA a visitare Hiroshima, così come le generazioni future saranno informate sul fatto che Obama è stato il primo presidente USA a visitare Cuba.

Queste azioni sono importanti, tuttavia non possono essere prese come prova definitiva sulla base della quale giudicare questo presidente. Dobbiamo anche guardare ad altre azioni, perché è solo quando guardiamo le azioni e poi le compariamo con le parole che possiamo veramente avere la prova su cui basare un giudizio.

Prendiamo il discorso di Obama a Hiroshima e destrutturiamolo, confrontiamolo con le azioni sue e della sua amministrazione e vediamo cosa troviamo. Ricerchiamo anche le reinterpretazioni della storia e le dichiarazioni convenientemente formulate che cercano di dipingere l’umanità in modo da giustificare guerre e violenza.

“La guerra mondiale che ha raggiunto la sua brutale fine a Hiroshima e a Nagasaki è stata combattuta tra le nazioni più ricche e più potenti”.

Non siamo d’accordo. Prima di tutto la guerra non è finita con le bombe nucleari su Hiroshima e Nagasaki, nonostante il mito che è stato opportunamente sviluppato nei decenni successivi e insegnato nelle scuole occidentali per giustificare la dottrina militare della deterrenza nucleare. La guerra con il Giappone è effettivamente terminata quando l’Unione Sovietica ha annunciato l’invasione del Giappone, il 9 agosto, cosa discussa in modo convincente dall’autore americano Ward Wilson nel suo eccellente libro, “Five Myths about Nuclear Weapons”. Le bombe nucleari non servivano a terminare la guerra, ma a vendicarsi del Giappone, giustificare l’enorme spesa del programma militare nucleare e imporre gli Usa come nazione più potente della Terra nella fase geopolitica post-bellica.

In secondo luogo, la guerra non è stata combattuta tra nazioni, ma tra elite che in modo arbitrario e crudele hanno usato i loro connazionali, uomini e donne, per combattere in terre lontane, per morire e per infliggere morte ad altri nel modo più brutale. La stragrande maggioranza dei soldati, di bassa estrazione sociale, è stata manipolata e costretta a combattere in una guerra che non capivano e non avrebbero mai iniziato per primi, se quelle stesse elite alla fine della Prima Guerra mondiale non avessero imposto una’austerità economica così repressiva ai paesi sconfitti.

“Eppure la guerra è andata oltre, sulla base dello stesso istinto di base di dominio o di conquista che aveva causato conflitti tra le tribù più semplici, un vecchio modello amplificato dalle nuove capacità e senza nuovi limiti”.

Di nuovo, non ci troviamo d’accordo. Non c’è alcun “istinto di base di dominio o di conquista” nella specie umana. Non fa parte del nostro DNA. La violenza è qualcosa che impariamo dal momento in cui nasciamo come esseri umani. E’ endemica nell’ambiente familiare, a scuola e nelle nostre culture nazionali.

Quando la violenza fisica esplode in un individuo o in un gruppo, è perché, tra le altre cose, è presente un’insopportabile sofferenza economica, psicologica e/o razziale. Il fatto che la legge si occupi soltanto di violenza fisica mostra che questa non è stata sufficientemente sviluppata per impedire il dolore e la sofferenza mentale.

Non siamo gli stessi esseri primitivi dei tempi antichi; gli esseri umani si evolvono, la nostra coscienza è in sviluppo e sta evolvendo anche la nostra capacità di empatia e solidarietà. La stragrande maggioranza degli esseri umani ha ancora difficoltà a sfruttare pienamente queste capacità, perché la libertà e capacità di decidere per il proprio futuro gli è stata tolta da un sistema che favorisce un piccolo numero di persone sempre più ricche, che si sentono libere di far subire innumerevoli forme di violenza alla vasta popolazione mondiale.

Nonostante ciò che siamo portati a credere, la violenza non è un tratto umano naturale, ma un comportamento appreso e acquisito, così come la nonviolenza può essere appresa e acquisita.

“Una comunità internazionale ha stabilito istituzioni e trattati che lavorano per evitare la guerra e aspirano a limitare e ridurre e, in ultima analisi, a eliminare l’esistenza delle armi nucleari”.

La più cinica di tutte le frasi del discorso di Obama. I trattati non sono aspirazioni, sono strumenti legali e i paesi che li ratificano sono legalmente impegnati a rispettare i termini in essi stabiliti. Il Trattato di Non proliferazione delle armi Nucleari dice:

“Ciascuna delle Parti del Trattato si impegna a perseguire in buona fede e al più presto negoziati su misure efficaci relative alla cessazione della corsa agli armamenti nucleari e al disarmo nucleare, e su un Trattato sul generale e completo disarmo sotto lo stretto ed efficace controllo internazionale”.

Il TNN è entrato in vigore nel 1970. 46 anni dopo e 71 anni dopo Hiroshima, la corsa agli armamenti nucleari non è cessata, né ci sono negoziati su un trattato sul disarmo.

Inoltre, l’amministrazione Obama ha incrementato più di ogni altra amministrazione precedente le tensioni globali e ha fatto il minimo verso il disarmo nucleare.

Per dare qualche esempio di questo contrasto ipocrita tra ciò che Obama dice e ciò che fa, gli Stati Uniti hanno annunciato piani di spesa per 1 trilione di dollari nei prossimi 30 anni sul loro programma di armi nucleari, nuove basi militari sono state installate vicino ai confini con la Russia e, in modo assai significativo, gli USA lavorano attivamente per bloccate tutti i tentativi internazionali di avanzare nelle misure per il disarmo. All’inizio di questo mese un centinaio di nazioni si sono incontrate a Ginevra per discutere di tali misure nell’assenza di TUTTI gli stati armati di ordigni nucleari – in violazione degli obblighi del TNN.

“Potremmo non essere in grado di eliminare la capacità dell’uomo di fare del male, così le nazioni e le alleanze che formiamo devono possedere i mezzi per difendere se stesse”.

I mezzi per difendere se stessi? Consideriamo questo: recenti simulazioni atmosferiche indicano che un conflitto limitato di 100 bombe nucleari lanciate sulle città porrebbe fine alla civiltà umana così come la conosciamo: oggi ne esistono più di 15.000. Si scatenerebbe una carestia globale, cesserebbe il commercio mondiale, aumenterebbero i conflitti locali, le centrali nucleari sarebbero probabilmente colpite con conseguenti fusioni dei noccioli e l’umanità sarebbe riportata indietro all’età della pietra. I sopravvissuti preferirebbero suicidarsi che vivere in un mondo post-atomico.

In quale scenario gli Stati Uniti o qualunque altra nazione potrebbero mai difendersi con l’uso di armi nucleari? La risposta è mai e non c’è alcuno scenario in cui una guerra nucleare potrebbe essere combattuta con una manciata di armi nucleari. Tutti gli scenari di una guerra nucleare porterebbero inevitabilmente ad annichilire la razza umana. Com’è questo “difendere se stessi”? La follia della dottrina della sicurezza nucleare è che “se tu ci bombardi con armi nucleari allora per vendetta distruggeremo l’intero pianeta”.

“Quelli che sono morti sono come noi. Le persone comuni lo capiscono, penso. Loro non vogliono più la guerra. Preferirebbero che le meraviglie della scienza fossero incentrate sul miglioramento della vita e non sulla sua eliminazione. Quando le scelte fatte dalle nazioni, quando le scelte fatte dai leader, riflettono questa semplice saggezza, allora la lezione di Hiroshima è appresa”.

Finalmente troviamo qualcosa che possiamo appoggiare di tutto cuore. E da come Obama dice queste parole, lui stesso deve aver riflettuto profondamente su di esse.

La sua amministrazione ha provocato guerre spietate che hanno colpito milioni di civili innocenti e causato la più grande crisi migratoria dalla Seconda Guerra Mondiale. La sua amministrazione ha ucciso centinaia di migliaia di esseri umani. Come può dire le parole citate qui sopra senza che gli venga ricordato ciò che ha fatto?

Tuttavia ha ragione. Noi, la stragrande, stragrande maggioranza della popolazione non vogliamo più la guerra. Le scelte che lui ha fatto avrebbero dovuto riflettere questa semplice saggezza e la lezione di Hiroshima.

Sì, la Storia dirà che Obama ha visitato Hiroshima, eppure nonostante tutte le sue belle parole, per il nostro giudizio il suo gesto è vuoto. La riconciliazione non è iniziata e il mondo è un posto molto più pericoloso in cui vivere rispetto a 8 anni fa, prima che giungesse al potere.

 

 

Traduzione dall’inglese di Matilde Mirabella

Categorie: Asia, Opinioni, Pace e Disarmo
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