Loretta Emiri

Loretta Emiri

Loretta Emiri ha vissuto per diciotto anni nell’Amazzonia brasiliana. Durante i primi quattro anni e mezzo ha operato tra gli yanomami svolgendo assistenza sanitaria, ricerche linguistiche e un progetto chiamato Piano di Coscientizzazione, di cui l’alfabetizzazione di adulti nella lingua materna faceva parte. In quell’epoca ha prodotto saggi e lavori didattici, tra i quali Gramática pedagógica da língua yãnomamè (Grammatica pedagogica della lingua yãnomamè), DicionárioYãnomamè-Português (Dizionario Yãnomamè-Portoghese). Specializzatasi nella legislazione dell’educazione scolastica indigena, ha organizzato e partecipato, in veste di docente, a incontri e corsi di formazione per maestri di varie etnie, contribuendo a far incorporare le loro rivendicazioni alla Costituzione. Ha curato l’edizione di A conquista da escrita – Encontros de educação indígena (La conquista della scrittura – Incontri di educazione indigena), che documenta le prime esperienze scolastiche di quindici popoli indigeni. Ha fatto parte del Gruppo di Lavoro istituito dal Ministero dell’Educazione per definire la politica nazionale per l’Educazione Scolastica Indigena. Sua è la redazione finale della proposta di creazione di una scuola specifica, differenziata e pubblica per la formazione dei maestri indigeni dello Stato di Roraima; approvata all’unanimità nel novembre del 1993, è divenuta la prima scuola del genere in Brasile. Nell’adempimento dei ruoli ricoperti in organi pubblici o privati, ha sempre sostenuto le lotte per l’autodeterminazione travate dal movimento indigeno organizzato brasiliano che, tra l’altro, ha trasformato la “scuola per gli indios” in “scuola indigena”, pensata e amministrata da loro stessi e la cui finalità è anche quella di affermare identità etniche e rivendicare diritti. Attraverso la rielaborazione esplicita e voluta dell’esperienza fatta, sta dando continuità all’esperienza stessa; tra le sue più recenti pubblicazioni in lingua italiana troviamo Amazzonia portatile, Quando le amazzoni diventano nonne, Amazzone in tempo reale.

11.10.2020

Faccia a faccia I

Faccia a faccia I

Ero da poco tornata a Boa Vista. Di primo mattino, passai davanti al Coretto: una donna bionda e il suo bambino lì dormivano, sdraiati per terra. Mentre li contemplavo, si alzarono: lei carina e sporca, con indumenti stracciati, mezza hippie, pensai; lui piccolo e fragile. Lei davanti, il bambino dietro. »

04.10.2020

Faccia a faccia VIII

Faccia a faccia VIII

Il circo arrivò a Boa Vista. Andai al circo. La grande tenda: sequenza di pali, tetto, piazza centrale per l’illusione rappresentare. Gli artisti, dipinti e ornati, entrarono correndo, gridando animati, e fecero dei giri nel patio centrale. Fra un’esibizione e l’altra, ci fu un omaggio agli Etruschi, antica civiltà distrutta… »

29.09.2020

Faccia a faccia VII

Faccia a faccia VII

dal Caderno de Cultura della redazione brasiliana   Tecnologia del mondo occidentale: tetto di pannelli di alluminio, ganci di ferro, uomini come macchine. La pioggia grossa cade e i pannelli battono uno contro l’altro con violenza e non lasciano riposare. L’amaca oscilla e il gancio di ferro,… »

21.09.2020

Faccia a faccia VI

Faccia a faccia VI

“Va bene pappagallo, va bene pappagallo, va bene pappagallo”. Un’ora dopo l’altra, un giorno dietro l’altro, un garrito stridente dopo l’altro, il pappagallo “civilizzato” ha già imparato a parlare, e la pazienza delle persone a gonfiare. Nella maloca* degli Xekereikỳkètheri, i domestici pappagalli “primitivi” solo con i loro colori incredibili… »

14.09.2020

Faccia a faccia V

Faccia a faccia V

Non è successo a Calcutta, no, è successo a San Paolo. Passai alcune volte per quella via e lui lì, seduto per terra. Un pesante e scuro giaccone dal quale uscivano: una testa di vecchio scheletrico, una mano reggendo un sacchetto di plastica con qualcosa da mangiare, una pozza d’urina. »

07.09.2020

Faccia a faccia IV

Faccia a faccia IV

Mi ero appena alzata e percorrevo un viale nel cuore di San Paolo. La ragazza era ancora sdraiata, avvolta in una coperta sporca, il materasso sporco buttato sul marciapiedi, di fronte a un negozio ancora chiuso. I suoi profondissimi occhi, pieni di vuoto, entrarono in me: chiedendomi perché il mio… »

04.09.2020

Faccia a faccia III

Faccia a faccia III

A Guarulhos mi ospitai in una casa di suore. Le suore gestivano un asilo. I bambini dell’asilo sapevano solo gridare. Quando, a causa delle grida, il mio udito e la mia anima cominciavano a sanguinare, io fuggivo alla ricerca di discrezione. Televisione accesa giorno e notte, radio e giradischi a… »

23.08.2020

Faccia a faccia II

Faccia a faccia II

Andavo da Guarulhos verso San Paolo. Schiacciata nel corridoio del pullman, la mamma tentava proteggere il bambino cianotico. Disgustati, i passeggeri guardavano in faccia la morte: rotondissimi occhi persi nelle orbite, fontanella bassa, pelle gialla. Nella fermata all’altezza dell’ospedale, una dura lotta per riuscire a scendere. Il padre di quel… »

09.08.2020

Maloca yanomami e differenti visioni di mondo   

Maloca yanomami e differenti visioni di mondo   

La maloca, la grande casa comunitaria yanomami, è di forma conica e può misurare fino a quaranta metri di diametro e quattordici metri di altezza. La struttura è fatta di pali rotondi legati con rampicanti specifici. È coperta con foglie fissate ad aste di legno, formando pannelli… »

19.07.2020

Allora indio ha capito che il Dio dei bianchi è cattivo

Allora indio ha capito che il Dio dei bianchi è cattivo

Nel gennaio del 1985, l’Archivio Indigenista della Diocesi di Roraima ha pubblicato un lavoro da me organizzato e intitolato “Testimonianza di Gabriel Viriato Raposo”. In esso tradussi, dall’italiano di ritorno al portoghese, i brani più rappresentativi del libro “Ritorno alla maloca”, che era stato pubblicato in Italia nel maggio… »

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