Sono passati quasi quattro anni dalla firma dell’accordo di pace tra il governo colombiano e gli ex guerriglieri delle FARC. In questo lasso di tempo sono state incentivate diverse trasformazioni, benché i debiti da pagare siano ancora molti, dato che finora si è registrato solo il 25% dei progressi rispetto agli accordi presi.

Monitorare i vari impegni sottoscritti è stato un compito complesso secondo l’Istituto Kroc per gli studi internazionali sulla pace dell’Università di Notre Dame, il quale ha recentemente pubblicato un rapporto che analizza lo stato di avanzamento dell’accordo tra dicembre 2018 e novembre 2019, nell’ambito dei lavori della Commissione per il monitoraggio, la promozione e la verifica dell’esecuzione (CSIVI).

Il rapporto “Tre anni dopo la firma dell’Accordo Finale della Colombia: verso la trasformazione territoriale” comprende vari articoli di stampa, relazioni di enti statali, ONG, centri di ricerca e organizzazioni internazionali, che si pongono in contrasto con le testimonianze dei membri della società civile e del governo.

Come prosegue l’attuazione dell’accordo?

Secondo le rivelazioni dell’Istituto Kroc, l’accordo si trova in una fase attuativa di riallineamento territoriale in cui è necessario costruire sui progressi compiuti negli anni precedenti, al fine di ridurre i divari socio-economici tra le aree più colpite dal conflitto.

Il primo punto dell’accordo riguarda la riforma rurale globale. A questo proposito gli specialisti affermano che ci sono progressi nei programmi di sviluppo con focus territoriale (PDET) e nel catasto polifunzionale (1). Sottolineano inoltre come uno dei principali risultati di questo periodo sia l’inserimento di tali programmi nel Piano di sviluppo nazionale. Tuttavia, insieme alla problematica della droga, sono i punti che presentano meno progressi e ciò è preoccupante, perché sono due degli elementi nodali su cui si sono imperniate le cause del conflitto: la proprietà terriera e il traffico di droga.

Uno degli obiettivi da realizzare è l’inclusione delle comunità al fine di instaurare pratiche affidabili e trasparenti; questo progetto è stato danneggiato dal continuo assassinio di leader nei territori. Ciò ha causato perdita di fiducia nel procedimento, su cui il rapporto richiama l’attenzione. La Colombia ha ottenuto un prestito dalla Banca Mondiale con l’obiettivo di rafforzare il catasto polifunzionale e di stabilire criteri sul tema della proprietà fondiaria nelle aree più colpite dal conflitto. Solo così sarà possibile progredire nei processi di pianificazione e incrementare la riscossione delle imposte con spirito di equità e di ridistribuzione. Tuttavia, il governo deve compiere maggiori sforzi per migliorare le condizioni di sicurezza della popolazione nei territori, per coloro che rivendicano i terreni e per ogni tipo di leadership che promuova la qualità della vita e la dignità degli abitanti.

Il secondo punto degli accordi di pace è la partecipazione politica dei settori interessati dal conflitto armato. Il rapporto dell’Istituto Kroc sottolinea che una delle questioni che ha influito negativamente sui progressi ha a che fare con il rifiuto del Congresso di approvare le Circoscrizioni Temporanee Speciali di Pace, che permetterebbero la partecipazione delle vittime.

Per quanto riguarda la riforma politica, si è constatato che nell’ultimo anno sono stati fatti pochissimi progressi. Il disegno di legge finale è stato ampiamente criticato in seno al Congresso, mentre il governo del presidente Ivan Duque ha deciso di ritirare il progetto di legge dopo l’esclusione delle liste bloccate e della parità di genere.

Oltretutto non sono state prese in considerazione le raccomandazioni della Missione Elettorale Speciale (MEE), che ha concesso maggiore autonomia al Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) e il finanziamento delle campagne elettorali e dei partiti politici.

Nel frattempo, nell’ultimo anno sono stati bloccati anche gli adeguamenti normativi per garantire la mobilitazione e la protesta pacifica. Secondo il rapporto, occorre promuovere il consenso necessario alla loro approvazione al Congresso della Repubblica.

Allo stesso tempo, si invitano i Consigli territoriali per la pace, la riconciliazione e la convivenza (2) ad assumere un ruolo proattivo nell’attuazione dell’accordo a livello territoriale, promuovendo l’inclusione delle comunità nei vari spazi di discussione e di influenza sulle decisioni, poiché si tratta di un momento che richiede un grande sforzo a livello locale per raggiungere gli obiettivi a medio e lungo termine. Una buona percentuale dei progressi è dovuta agli obiettivi a breve termine, che hanno riguardato la smobilitazione, la rinuncia alle armi e la reintegrazione.

Siamo vicini alla fine del conflitto?

La “Fine del Conflitto” è presentata nella sezione numero tre. In primo luogo, sono stati fatti dei progressi nella reintegrazione socio-economica di alcuni gruppi di ex combattenti che hanno avuto accesso alle garanzie fornite dal governo, sotto la supervisione della comunità internazionale.

Diversi progetti produttivi sono stati altresì approvati dal Consiglio Nazionale per il Reinserimento, che però hanno riguardato solo 3.159 ex membri delle FARC, circa il 24 per cento di questa popolazione. Un altro compito in sospeso è la ricerca di soluzioni permanenti per gli spazi per il reinserimento, i cui contratti di locazione sono scaduti nell’agosto 2019. Infatti, alcuni degli ex combattenti sono stati costretti ad abbandonare gli spazi a causa della mancanza di garanzie di sicurezza.

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Il rapporto sottolinea infatti che il 2019 è stato l’anno più nefasto per gli e le ex combattenti, con un totale di 77 ex combattenti uccisi. Questo numero, sommato agli omicidi dei leader, ha generato un effetto devastante sulla realizzazione dell’accordo finale e sulla sua percezione da parte della società e della comunità internazionale. A questo proposito, chiediamo una revisione delle garanzie di sicurezza nei territori, per proteggere la vita di coloro che sono impegnati lì e per raggiungere la sostenibilità del processo.

Nonostante ciò, il governo continua ad avere un atteggiamento negazionista, tanto che lo stesso Consigliere Presidenziale per la Stabilità ha dichiarato alla Radio Nazionale colombiana che “la Procura sostiene che questi omicidi sono avvenuti a causa di faide interne al narcotraffico e non per la condizione degli ex combattenti”, il che ignora le condizioni dei territori e stigmatizza inoltre la maggior parte degli ex combattenti ora impegnati nel processo di reintegrazione.

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Tuttavia, il rapporto sottolinea che l’Unità investigativa speciale della Procura della Repubblica e le forze speciali di Polizia hanno fatto progressi nel chiarire alcuni omicidi, ma ciò è stato insufficiente in proporzione alla loro allarmante crescita. Nel frattempo, la mancanza di partecipazione della società alla Commissione Nazionale per le garanzie di sicurezza non ha permesso di promuovere adeguate politiche di protezione in questo settore.

Nel quarto punto si cerca una soluzione al problema derivante dall’uso di droghe illecite, ma si sono verificati dei ritardi nel Programma Nazionale Integrale per la Sostituzione delle Coltivazioni Illegali (PNIS) a causa di revisioni governative fatte nell’arco di sei mesi. I cambiamenti realizzati hanno generato sfiducia tra la popolazione. Ci sono stati alcuni progressi in termini di progetti finalizzati alla sicurezza alimentare, ma l’assassinio di alcuni partecipanti sta ancora una volta generando grande paura nelle comunità.

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Il quinto punto riguarda l’accordo sulle vittime del conflitto. Secondo le valutazioni del rapporto, i maggiori progressi sono stati compiuti nel corso del 2019. Tale successo è dovuto al funzionamento di entità appartenenti al Sistema Comprensivo di Verità, Giustizia, Risarcimento e Non-Ricorrenza, che hanno generato partecipazione e dibattito pubblico. Va sottolineato che si tratta di istituzioni che, per la loro natura giuridica, sono indipendenti dal governo, per cui lo svolgimento del loro lavoro non può essere attribuito alla volontà dell’esecutivo. La Commissione per la Verità dovrà consegnare il suo rapporto nel dicembre 2021, mentre il Foro Speciale di Pace (JEP) e l’Unità di ricerca delle persone scomparse hanno una proroga di almeno 20 anni per i loro interventi.

È stato inoltre rafforzato lo sviluppo territoriale d’inclusione delle vittime, dove la partecipazione delle donne, della comunità LGBTI e delle comunità etniche ha dato maggiore legittimità. È comunque necessario approfondire quest’aspetto, in quanto riguarda le comunità dove si sono verificati i maggiori livelli di violazione nel quadro del conflitto armato: bisogna promuovere il processo di risarcimento collettivo, che finora non ha mostrato progressi significativi.

Il sesto punto è l’attuazione, la verifica e la convalida. Il 2019 è stato un anno di progressi minimi in questo settore.. Non è stato stabilito un ordine del giorno comune tra lo Stato e gli ex membri delle FARC per affrontare le questioni legislative e di sicurezza.

La firma di questo accordo è un processo che nei prossimi anni richiederà la comprensione di diversi ambiti della società, con l’obiettivo di raggiungere proposte e piani che consentano la crescita di quelle popolazioni che per anni sono state vittime di violenza. L’Istituto Kroc assicura che per raggiungere gli obiettivi sono necessari almeno 10 anni di progressi costanti.

Guardando al 2020, la pandemia causata da Covid-19 costringerà ad aggiustamenti su diversi fronti. Tuttavia, la partecipazione attiva dei cittadini e delle comunità sarà fondamentale per garantire che le iniziative di pace siano rafforzate e non diventino l’affare incompiuto di un intero Paese.

Di Zenaida Espinosa y Jorge Escobar Banderas

Traduzione dallo spagnolo Cecilia Costantini. Revisione: Flavia Negozio

Note

  1. Catasto polivalente. Fa parte degli impegni dell’Accordo di Pace e va a beneficio dei comuni per la riscossione delle tasse. È stato istituito poiché la Colombia possiede 17’128.662 proprietà, ma solo 5’380.575 sono registrate. Secondo Dinero, “il catasto polifunzionale servirà ad avere informazioni accurate e aggiornate sul territorio per l’elaborazione di politiche pubbliche migliori e ad aumentare l’accesso e il diritto di proprietà della popolazione, che permetterà loro di essere in regola e di avere accesso ai servizi finanziari e statali” (Dinero, 19 luglio 2019).
  2. Consigli territoriali per la pace, la riconciliazione e la convivenza. Si tratta di organi consultivi dei governi territoriali (comuni o governatorati), il cui scopo è quello di promuovere il raggiungimento e il mantenimento della pace, agevolare la collaborazione armoniosa degli enti e degli organismi statali e promuovere una cultura di riconciliazione e di non stigmatizzazione (Maggiori informazioni: Viva la Cittadinanza).