6 aprile 2021. El Espectador

Come se non contassimo già abbastanza vittime della violenza, la senatrice del Centro Democratico María Fernanda Cabal ha proposto di “rendere più flessibile il porto d’armi, come in precedenza” quando “le persone potevano dimostrare il loro status” con una specie di lasciapassare morale e impossibile, rilasciato da chissà chi.

Alcuni dicono che “la gente per bene ha il diritto di difendersi” e che la libera vendita e il porto d’armi dovrebbero essere concessi alle persone oneste e rispettabili. Sono curiosa di sapere cosa intendono per “gente per bene”, e perché pensano che qualcuno abbia il diritto di minacciare, ferire o uccidere. Forse pensano di fare una lista con due colonne: quelli autorizzati a premere il grilletto e i loro nemici autorizzati a riempire i propri corpi di piombo. Dai campioni di moralità, liberaci Signore!

Quale parte del copione della morte violenta non abbiamo compreso? Né la giustizia né la vita si possono prendere in mano; nella razza umana la superiorità è un sofisma e la bontà non si può accreditare: si costruisce e si esercita. Senza una pistola.

Come dice un mio amico, “tutte le pallottole sono pallottole vaganti”; e ricordo alla signora Cabal che, se in Colombia la pena di morte è proibita, l’idea non è di esercitarla de facto, come ci pare, all’uscita del cinema e all’entrata della camera ardente. Chiunque detenga la posizione di “madre del paese” dovrebbe – prima di fare sfoghi – rivedere alcuni dati e sapere che dietro ogni numero c’è la pelle umana: nei casi di violenza domestica, se c’è una pistola in casa, la possibilità che la storia finisca in un femminicidio è sette volte più alta che in altre case; in Colombia, più del 70% degli omicidi sono stati commessi con un’arma da fuoco; una pistola in casa aumenta del 41% la possibilità che qualcuno venga ucciso tra le quattro mura di casa; e il rischio di suicidio di bambini e giovani è da quattro a dieci volte più alto nelle case dove ci sono armi. Con una pistola in casa, nessuno è al sicuro: un bambino di tre anni ha la forza di premere il grilletto di una pistola.

Normalizzare le armi vuol dire regolarizzare la violenza; tornare indietro nella scala concettuale della società, dare un altro colpo alla legge, alle istituzioni e alla salute emotiva di un paese che ha sofferto abbastanza. Lo sapevate che più di 30.000 donne vittime di violenza sessuale dicono che al momento dell’aggressione gli autori della violenza erano armati?

Luis Emil Sanabria, direttore di REDEPAZ, ha guidato la campagna #ArmasNoGracias. Artisti, leader sociali, filosofi, medici, costruttori di pace, candidati presidenziali, politici e poeti, uomini e donne di diverse professioni, ragioni e cuori, hanno riempito i social networks con messaggi che rendono evidente il tremendo errore che significherebbe permettere di nuovo il porto d’armi.

Questa frase di Helena Mallarino è perfetta: “Pistole? No, grazie. E ancor meno in un paese dove la rabbia si muove molto più velocemente dell’empatia.”

Continuiamo ad arare, cari lettori di corpi e anime, per vedere se un giorno potremo superare le nostre paure, rispettare la vita, e invece di armare, amare.

 

Traduzione dallo spagnolo di Giuseppe Marchiello. Revisione: Silvia Nocera

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