Monete, criptovalute e rapporti di forza

21.06.2019 - Rodrigo Andrea Rivas

Monete, criptovalute e rapporti di forza
Criptovaluta libra (Foto di Archivio Pressenza)

Marco Polo dedica un intero capitolo de “Il Milione” a raccontare del suo stupore quando, durante il suo viaggio in Cina (1295), si era ritrovato davanti ad un invento inaudito: la carta moneta. Dopo avere descritto l’oggetto fisico (la corteccia dell’albero della seta seccato e ripianato), spiega la sua operatività: La manifattura di questa carta moneta è autenticata come se fosse d’oro o di puro argento … Così diventa denaro … La sua falsificazione è punita con la pena di morte … Tutti i vassalli del Gran Khan lo accettano senza titubanze … Ne dispongono per acquistare qualsiasi merce, ad esempio gioielli, oro e argento.
Per Marco Polo era una cosa fantastica, quasi inconcepibile. Ne aveva ben dove; a quell’epoca i mercanti europei provenivano da piccole repubbliche dipendenti dal loro commercio estero i cui Stati non avevano il potere di garantire una moneta fatta con un materiale che non avesse un valore intrinseco. Infatti, la moneta era d’oro, d’argento o di ferro ed il peso e la purezza ne determinavano il valore.

Mercoledì 19 giugno 2019 Facebook ha annunciato che emetterà la loro criptomoneta, la libra. E cioè, una transnazionale ha lanciato una moneta propria che circolerà su scala planetaria. Dovrebbe funzionare tramite un’applicazione nello smartphone (“telefonino intelligente”) ed i clienti potranno acquistare delle libra usando altre valute. Acquistata la libra facebookeana, il tenutario potrà trasferire denaro a qualsiasi altro usuario senza costi supplementari (salvo il costo per acquistare le libra), come un normale messaggio di Whatsapp.
Facebook ha 2.400 milioni di utenti, quasi un terzo della popolazione mondiale. Poiché molti tra questi non hanno conti correnti bancari, si presume che questa nuova moneta avrà subito una larga diffusione come forma di pagamento, specie tra i migranti transazionali che, oltretutto, pagano salatamente i servizi di società come Western Union. Essendo istantanei e gratuiti, questi trasferimenti metteranno fine ad un doppio abuso, di costi e di tempo (misurato nei giorni d’attesa per avere la disponibilità dei trasferimenti).
Perché perderebbe una barca di soldi, la banca ha già annunciato la sua contrarietà. Sono contrarie anche le banche centrali, preoccupate dalle implicazioni sulle monete tradizionali (il dollaro, la sterlina, lo yen, il renmimbi, l’euro).
Hanno ragione a preoccuparsi. Poiché nessun Paese ha una popolazione minimamente comparabile agli utenti di Facebook, probabilmente la libra facebookeana ridurrà la circolazione delle monete tradizionali, come avvenne con l’oro e con l’argento quando la carta moneta prese corpo.  Queste serviranno come spalle della nuova moneta, ma in prospettiva smetteranno di essere lo strumento principale della transazione.
Come Marco Polo, è ancora presto per capire cosa significherebbe diventare parte della repubblica mondiale di Facebook. Comunque, è chiaro che le nostre letture non descrivono neppure remotamente la natura delle implicazioni politiche, sociali od economiche delle reti sociali e che il risorgere del nazionalismo è soltanto un miraggio o, per dirlo in modo più naturalista, la politica dello struzzo (e simili).

Perché la libra facebookiana sembra possibile ed i MiniBot di leghista memoria sembrano una patacca?
1) La radice delle due proposte è la stessa: la Teoria monetaria moderna (TMM). Ci ritorneremo con calma. Per ora mi limito a segnalare che uno dei suoi meriti è la rottura con il dogma centrale della macroeconomia classica sul finanziamento dello Stato. Quel dogma, che da queste parti chiamano scienza, afferma che quando il governo vuole finanziare un programma ha due opzioni: incrementare le tasse o indebitarsi. La TMM afferma che esiste una terza opzione: lo Stato può creare denaro e utilizzarlo per finanziare qualsiasi progetto, ivi inclusi la costruzione di nuovi ospedali e università.
Non è solo teoria: questa, non altra, è l’idea alla base dei programmi di flessibilizzazione monetaria (Quantitative Easing) applicati dal Giappone fin dai primi Anni ’90 e dagli USA e dalla UE in seguito alla crisi finanziaria scoppiata nel 2007-2008.
2) Oltre alla teoria bisogna considerare la pratica. Facendolo, verifichiamo che l’architrave che sostiene la proposta è del tutto diversa. Ovvero, i MiniBot sembrano una patacca perché lo sono, giacché i rapporti di forza non rendono credibile la loro applicazione.
Ciò nulla ha a che fare con “le regole dell’economia”. Penso, infatti, che i MiniBot siano, per così dire, delle varianti lillipuziana degli Eurobond proposti da Mario Monti e da Romano Prodi. Questi, gli Eurobond, potrebbero avere la forza necessaria per imporsi. Se non avviene è per mancanza di volontà politica.
Ovvero, MiniBot e Libra facebookeana ci confermano per l’ennesima volta che l’economia non ha senso senza il suo aggettivo qualificativo: politica. Come pensavano Adam Smith e Karl Marx.
Ci confermano pure che in politica contano i rapporti di forza.
Il resto è nel migliore dei casi, poesia; nel peggiore, demagogia.

Categorie: Economia, Europa, Non categorizzato, Nord America, Opinioni, Politica
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