Come sta Emilio Scalzo, che dal 3 di dicembre è detenuto nel carcere di Aix-Luynes in Francia senza neppure la possibilità di comunicare con i suoi stessi familiari? Sulla persecuzione giudiziaria di cui è oggetto, che lo vede addirittura consegnato alle autorità francesi (ovvero: estradato) in attesa di un processo che poteva senz’altro essere istruito in Italia, ci siamo già occupati fin dalla data dell’arresto (senza alcun mandato!) il 15 settembre scorso. Ed ecco oggi, che il Comitato Emilio Libero, ci ha fatto pervenire questo reportage circa la visita al carcere che per la prima volta dopo settimane, la moglie ha potuto effettuare alle 7.30 di ieri, 12 gennaio. In coda, il testo di una bella lettera che Emilio ha fatto pervenire nello stesso giorno a Chiara Sasso, co-autrice della sua autobiografia “A testa alta”, e che una volta di più ringraziamo per la condivisione. E insomma: buona lettura e continuiamo a scrivergli al seguente indirizzo:

EMILIO SCALZO, N. D’ECROU 89145, MAISON D’ARRET D’AIX LUYNES 70

ROUTE DES CHÂTEAUX DU MONT ROBERT, CS 20600,13595 AIX EN PROVENCE CEDEX 3

FRANCE

A cura di Comitato Emilio Libero: https://www.facebook.com/comitatoemiliolibero

“Dal piccolo paese di Bussoleno al carcere di Aix-Luynes ci sono di mezzo più di 300 km oltre alle montagne, al di là del confine tra Claviere e Monginevro. Un viaggio lungo una notte intera per arrivare all’appuntamento con Emilio Scalzo che era stato fissato alle 7:30 di mattina del 12 gennaio.

È da 45 giorni che Marinella, la moglie di Emilio, aspetta questo colloquio. In queste settimane non le hanno neanche concesso una telefonata. Per quanto riguarda Emilio, l’unico contatto con il mondo esterno (fatte salve le tantissime lettere che ha ricevuto da amici e compagni) è stato possibile per il tramite del suo avvocato francese, con il quale ha potuto avere un solo colloquio.

Emilio è stato arrestato a casa sua ai primi di dicembre 2021 e in brevissimo tempo è stato estradato in Francia, consegnato alla magistratura francese e tradotto in carcere. Una situazione del tutto eccezionale: Emilio non si trova in carcere per scontare una pena, ma semplicemente come misura preventiva, scontando una pena per cui non è nemmeno stato condannato.

Fin dai primi di settembre, quando Emilio fu letteralmente catturato dalla polizia fuori dalla sua abitazione a Bussoleno, si è creato intorno al suo caso un vero e proprio accanimento giudiziario. Tant’è vero che per portare Emilio in Francia i magistrati del tribunale di Gap hanno anche scomodato il cosiddetto MAE, il Mandato d’Arresto Europeo, una norma comunitaria che semplifica l’arresto e l’estradizione di persone indiziate, al punto che gli Stati europei non possono nemmeno più opporsi alla richiesta, ma solo acconsentire.

In questo caso l’arresto è legato ad una recente manifestazione al confine tra la Francia e l’Italia, proprio tra Claviere e Monginevro, lungo i sentieri che da anni sono attraversati a piedi da migliaia di migranti. I gendarmes francesi – gli stessi che respingono ogni notte coloro che tentano di passare la frontiera – fanno partire lacrimogeni e bombe stordenti contro i manifestanti. Emilio era rimasto in disparte, ma nonostante questo è stato comunque preso di mira da un gendarme in tenuta anti-sommossa, e a distanza di mesi ecco che arriva la denuncia per aggressione a pubblico ufficiale.

Siccome i fatti sono accaduti sul territorio francese e riguardano le forze dell’ordine francesi, l’accusa impugna il MAE per processare Emilio. Questo MAE esiste già da diversi anni, ma prima di adesso non era mai stato usato come misura preventiva ad una condanna. Invece in questo caso Emilio si ritrova in carcere in attesa che inizi il processo, una situazione che, a detta dei suoi avvocati, è assolutamente senza precedenti.

E allora, come sta Emilio dopo questi 45 giorni di detenzione? Uscendo dal colloquio, Marinella ha riferito ai compagni e ai familiari che l’avevano accompagnata che Emilio sta bene: è di ottimo umore e ringrazia di cuore tutte le persone che gli mandano lettere e affetto. Nonostante le difficoltà con la lingua si sta integrando bene con gli altri detenuti, e quelli più giovani lo chiamano addirittura “tonton Emilio”, zio Emilio.

Nel frattempo, l’avvocato che sta seguendo il processo in Francia ha presentato un ricorso affinché la detenzione in carcere venga sospesa e sostituita con delle misure alternative – come l’obbligo di dimora – che gli consentirebbero di avere maggior continuità di rapporto con la sua famiglia durante la sua detenzione in Francia.

Ma anche se dovesse rimanere in carcere a Aix-Luynes, Emilio non sarà solo. Mentre il colloquio tra Emilio e Marinella si stava svolgendo, fuori dalle mura del carcere ci ha raggiunti Hélène le Cacheux, militante de La France Insoumise, il partito di Jean-Luc Mélenchon che già in precedenza si era interessato del caso di Emilio. Le Cacheux era venuta per saperne di più in prima persona, e per mettere le basi di una rete di sostegno che possa supportare lui, la sua famiglia, e tutti coloro che si stanno mobilitando contro questa incarcerazione ingiusta e opprimente. Un supporto prezioso ora più che mai.”

Lettera a Chiara Sasso, per gentile concessione di Comune.info

Ciao Chiara,

sono contento per la cagnetta Zoe, sono sicuro che Desi gli vorrà molto bene come tutti voi. Mi raccomando di farla socializzare con il branco delle mie, così in qualsiasi eventualità potrete lasciarla in buona compagnia. Tu sai che da noi è un Hotel a 5 stelle per quadrupedi…

Sto impegnando un po’ di tempo scarabocchiando degli accadimenti e mi sembra che il materiale non manchi. Giuro che non ho le ansie o il magone e non sono spaventato, sono pronto anche a una sentenza assurda, lo metto in conto. Ma ciò non toglie che delle volte mi guardo intorno e con il sorriso mi chiedo che ci faccio io qua dentro, cosa c’entro con questa gente qua. Già mi sono adeguato, che poi a me la gente piace e vedo che di conseguenza io piaccio a loro.

Con le guardie basta farle sentire importanti e sono contenti e di conseguenza non creano problemi, gli basta poter chiudere e aprire sbarramenti e un po’ di tintinnio di chiavistelli e hanno guadagnato trenta denari, loro dicono il pane.

Con la comunicazione ho un problemino: siete un po’ troppi a scrivere e sto proprio attento a gestire la spesa al minimo storico perché non voglio assolutamente finanziare nessun penitenziario. Vedo che riescono a sfruttare anche i disperati, tutto è molto più caro di quello che già lo è fuori, allora assolutamente spendo solo per prodotti di igiene personale. Sento tanta solidarietà e questo mi dà ancora più forza; qui non sono abituati e sono perplessi sia i carcerati che i carcerieri e questo mi dà modo di “catechizzare” sia gli uni che gli altri.

Nel libro che scriveremo (“A testa alta“) è evidenziato che ringrazio tutti. Ora non ho riesco a rispondere tutti, tu sei famiglia e allora come vedi sto esprimendoti tutto il mio affetto personale, ma tu per favore estendi i miei saluti facendoti da tramite a tutta quella parte del nostro caro movimento No Tav, sempre nel mio cuore e nei miei pensieri.

Un affettuoso abbraccio No Covid a tutti. Felice 2022