COVID-19: l’ira degli dei?

07.04.2020 - Antonio Carvallo

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COVID-19: l’ira degli dei?
(Foto di Pintarest)

La mitologia è piena di racconti su gravi colpe commesse da popoli che meritavano la punizione degli dei. Inondazioni, pestilenze, carestie, incendi cosmici…

A volte i crimini erano contro il piano o il mandato degli dei in termini di ordine della natura o della società, altre volte sfide alla loro volontà o tentativi di impadronirsi dei loro attributi divini.

Indipendentemente da particolari credenze religiose, tendo a vedere in queste storie un’allusione a fenomeni al di fuori del regno umano, provenienti da un sistema più ampio e dotati della capacità di produrre uno shock di tale portata da correggere le deviazioni e i comportamenti. In molte di queste storie, i popoli pentiti cambiano il loro comportamento o subiscono punizioni dolorose fino alla riabilitazione.

Seguendo la dottrina di Silo, mi sono formato in una visione strutturale e processuale del mondo sociale, della natura e della mia coscienza. Osservando il fenomeno inedito in cui siamo immersi, non posso fare a meno di notare analogie con queste storie che risalgono agli albori dell’umanità.

Da questo punto di vista considero l’azione dei virus, esterna al piano della vita biologica, ma con la capacità di modificarla e distruggerla, una sorta di shock correttivo del tipo narrato nelle leggende, solo di una portata senza precedenti.

Il COVID-19 non ha soltanto causato sofferenza e morte a decine di migliaia di esseri umani, ma ha anche distrutto posti di lavoro per milioni di famiglie, ha colpito interi settori come quello degli alberghi e dei ristoranti, la base produttiva, le catene di fornitura, i servizi di ogni tipo… un colpo senza precedenti nella storia dell’umanità. Si è diffuso a macchia d’olio in tutto il mondo nel giro di poche settimane, costringendo alla paralisi e alla prigionia più della metà della popolazione del pianeta.

Non sembra quindi rigoroso confrontare questa pandemia con quelle precedenti nella storia moderna, come l’influenza del 1918 e quelle più recenti. Paragonarla a episodi molto diversi e poco documentati del passato, fingendo che si tratti dello stesso fenomeno, non aiuta a comprendere l’entità di ciò che stiamo vivendo oggi, né a prepararsi adeguatamente a ciò che sta arrivando.

Un mondo come quello attuale non è mai esistito prima nella storia dell’umanità. È un fenomeno nuovo. Che ci piaccia o no, costituiamo già una Nazione Umana Universale incipiente. Quando il corpo sociale è colpito contemporaneamente, con gli stessi sintomi e le stesse strategie di assistenza e di guarigione.Quando il virus si muove dovunque in direzioni e con velocità imprevedibili. Quando anticipiamo e confrontiamo in tempo reale le statistiche sull’andamento della malattia. Quando i diversi centri di produzione di farmaci, dispositivi di protezione individuale e attrezzature per l’assistenza e il controllo dei virus inviano in poche ore  prodotti e squadre di medici esperti  nei luoghi dove l’urgenza è maggiore.  Quando la ricerca di antidoti e vaccini avviene a ritmo accelerato nei migliori laboratori del pianeta, è chiaro che siamo alla presenza di un fenomeno nuovo, che ha la precedenza su tutte le altre priorità del mondo di oggi. È indicativo come in questo doloroso parto la Nazione Umana Universale nasca e prenda coscienza di sé per la prima volta come esperienza sociale.

Gli individui a tutte le latitudini si rendono conto, attraverso l’esperienza, che siamo protagonisti di un nuovo fenomeno e che ci assumiamo le nostre responsabilità senza coercizione o minacce per prevenire danni inutili ad altri esseri umani.

I governi del momento in diversi Stati e regioni assumono posizioni diverse e mostrano una condotta etica corrispondente alle loro particolari ideologie; in molti casi cercano di capitalizzare politicamente il fenomeno, ma poco dopo averci provato, correggono le loro decisioni di fronte al clamore travolgente dei popoli del mondo, che costituiscono questa nuova nazione.

Coloro che antepongono il denaro alla vita e lo Stato all’essere umano, gli oligarchi, gli speculatori e gli oppressori di ogni tipo, ormai indifesi, tremano nell’incertezza di fronte ai cambiamenti che stanno arrivando.

La stragrande maggioranza degli esseri umani oggi riflette nella quarantena, nell’isolamento e nel vuoto delle attività ripetitive che popolano ogni giorno la nostra esistenza. Che cosa ci aspetta?

Con l’avvento del tempo reale e delle comunicazioni simultanee a tutte le latitudini, ci si rende conto che, quando la nostra attività febbrile si ferma, il sistema si arresta, le borse (centri fittizi di speculazione) cadono e la produzione e il consumo di beni e servizi si arrestano.

Riflettiamo sul fatto che ognuno di noi è il creatore di ricchezza nel mondo e quando ci fermiamo, questo si ferma. Noi siamo l’energia che dà vita al sistema, che senza di noi muore. Sono gli infermieri, i medici, i paramedici e il personale di assistenza che, senza protezione e rischiando vita al di là di ogni calcolo, lottano fino allo sfinimento per salvare altre vite umane.

Loro sono “la gente”, “i popoli della terra”.

Intendiamo l’interdipendenza come un organismo in cui un fenomeno che colpisce un organo o un punto ha conseguenze immediate su tutti gli altri punti. Siamo una struttura, la vita umana, i popoli e le singole nazioni. Ci sentiamo allo stesso modo, nasciamo e moriamo allo stesso modo. Le nostre aspirazioni sono simili, i nostri sogni, l’angoscia e la sofferenza sono uguali.

Il vecchio mondo da cui proveniamo è decrepito e contraddittorio. Abbiamo distrutto il nostro ambiente sociale, impoverendo la grande maggioranza degli esseri umani simili a noi. Abbiamo devastato l’ambiente che ci nutre ogni giorno. Abbiamo avvelenato l’atmosfera che respiriamo, distrutto gli ecosistemi e causato la scomparsa di migliaia di specie viventi essenziali per la vita.

Tutti questi squilibri sono mutati in un piccolo virus che distrugge indistintamente il nostro sistema respiratorio. Potrebbe continuare a mutare, in questa forma o in altre, finché non decimerà una specie che ha perso la direzione e il senso della sua esistenza.

La vita ha un piano e un’intenzione evolutiva, di coscienza, di luce. Ciò che si discosta da quella direzione è un male e si oppone al piano della creazione. Tutto ciò che va in quella direzione è un bene e contribuisce alla direzione della vita e alla sua evoluzione.

Pur condividendo la sofferenza che tutti noi patiamo nel nostro piano di esistenza, non posso evitare di condividere anche l’ira degli dei per i danni causati al piano della vita. Forse è per questo che le leggende dicono che siamo una razza di semidei.

Mentre continuiamo a riflettere nella nostra reclusione, dobbiamo tener presente che:

Il sistema finanziario globale e il sistema di distribuzione della ricchezza devono essere radicalmente modificati. L’appropriazione dell’insieme sociale, dell’insieme economico, dell’insieme politico, da parte di minoranze assurde che soffocano e distruggono il resto del corpo sociale non può più continuare.

Dunque bisogna cambiare.

La protezione del nostro ambiente ecologico, così come di ciascuna delle specie viventi, è vitale e urgente se vogliamo preservarci come nazione umana.

Il sistema sociale va guarito attraverso l’attenta applicazione dei diritti umani universali, definiti più di 70 anni fa.

Dobbiamo porre fine alle guerre e ai conflitti e risolverli nel quadro delle Nazioni Unite, che devono essere riformate a tal fine.

Come esseri umani dobbiamo assumerci la responsabilità della nostra evoluzione e del nostro sviluppo verso livelli di coscienza più avanzati, adottando come precetto del più alto valore morale il principio che dice:  “Tratta gli altri come vuoi essere trattato”.

Traduzione dallo spagnolo di Anna Polo

 

 

 

 

 

Categorie: Economia, Internazionale, Opinioni, Salute
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