Coronavirus: in Repubblica Ceca e in Europa si dà la priorità alla salute o al business?

10.03.2020 - Praga - Gerardo Femina

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Francese, Greco

Coronavirus: in Repubblica Ceca e in Europa si dà la priorità alla salute o al business?
Una veduta di Praga

La Repubblica Ceca e l’Europa devono studiare quanto fatto in Cina e quanto si sta facendo in Corea e in Italia contro il coronavirus per imitare e migliorare i provvedimenti efficaci che sono stati presi.

Il 7 gennaio, pochi mesi fa, la Cina ha informato il mondo della scoperta di un nuovo virus, sconosciuto e quindi molto pericoloso perché non si hanno difese immunitarie, non è prevedibile il suo comportamento e non si hanno strumenti per affrontarlo. La Cina ha preso immediatamente provvedimenti drastici che hanno portato ad isolare intere città e più di 60 milioni di persone. Sono cambiati la vita e i comportamenti sociali di una nazione con una popolazione di quasi un miliardo e 400 milioni. Hanno chiuso fabbriche e messo a rischio la supremazia economica che avevano raggiunto in decenni di grande lavoro. Era chiaro che ci trovavamo di fronte ad un problema di grandi dimensioni. Ma nonostante questa evidenza e gli avvertimenti che arrivavano dall’OMS, i governi europei hanno reagito con grandissima superficialità e senza alcun coordinamento. Forse i politici sono stati distratti o incompetenti. Forse erano presi dalle preoccupazioni quotidiane o dai futuri risultati elettorali. Forse si sono trovati davanti alla scelta se dare priorità alla salute della gente o al business, all’economia, ai mercati…

Qualche paese come l’Italia ha accennato ad alcuni provvedimenti come quello di chiudere all’inizio di febbraio i voli diretti dalla Cina, cosa ovviamente inutile dal momento in cui non era una scelta dell’intera Europa. L’informazione che è stata data ai cittadini è stata superficiale e contraddittoria. Addirittura “esperti” raccontavano nei media che essendo il nuovo coronavirus una semplice influenza non bisognava preoccuparsi. I cittadini sono stati trattati come dei bambini e la carenza di informazione ha creato panico e ha dato spazio al diffondersi delle famose fake news.

Inevitabilmente la tempesta è scoppiata e lo ha fatto in Italia il 23 febbraio. I contagi hanno cominciato a moltiplicarsi in maniera esponenziale e si è iniziato a prendere provvedimenti sempre più decisi e forti. Finalmente si è anche fatta una certa chiarezza sul problema. Questo nuovo coronavirus non è una semplice influenza, ma non è nemmeno la SARS o l’Ebola. E’ un virus nuovo, gli esseri umani non hanno anticorpi e quindi si diffonde molto facilmente. Soprattutto essendo un virus sconosciuto non se ne sa molto. Circa la metà delle persone ufficialmente contagiate hanno bisogno di cure ospedaliere e circa il 10% necessita di ricovero in terapia intensiva. Se il contagio si diffondesse a un numero importante della popolazione le strutture sanitarie potrebbero non riuscire ad assistere i malati, soprattutto se ad ammalarsi sono medici e infermieri.

Quello che si è capito, prima in Cina e poi in Corea e in Italia, è che non esistendo una cura o un vaccino l’unico rimedio è evitare il contagio. Da qui i provvedimenti che puntano a evitare i contatti fisici tra le persone: lavarsi le mani, evitare luoghi affollati, mantenere una distanza di almeno un metro dagli altri, chiusura delle scuole, dei teatri, delle manifestazioni sportive, limitare gli spostamenti solo alle cose necessarie…

Ma non ostante gli errori fatti a gennaio, nonostante quanto sta accadendo in Italia, molti paesi europei come la Repubblica Ceca continuano ad affrontare il problema con poca chiarezza e decisione. A febbraio l’allarme coronavirus era scoppiato in Corea del Sud, ma i voli diretti dalla Corea sono stati chiusi solo il 5 marzo. L’informazione che circola è confusa, parte della popolazione è nel panico, ma senza cambiare i propri comportamenti sociali. Un’altra parte, scettica, crede che si tratti solo di una semplice influenza. E’ impossibile trovare una mascherina o un disinfettante per le mani in tutta Praga. Errore molto grave, si è cercato di individuare nell’Italia il colpevole della diffusione del virus. In questo modo si è voluto nascondere ancora una volta che siamo di fronte a un’epidemia che riguarda tutta l’Europa e tutto il mondo, come ha avvertito continuamente l’OMS.

Grafico della diffusione del virus in Italia.

Molto probabilmente quello che sta vivendo l’Italia in questi giorni è quello che si svilupperà in altri paesi (anche se nel cuore speriamo fortemente che questo non accada) se non si prendono i provvedimenti necessari. Ma questo è possibile solo se si mette la salute della gente al di sopra degli interessi e dei poteri economici. Certamente comportamenti come quello del premier ceco Babis che grida contro l’Italia o del presidente francese Macron che va a teatro per tranquillizzare la popolazione non sono ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento. Abbiamo bisogno di investimenti seri per la sanità pubblica!

Bisogna studiare quanto fatto in Cina e quanto si sta facendo in Corea e in Italia per imitare e migliorare i provvedimenti efficaci che sono stati presi. Da una parte è necessario rallentare il diffondersi del virus e dall’altra potenziare le strutture sanitarie, ampliare i posti letto, soprattutto in terapia intensiva, assumere nuovo personale sanitario, dotarsi dei presidi medici necessari. Da una parte i governi devono farsi responsabili della situazione, dall’altra parte la gente ha bisogno di comprendere che non si tratta solo di come proteggersi dal virus, ma soprattutto di come aiutare gli altri, e specialmente le persone più deboli, a non esserne contagiati.

Categorie: Internazionale, Opinioni, Salute
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