Juan Branco: Violenza politica e Gilet Gialli

10.04.2019 - Rédaction France

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Francese

Juan Branco: Violenza politica e Gilet Gialli
(Foto di Xavier Foreau)

Juan Branco, invitato al Festival Francia America Latina (*), stabilisce un parallelismo tra il collasso politico in Brasile e la violenza in Francia.

Credo che siano le immagini (ndlr: del film O Processo**) a poter fare da eco, perché possiamo vedere fino a che punto siano limitate rispetto a ciò che stiamo vivendo attualmente in questo paese, cioè lo scontro tra la polizia e la popolazione, che in Francia è estremamente violento e che forse i mezzi di comunicazione continuano, ed è il modo che in generale hanno i media di trattare la questione, ad ammorbidire e neutralizzare.

Per quanto non ci rendiamo conto di quanto stiamo vivendo in un regime di eccezionalità, sentiamo un panico enorme quando parliamo dell’estrema destra brasiliana, quando parliamo di Trump, quando parliamo di Putin, Xi Jinping, ecc., e tuttavia la violenza politica oggi è la più rilevante delle nostre democrazie occidentali, e anche delle attuali grandi potenze mondiali, questo è ciò che sta succedendo in Francia ed è uno scontro senza precedenti.

Se prendiamo un po’ di distanza, se contestualizziamo in modo appropriato il nostro rapporto con noi stessi e con l’esistente, ci rendiamo conto che siamo davvero in qualcosa che non è solo eccezionale ma estremamente serio.

Non possiamo metterci parola, non riusciamo a dirlo, non possiamo afferrarlo perché non ci sono abbastanza voci, nello spazio pubblico, per coglierne la realtà e discuterne con una distanza minima che ci permetta di trarre conclusioni, ed eventualmente mobilitarci, trovare gli strumenti per cercare di porvi fine.

Da un lato c’è una sorta di relativizzazione assoluta o, al contrario, una normalizzazione della crudeltà e della violenza da parte del governo e dei vari portavoce, ufficiali o meno, e anche degli intellettuali che cercano di schiacciare il movimento popolare che è nato e cercano di essenzializzarlo al fine di delegittimarlo. Si pretende, dato che è antisemita, fascista, ecc. – si cerca di trovare scuse diverse ogni volta – che non dovremmo ascoltarlo.

Questa è la prima cosa che fa sì che cerchiamo di escluderlo dallo spazio, in modo da poter fingere che non ci sia alcun dibattito.

E’ qualcosa che lo stesso Emmanuel Macron ha detto durante il discorso che ha fatto verso le 8 del mattino su France Culture la scorsa settimana(***), che l’aveva presentato come un dibattito di intellettuali, dove ha detto questa frase straordinaria: “queste persone non sanno perché stanno manifestando“.

Ma se c’è qualcuno che sa perché manifesta, è un Gilet Giallo. Soprattutto un GG che si trova sugli Champs-Élysées, perché sta in una situazione sociale, emotiva, ecc. così violenta da essere pronto a correre rischi enormi, e si trova di fronte alla polizia che spara direttamente sulla folla in modo piuttosto ricorrente per dire la sua, per esprimere i suoi diritti. E’ qualcuno che è stato così disorientato dall’evoluzione della sua vita che è disposto a rischiare e a metterla in pericolo pur di far sentire la sua voce.

Quando si ha un potere che travolge completamento, che cerca di negare l’esistenza stessa di una resistenza politica alle sue riforme, al suo progetto, e quando si ha dall’altra parte un campo cosiddetto “progressista” preso tra la volontà di continuare a partecipare al sistema e a ricavarci delle prebende, e vedi le fissazioni sulle alleanze di tutta la sinistra socialdemocratica, o quello che ne rimane, rispetto alle elezioni europee.

Tuttavia è straordinario, si sente parlare solo del Partito socialista, di Glucksmann, di Hamon, o addirittura dei Verdi, sulle questioni delle loro alleanze elettorali: come facciamo a grattare un certo numero di posti agli europei, quando sanno perfettamente che queste elezioni non avranno alcun impatto politico sul margine del paese nei mesi e negli anni a venire e che il loro ruolo in seno al Parlamento europeo sarà irrisorio o inesistente.

Ma queste persone si occupano solo di questi giochetti e il risultato è che occupano uno spazio mediatico che dovrebbero mettere al servizio della risoluzione della crisi politica in cui ci troviamo oggi, e magari giustamente aiutare nella transizione. Non lo fanno, e perchè no? Perché sono passati anni, sappiamo benissimo, infatti, che sono completamente scollegati dalla questione sociale, che gli è diventata completamente indifferente, e che quindi il nucleo delle richieste del GG è diventato inesistente.

Sanno molto bene, inoltre, che questi GG e le persone che li sostengono non sono il cuore del loro elettorato, che si è ridotto a una sfera che corrisponde alla classe media superiore relativamente protetta dai pericoli della precarietà, della disoccupazione, ecc. a cui si scontrano i Giubbotti gialli, che a loro volta creano una sorta di indifferenza, un muro che rende questo spazio progressista o pseudo-progressista sensibile ad amalgami, stigmi, ecc. che il governo sta cercando di applicare a questo movimento, di antisemitismo, di estrema destra, ecc. Una sorta di paura artificiale che permette di giustificare la loro mancanza di espressione, di parola e persino di azione nel difendere le persone che sono tra le più svantaggiate del nostro paese.

E infine abbiamo uno spazio politico più radicale che consiste nella sinistra di France Insoumise (FI) e dei movimenti che gli sono satellite, che a sua volta si trova in una indeterminatezza piuttosto particolare, perché è presa tra una volontà di egemonia, cioè un tentativo di raggruppamento della popolazione in una massa che andrebbe dai GG agli stessi borghesi progressisti, per dirla molto grossolanamente, e che quindi non osa staccarsi dal sistema istituzionale, nè osa dire che questa farsa delle elezioni europee di oggi non è un tema prioritario, mentre ci sono persone che ancora oggi non possono manifestare senza il timore di essere ferite o addirittura uccise, che abbiamo l’esercito per strada…

Questa incapacità ha dunque un’influenza sui giochi istituzionali e impedisce di avere una voce che sostenga, e che permetta di pesare nell’interesse di queste persone e quindi di partecipare alla risoluzione della crisi politica.

E finalmente abbiamo l’estrema destra, il Raggruppamento Nazionale che si presenta come un partito dell’ordine, che ha ben compreso che la strategia di Macron è stata fin dall’inizio “Io o il caos”. L’idea era dire “Io incarno il polo repubblicano” per cercare da lì di avere una posizione centrale girevole che gli permettesse, in qualunque caso, di schiacciare il Raggruppamento Nazionale (RN). Allora, cosa fa il RN in modo molto intelligente, politicamente parlando? Cerca di invertire questo stigma dicendogli: “Noi siamo l’ordine, tu sei il caos”. Chiedono quindi il rispetto per le istituzioni della Quinta Repubblica. Si stanno liberando di tutte le frange più radicali dell’immagine che hanno avuto finora, comprese le questioni relative all’antisemitismo.

Avete visto come per la prima volta la RN ha condannato l’antisemitismo sostenendo che si trattava di un problema della sinistra e degli islamisti e agendo come se non vi avessero contribuito per decenni. Quindi stanno davvero cercando di fornire tutta una serie di garanzie di rispettabilità per entrare in gioco, per integrare il sistema e quindi costituire un’alternativa credibile a Emmanuel Macron nel 2022 e per far sì che se ci fosse una seconda tornata, questa volta vincerebbero. E sono quindi indifferenti anche alla questione delle persone che si mobilitano quotidianamente.

Abbiamo quindi qualcosa di veramente straordinario nello spettro politico, dove, infatti, nessuno si occupa delle persone mobilitate oggi, e tutti si preoccupano di interessi più o meno immediati e, ovviamente, cosa succede in queste condizioni? La crisi continua.

La crisi continua con una violenza ancora maggiore e una situazione che rischia di diventare insurrezionale, proprio a causa della mancanza di rappresentatività di tutta questa parte della popolazione. Stiamo ancora parlando di circa il 50 per cento della popolazione, lavoratori o impiegati, o persone che si trovano nello spazio che va dal precariato alla disoccupazione, ecc., e che non hanno alcuna rappresentanza, né nei media, né nello spazio politico, né nell’amministrazione, né ovviamente in organi come l’Assemblea nazionale, eccetera.

Dunque una crisi inevitabile, perché le decisioni politiche che vengono prese continueranno ad andare contro di loro, e la violenza sociale aumenterà, cosa che, a mio avviso, comporta un rischio immenso.

O, come nel caso brasiliano, una verticalizzazione autoritaria del potere, ed è quello che succede ancora oggi, ma con una fortissima accelerazione che porterà al collasso delle istituzioni, oppure alla ripresa di un movimento che incarnerebbe in larga misura la continuazione del macronismo, cioè una forma di fascismo, neofascismo di estrema destra.

O una rivoluzione che rischia di essere sanguinosa, e che di fatto rischia di finire in una sorta di insurrezione senza contenuti, con una grande crisi politica che durerebbe per anni.

 

Vedere anche :

Lista completa di articoli e video dell’intervento pubblico di Juan Branco il 24 aprile 2019:

Interview de Juan Branco : Gilets Jaunes et élections européennes

Juan Branco : Violences politiques & Gilets Jaunes

Juan Branco : La France dans un système aristocratique prérévolutionnaire

 

Note:

Foto/Video: Xavier Foreau

(*) Festival Francia-America Latina: Comité de Burdeos http://www.fal33.org/

http://www.lesrencontreslatino.org/

(**) film« O Processo » : https://www.youtube.com/watch?v=Z3rHUGdOXUs

(***) Macron Francia Cultura, grande dibattito di idee https://www.youtube.com/watch?v=WvO_k_NxWEM


Traduzione di Matilde Mirabella

Categorie: Interviste, Opinioni, Politica
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