Conviene di più fare affari con la Cina o investire nel futuro ambientale dell’Italia?

25.03.2019 - Il Cambiamento

Conviene di più fare affari con la Cina o investire nel futuro ambientale dell’Italia?
(Foto di Il Cambiamento)

Accordi economici con la Cina? Nell’insensata e masochista corsa alla crescita “a ogni costo” ora si celebrano gli accordi con chi inonda il mondo di… “cinafrusaglie”!

Nella insensata e masochista corsa alla crescita economica si cercano partner e accordi per fare affari, non importa con chi e per cosa, l’importante è vendere, comprare, produrre, consumare. In questa corsa l’Italia ha pensato di fare vari accordi commerciali con la Cina, cioè il paese che in maniera maggiore sta inondando il mondo di Cinafrusaglie. Infatti la crescita, che sta riducendo il mondo ad una pattumiera, vede nella Cina uno dei maggiori responsabili dell’inquinamento. Il perché è presto detto: se un paese di un miliardo e quattrocento milioni di persone adotta il nostro modello di sviluppo insostenibile, la catastrofe è assicurata e non basteranno di certo degli investimenti nelle energie rinnovabili per mitigare l’immensa produzione di merci e prodotti per lo più superflui che la Cina produce a ritmo costante per se stessa e il resto del mondo. E non può fare altrimenti perché una volta imboccata quella strada, la crescita necessita sempre del segno più, quindi è inarrestabile.

I cinesi si stanno avviando a passo di carica verso i nostri livelli di consumo e già ora in molte città e luoghi della Cina inquinamento e devastazione ambientale sono impressionanti. Figuriamoci cosa potrà succedere nei prossimi anni. E purtroppo non c’è solo la Cina che ci segue nella corsa al baratro, ci sono anche gli altri paesi cosiddetti emergenti come ad esempio l’India con un altro miliardo e trecento milioni di persone, poi Indonesia, Brasile, Messico, Sudafrica, Russia, etc.

Facendo l’Italia accordi commerciali con la Cina aumenterà ancora i rispettivi consumi e inquinamento. Senza contare il fatto che sui diritti umani, la repressione delle minoranze, la pena di morte e sulla cosiddetta democrazia, osannata da sempre, la Cina ha vari problemi, oltre che essere comunista, cioè quello che comunemente viene descritto dagli uomini di affari e politici vari come il male assoluto. Ma quando si parla di business, tutto ciò non conta nulla.

Si potrebbe discutere se sia opportuno avere simili partner commerciali ma esaminiamo la questione da un altro punto di vista. Perché invece di investire, creare accordi in un paese simile per poi produrre altro inquinamento e rifiuti, non si investe in economia sensata e utile?  L’Italia ha risorse geoclimatiche eccezionali, ha luoghi di bellezza naturale tra i più spettacolari al mondo, è la prima nazione al mondo per patrimoni Unesco tutelati ma è diciannovesima in Europa per numero di lavoratori nel settore cultura e già solo da questo dato si capisce che stiamo percorrendo strade sbagliate andando a cercare chissà dove le risposte che abbiamo in casa.

Senza contare poi che, se non cambieremo radicalmente, saranno inevitabili crisi finanziare, energetiche, di approvvigionamento risorse e alimentare, dove i colossi saranno i primi a crollare.  Tutto quello che ci arriva da fuori, da lontano avrà grandi problemi, quindi invece di andare a fare accordi a migliaia di chilometri di distanza, perché non guardare a casa nostra? Perché non puntare sul nostro paese e dargli un futuro degno di questo nome? In che cosa altro si deve investire, puntare decisamente e senza indugio se non in salvaguardia ambientale, energie rinnovabili, risparmio energetico e idrico, riqualificazione energetica, recupero, riuso, riciclo risorse, agricoltura biologica, ecoturismo, cultura? Agendo in questo modo non solo i ritorni economici sono assicurati ma ci sarebbe da lavorare per milioni di persone. Questi sono i passi concreti da intraprendere subito. Ormai verso quale fine stiamo andando è sotto gli occhi di tutti, bisogna invertire la rotta e non continuare a fare imperterriti gli errori di sempre che ci hanno portato alla drammatica situazione attuale.

di Paolo Ermani

Categorie: Economia, Europa, Opinioni
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