Serbia Kosovo: la «normalizzazione» alla stretta finale?

12.06.2018 - Gianmarco Pisa

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Serbia Kosovo: la «normalizzazione» alla stretta finale?
(Foto di Albanarexha1 CC-BY-SA 3.0 Wikimedia Commons)

Si moltiplicano gli interventi a mezzo stampa e le prese di posizione, degli attori locali e della diplomazia internazionale, in relazione ad una possibile soluzione diplomatica nella annosa controversia che oppone la Serbia alle autorità dell’autogoverno del Kosovo. E, come sempre, di pari passo con l’aumento della attenzione e della tensione nella regione, crescono la tensione e l’attenzione nel suo luogo-sentinella per eccellenza, la Città di Mitrovica, nel Kosovo settentrionale, luogo dove più marcata e persistente è la contraddizione, che qui si esprime persino nella forma di una vera e propria separazione fisica, tra i Serbi che abitano la parte settentrionale della Municipalità, Kosovska Mitrovica, e gli Albanesi che abitano, a stragrande maggioranza, la parte meridionale, Mitrovicë, separati dal corso del fiume Ibar, la cui linea di demarcazione è finita per assurgere a confine di fatto tra le due realtà e il cui Ponte Centrale sempre più finisce, dall’essere simbolo di unione e di connessione, con il diventare teatro della separazione tra i due.

Dopo avere lanciato, lo scorso anno, un “dialogo nazionale” sulla questione e le prospettive del Kosovo, la provincia meridionale della Serbia, in base a quanto previsto dalla Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (1999), su cui tuttavia la Serbia non esercita più alcun controllo o amministrazione, e che ha proclamato unilateralmente la propria indipendenza nel febbraio del 2008, ormai dieci anni fa, il presidente serbo, Alexander Vučić, in una recente intervista al quotidiano Večernje Novosti, ha dichiarato che «è nell’interesse della Serbia giungere ad un accordo con gli Albanesi del Kosovo a prescindere dall’eventuale ingresso della Serbia nella Unione Europea». Aggiungendo, tuttavia, e significativamente, che «laddove un tale accordo dovesse essere firmato, le porte dell’Unione Europea per la Serbia non sarebbero aperte a metà, ma completamente». Sebbene nella strategia delineata dall’Unione Europea per i Balcani Occidentali (ec.europa.eu/italy/news/20180206_strategia_ue_balcani_occidentali_it) venga ipotizzata una data, al 2025, per “orientare” l’adesione della Serbia alla Unione Europea, un percorso specifico e un impegno concreto ancora non esistono, e non pochi sono gli ostacoli e le resistenze a tale riguardo.

Da una parte, secondo quanto riportato dagli organi di stampa (eadaily.com/en/news/2018/05/31/vucic-i-will-submit-my-draft-on-kosovo-when-it-is-good-for-serbia), le potenze occidentali, tuttora presenti in Kosovo nelle diverse missioni internazionali per preservarne la sicurezza (NATO KFOR) e tutelare un fragile stato di diritto (UE EULEX), hanno avanzato una proposta contenente i principi che Belgrado dovrebbe seguire nella discussione sulla risoluzione della controversia kosovara. Dall’altro, la presidentessa del governo serbo, Ana Brnabić, quasi negli stessi giorni, ha confermato che la risoluzione della controversia dovrà prevedere e comportare, da ambo le parti, il raggiungimento di un compromesso, reciprocamente accettabile, e che, in ogni caso, non è sul tavolo l’opzione che la Serbia riconosca l’indipendenza del Kosovo. Si starebbe ragionando, cioè, riattivando il confronto diplomatico mediato dalla Unione Europea, con ogni probabilità nel corso del mese di giugno, su un «accordo di compromesso giuridicamente vincolante» che possa contenere tanto il riconoscimento della statualità quanto il non riconoscimento della indipendenza. E’ stato avanzato, da qualche analista, il riferimento alla Irlanda del Nord; da altre parti si è rispolverato invece il Piano Athisaari, pur assai controverso (it.euronews.com/2007/02/21/il-piano-ahtisaari-cosa-prevede).

Facile immaginare come tutte le questioni precipitino su uno dei terminali più sensibili della vicenda, Mitrovica. Sebbene i lavori di riqualificazione del Ponte Centrale siano ormai prossimi alla conclusione, non si intravede all’orizzonte la sua riapertura. Il Sindaco di Kosovska Mitrovica ha chiesto, per la definitiva normalizzazione del passaggio sul ponte, la revisione dei confini amministrativi della Municipalità. Ad esempio (gazetaexpress.com/en/news/mitrovica-bridge-to-open-soon-says-mitrovica-mayor-174181), uno dei quartieri misti a Nord dell’Ibar, Suhodoll/Suvi Do, è ancora nella giurisdizione amministrativa della Municipalità a Sud. Il Sindaco di quest’ultima ha ricordato che i confini amministrativi non possono essere cambiati. Torna, a più riprese, la più volte evocata immagine del «Vaso di Pandora». Il vasto e controverso immaginario della divisione e del confine continua ancora ad esercitare tutto il suo peso ed ancora sembrano, purtroppo, essere lontani i tempi per una pace piena, giusta e sostenibile, nella regione.

Categorie: Opinioni, Questioni internazionali
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