Risultato bulgaro per Abdel Fattah al Sisi scontato trionfatore dalle seconde elezioni presidenziali egiziane dopo il colpo di Stato del 2013 – di cui lui stesso fu il principale attore – che depose Mohamed Morsi.

L’ex generale ha ottenuto, secondo i primi risultati diffusi oggi dalla stampa di Stato, oltre il 92% dei voti. Un’affermazione senza sorprese in una tornata elettorale che ha confermato anche le previsioni sulla scarsa affluenza alle urne, stimata sotto il 40%. I risultati ufficiali saranno annunciati lunedì. Secondo Al-Ahram, solo 25 milioni di elettori si sono recati alle urne, su quasi 60 milioni di iscritti alle liste elettorali.

Alle precedenti elezioni del 2014, al Sisi aveva ottenuto il 96,9% dei voti. Come allora, quando fu sfidato dall’esponente di sinistra Hamdine Sabbahi, anche in questa occasione ha avuto facilmente la meglio sull’unico contendente, Moussa Mostafa Moussa, sconosciuto al grande pubblico e sostenitore dell’attuale regime.

Stando alle stime di Al-Ahram, Moussa avrebbe ottenuto a malapena il 3% delle preferenze. Un esito del voto, dunque, mai in discussione. Il trionfo di Al Sisi è stato assicurato da una semplice e radicale operazione: l’arresto dei candidati che potevano dargli un pur marginale fastidio, i generali Anan e Shafik, ottenendo così la loro immediata rinuncia alla corsa. L’unico a cui è stato permesso di candidarsi non era altro che un fantoccio che non aveva alcuna chance.

La sola spina nel fianco del dittatore, che cerca di ‘vendere’ un’immagine di se’ ‘democratica’, è stato il crollo dei votanti dovuta soprattutto all’astensionismo dei giovani e di di una parte della comunità copta (il 15% della popolazione).

I democratici di piazza Tahrir e i laici, seppur sfiancati e senza voce dopo anni di spietata repressione, hanno voluto dare un segnale inequivocabile che ora rischiano di pagare amaramente.

Gli astensionisti hanno attirato l’attenzione delle autorità egiziane e saranno sanzionati, come annunciato dall’organo nazionale per le elezioni, sulla base di una legge dello Stato che punisce con un’ammenda fino a 500 sterline egiziane (22 euro) tutti coloro che, senza una ragione, non votano.

Insomma chi non ha voluto avallare una dittatura che ha zittito ogni dissenso con repressioni inaudite, sarà ancora più isolato.

Il bilancio dei primi cinque anni di gestione autocratatica del potere è devastante, come testimoniano gli oltre 60mila detenuti politici e la vergognosa vicenda dell’omicidio di Giulio Regeni, per il quale i genitori, Paola e Claudio, Amnesty International, il collettivo GiulioSiamoNoi, e Articolo 21, dal primo momento impegnata nella campagna ‘Verità per Giulio Regeni”, continueranno a chiedere giustizia.

Purtroppo bisognerà fare i conti con una realtà sempre più consolidata: al Sisi resta per molti, troppi ‘democratici’ occidentali, un riferimento ineludibile in Medio Oriente.

Antonella Napoli

 

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