Brasile: solo il popolo può decidere le sorti di Dilma

12.04.2016 - Paulo Genovese

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Francese, Tedesco, Portoghese, Greco

Brasile: solo il popolo può decidere le sorti di Dilma

Solo il popolo dovrebbe avere il diritto di decidere le sorti della Presidente Dilma e di tutti i politici eletti in Brasile.

Vogliono levarsi Dilma dalle scatole attraverso l`impeachment, chiesto da deputati federali. Noi umanisti, non ci sentiamo rappresentati dai politici. Questo tipo di impeachment dove il popolo non decide è un golpe istituzionale, un potere (il legislativo) che abbatte un altro potere (l’esecutivo).

Per noi la questione principale non è se Dilma abbia agito bene o male, ma sapere che fine farà la volontà popolare espressa legittimamente nelle recenti elezioni e che le ha conferito il secondo mandato.

Da molti anni sosteniamo che solamente il popolo che elegge i politici può esercitare il potere di dimetterli. Noi non vogliamo che siano cacciati, ma dimessi. Com’è possibile questo? Molto semplice, invitando la popolazione ad esprimersi attraverso un referendum popolare del tipo: SI rimane, NO viene dimesso. E qualora vincano i No si va direttamente a nuove elezioni affinché sia il popolo a scegliere chi sarà il nuovo Presidente.

Questo viene chiamato Referendum per la Revoca. Non è una legge brasiliana. Non è una nostra invenzione: molti paesi utilizzano questa formula per garantire più democrazia. Se da parte dell’opposizione e da parte del governo ci fosse davvero la volontà di aumentare la democrazia, questo tipo di strumento verrebbe oggi almeno discusso.

In fin dei conti discutono affinché le cose rimangano tali e quali a come sono. Cambiano i nomi, esce uno e entra un altro, o esce un gruppo e ne entra un altro, ma le cose rimangono immutate. Per loro il popolo serve, al massimo, ad appoggiare quelli che stanno sopra, al vertice del potere. Il popolo non decide nulla. Per questo ai giovani e ai cittadini comuni la politica che abbiamo oggi appare ogni giorno meno attraente.

Diversamente da quello che accade nella vita personale, quando si prende una decisione e si sceglie una strada con la speranza che siano le migliori scelte possibili per la nostra vita. Se le cose peggiorano ci fermiamo e ci domandiamo: dove vado? Vale la pena continuare su questa strada, o sarebbe meglio cambiare? Se decidiamo di cambiare sceglieremo un’altra strada. E anche se la nostra decisione si rivelasse sbagliata e la nostra vita peggiorasse, nessuno ha deciso al posto nostro cosa fare della nostra vita, a meno che non siamo degli incapaci o immaturi.

Questo sarebbe in pratica un referendum revocativo per la vita reale.
Per gli umanisti il popolo non è immaturo né incapace. Siamo profondamente convinti che l´essere umano sia il valore fondamentale e anche se tra alti e bassi, passi avanti e passi indietro, crediamo che l´umanità percorra un cammino di evoluzione attraverso la storia.

L´impeachment contro Dilma

I motivi? Secondo i pro impeachment sono due le principali colpe del governo Dilma: l’incompetenza nel tirare fuori il Brasile dalla crisi economica e la corruzione che dilaga tra la maggioranza dei membri della coalizione di governo. Questo è quello che dichiarano pubblicamente. Ma in realtà c’è molta corruzione anche tra le fila dei partiti che appoggiano l´impeachment, anche se sottaciuta dai principali mezzi di informazione amici. E gli Stati e le città che vengono governate da questi partiti non sono certo esempi di prosperità e buon governo. Se prendiamo ad esempio lo Stato di São Paulo, il più ricco e importante del Brasile, nulla di ciò che è pubblico funziona: educazione, salute, trasporti, edilizia, sicurezza, nulla. Quello che lo fa apparire uno stato che funziona è il fatto che rispetto al resto del paese qui esiste un buon numero di persone che si possono permettere di accedere  a servizi di buona qualità pagando di tasca propria.

Ma chi sta oggi all’opposizione ha fallito per ben tre volte quando ha avuto in mano il governo federale. Non una, né due, ma ben tre volte. Si sono preoccupati di ottenere finanziamenti internazionali e dopo per poter pagare i conti hanno svenduto le migliori imprese statali.

Conclusione: l’incompetenza e la corruzione da tutte le parti e vengono prese a pretesto per alimentare il malcontento che serpeggia nella società.

Stanno ingannando il popolo perché quello che gli preme è trovare un modo di mettere le mani sul portafoglio più ricco che c´è in giro, quello che sta nelle mani del governo federale.

Il PT ha vinto le elezioni per la quarta volta consecutiva. Le ha vinte con la maggioranza dei voti validi, come prevede la legge brasiliana. Appena ha vinto la Presidente ha tradito le promesse fatte durante la campagna, mettendo dei banchieri a controllare l´economia, riducendo diritti e investimenti nel sociale e mantenendo intatti i privilegi e il lucro immorale delle banche e del sistema finanziario in generale, attraverso l’applicazione di interessi e imposte bassissime per questo settore. Per fortuna almeno ha mantenuto una politica di aumento del salario minimo e le politiche volte ad eliminare la povertà estrema.
La questione però è che il tradimento non è stato della sola Dilma, ma di quasi tutti quelli che sono stati eletti. Quindi eliminare Dilma non significa che chi la sostituirà non sarà capace di fare altrettanto, se non peggio. Bisogna trovare un modo attraverso il quale le promesse fatte in campagna diventino legge e nel caso non vengano rispettate vanno trovati modi per penalizzare l´eletto. Senza nessun tipo di penalizzazione il popolo è obbligato ad aspettare altri quattro anni per poter cambiare, oppure accettare il fatto che cambiando un nome non si cambia effettivamente nulla, ma si continua a stare nelle mani di chi ha vinto. L´unico modo di obbligare il politico a mantenere le sue promesse è attraverso un Referendum per la Revoca, come abbiamo sopra accennato, che sia obbligatorio a metà mandato e anche una Legge di Responsabilità Politica, altra proposta umanista, che obblighi il politico a registrare le promesse fatte e dimettersi nel non le mantenga.

Il male trasparente

Il Brasile passa per un momento incredibilmente delicato; la crisi economica e politica stanno provocando un malessere crescente. Molte persone non ce la fanno più a resistere a tanta tensione e vogliono soluzioni rapide e a qualunque costo. Ci sono pazzi che sognano un intervento militare, colleghi che abbracciano la Polizia Militare e fanno selfies ridicoli. Sono quelli che vogliono  il pugno di ferro per imporre l´ordine. Questi non hanno idea di cosa bisognerebbe fare e di cosa non vorrebbero che fosse fatto, ma si tranquillizzano con l´idea di un regime autoritario (perché ingenuamente pensano che non ne verrebbero pregiudicati). Ma la maggioranza è composta da cinici che si indignano con la corruzione del PT, ma se ne infischiano della corruzione dei membri dell´opposizione. Quando scendono in piazza sono centinaia di migliaia in un paese di 200 milioni di abitanti, sono quel 10% più ricco. La parte preferita dei mezzi di comunicazione, consumatori con alto potere d’acquisto. Senza di loro i mezzi di comunicazione (programmi Tv , giornali e riviste) non possono guadagnare denaro. I cinici non vogliono un reale cambiamento, perché in realtà le cose gli vanno benissimo, ma vogliono appunto sentirsi garantiti e non minacciati da possibili cambiamenti. Non sono affatto vulnerabili dal punto di vista economico e dei diritti civili, ma ignorano o sono indifferenti alle situazioni di povertà e di ingiustizia sociale, perché pensano che non li riguardino fino a quando avranno abbastanza denaro.

Da molto tempo stiamo mettendo in guardia sul fatto che esiste una grande disorganizzazione nella società, specialmente nelle istituzioni che sono servite come riferimento nel secolo scorso. Il sistema di organizzazioni ormai è inutile. Le persone percepiscono le bugie dei politici, della pubblicità dei mezzi di comunicazione, persino il sistema Stato subisce duri colpi. È una crisi lunga. Potrebbe diventare un’opportunità per arrivare ad una Democrazia Diretta, con più poteri nelle mani del popolo, attraverso un referendum o consultazioni popolari vincolanti.

Ma niente cambia se i cambiamenti vengono sempre dagli stessi poteri, istituzioni, persone e organizzazioni che si arrogano la maggioranza delle decisioni. Questo è il caso dei salvatori della Patria, sotto forma di giudici che scavalcano le leggi per raggiungere il loro scopo, o della grande informazione corporativa che senza controlli avvelena i cuori e le menti del popolo. E quei militanti che tanto sudore e sangue hanno versato nel passato per far sì che la società progredisse, ora vogliono fermarsi a quelle conquiste invece di continuare a lottare e cercare nuove forme di lotta per superare l´attuale e insopportabile concentrazione di potere e ricchezze, un male trasparente che non si fa scrupoli a usare qualunque mezzo violento purché le cose non cambino.

Categorie: Internazionale, Opinioni, Politica, Sud America
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