Tanzania: elezioni irregolari, anzi ni!

05.11.2015 - Leopoldo Salmaso

Tanzania: elezioni irregolari, anzi ni!
(Foto di Team Dr.John P. Magufuli via facebook.com)

In tre articoli precedenti (http://www.pressenza.com/it/2015/10/elezioni-generali-in-tanzania-non-abbastanza-neo-liberista, http://www.pressenza.com/it/2015/10/tanzania-si-votava-meglio-quando-si-votava-peggio, http://www.pressenza.com/it/2015/10/elezioni-generali-in-tanzania-carpe-diem) ho cercato di gettare qualche sprazzo di luce sulla “internazionalmente certificata regolarità” delle elezioni in Tanzania, che viene da tutti segnalata come una delle nazioni più pacifiche, stabili e democratiche d’Africa.

Oggi si insedia il presidente neo-eletto della Repubblica Unita di Tanzania, John Pombe Magufuli, candidato del CCM (Partito della Rivoluzione) che governa il Paese dal 1961, anno dell’indipendenza dal protettorato inglese. Questo avviene con buona pace degli oppositori, che hanno comunque ottenuto la ripetizione delle votazioni nel piccolo arcipelago semiautonomo di Zanzibar (1,4 milioni di abitanti) “per gravi irregolarità”, e che pure avevano denunciato la medesima situazione nella parte continentale dell’Unione (ex Tanganyika, esteso tre volte l’Italia, con 51 milioni di abitanti).

 

Riporto ora il commento di un eminente uomo d’affari europeo, residente in Tanzania da cinquant’anni:

“The machine just goes on – La barca comunque va…

Ho la sensazione che non capiremo mai davvero come funzioni la mente di un Africano contemporaneo: noi tendiamo a guardare dal nostro punto di vista che è passato attraverso molti secoli di sviluppo, ma gli Africani hanno un piede ad Harvard e l’altro in uno stile di vita pressoché nomade, con le sue proprie regole.

Se immaginassimo di essere figli diretti di un nostro lontano antenato Irlandese o Italiano, pastore nato nel 1600… anche noi avremmo un piede nell’Europa del 1600 e uno nella cultura del 21mo secolo, tecnologicamente avanzata e democratica. E allora quali sarebbero le regole del gioco? Immagina di essere un pastore africano: possiedi tu le vacche o loro possiedono te? Nelle nostre società occidentali i cittadini (le vacche) possiedono i loro leader (almeno formalmente), ma in Africa non è forse il contrario?

Pensa: il Pastore CCM possiede il Gregge e, come ogni buon pastore, lo difenderà con la sua propria vita, non importa se le vacche cercano di scappare e andare nel territorio di un’altra tribù, al di là del fiume, dove l’erba è più verde… il padrone le riporterà indietro e le costringerà a stare dalla sua parte.

Ogni mezzo per riuscirci è certamente lecito nella sua mente!

E naturalmente egli mungerà le vacche fino all’ultima goccia, ogni giorno… e costruirà una nuova casa per sè e avrà altre mogli e altri figli che eviteranno l’estinzione del suo DNA vincente.

Egli potrà anche badare alla salute delle sue vacche, e per questo sarà un Pastore moderno (forse è questo il processo che noi stiamo percorrendo ora?)…

Insomma, sperare che chiunque, possedendo un gregge, accetti che il gregge se ne vada da un altro padrone è pura fantasia.

Come è pura fantasia dare al pastore un sacco di soldi e sperare che con quelli egli possa democratizzare le vacche e permettere loro di scegliersi il proprio padrone: egli semplicemente userà il denaro per consolidare il proprio stile di vita: più vacche e più mogli!

Opzioni per la stabilizzazione demografica? Per lo sviluppo? Io sto fermo nella mia idea, concepita quando incontrai il primo “operatore di aiuti” arrivato in Tanzania: che il solo modo per progredire è rafforzare, sostenere e finanziare le vacche, non i loro padroni!

Questo comporterebbe una qualche forma di liberazione per le vacche e una miglior distribuzione del benessere, con rallentamento della crescita demografica… la comunità internazionale ha fatto l’esatto contrario: ad ogni livello di governo, centrale e locale, ha finanziato i pastori!

Se la comunità internazionale avesse sorvolato il Paese e sparso in aria banconote perché chiunque le raccattasse… avremmo avuto più sviluppo, le vacche avrebbero maggior libertà di scelta e ci sarebbe miglior controllo demografico.

AVVERTENZA: quanto sopra non è materiale di conversazione con qualsiasi cittadino o politicante occidentale TV-dipendente… Lo sto confidando solo a te che sei un pensionato, come me.

Anche molti Africani sarebbero disgustati dai miei ragionamenti, così di solito me li tengo per me, ma spero che tu troverai un qualche interesse a leggere come, secondo alcuni, le cose potrebbero davvero cambiare: gettando banconote dagli aerei!”.

 

Categorie: Africa, Politica, Questioni internazionali
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