Elezioni presidenziali e legislative in Tanzania – Cronaca di Leopoldo Salmaso (prima parte)

In fila dalle 5 di stamattina, frotte di cittadini Tanzaniani pazienti, disciplinati, ma fino a ieri molto accalorati nel sostenere questo o quello fra gli otto partiti che si contendono l’elezione dei candidati alla Presidenza, al Parlamento, e a varie cariche periferiche per i prossimi 5 anni.

Da quando c’è il multipartitismo (1985) le elezioni si sono sempre svolte con grande partecipazione e sono sempre state accreditate fra le più regolari di tutto il terzo mondo dagli osservatori internazionali, UE in testa. Dalla mezzanotte tutti i bar restano chiusi fino a un’ora dopo la chiusura dei seggi. Tutti concordano che CHADEMA prevarrà nelle grandi città e fra i giovani, mentre il CCM resisterà nelle aree rurali e fra i meno giovani. Tutti sono convinti che, per la prima volta, l’esito sia davvero incerto, ma nessuno si sbilancia a fare previsioni.

Tutto bene, dunque? Sì, in apparenza. Ma se si scava appena un po’ emergono non pochi motivi di preoccupazione.

Al primo livello si evidenzia la pochezza del dibattito pre-elettorale, che va a braccetto con la generale “ingenuità” degli elettori. Questo è comunque un peccato veniale, se paragonato alla situazione italiana dove siamo tutti “professori di tuttologia” epperò trangugiamo quotidianamente le più grossolane falsità e blandizie dagli imbonitori di professione: politicanti e pennivendoli.

Al secondo livello si nota come l’intera campagna sia stata monopolizzata dal confronto fra il partito finora dominante (CCM) e la coalizione sfidante (CHADEMA) che punta al sorpasso: entrambi filo-occidentali. Il risultato netto è la scomparsa dai media del partito islamico “puro” (CUF), che bene o male finora aveva rappresentato istanze quantomeno diverse. Il CUF è decisamente moderato, tranne qualche frangia separatista nelle isole di Pemba e Zanzibar. I musulmani sono circa il 50% della popolazione, ma in prevalenza votano CCM.

Al terzo livello, completamente ignorato anche dai commentatori più caustici (pochi comunque), si deve prendere atto che il CCM, nato come partito dell’indipendenza e della rivendicazione dell’identità culturale tradotta nel Socialismo Africano di J.K. Nyerere, ha perso gran parte della sua identità, avendo aperto all’economia di mercato che da vent’anni dilaga su ogni fronte. Eppure questo non basta ancora agli USA del “democratico” Obama, che puntano decisamente su CHADEMA, e lo foraggiano lautamente, per affermare il più bieco neo-liberismo e, Dio non voglia, destabilizzare anche questa nazione che è proverbiale per la pacifica convivenza fra un caleidoscopio di etnie e religioni.

E noi Europei? Zitti, allineati e coperti, compresi i tedeschi che tennero questa ex-colonia per pochi decenni fino alla prima guerra mondiale, e gli inglesi che la tennero come protettorato fino al 1961 e che ancora oggi si illudono di contare qualcosa grazie al Commonwealth di cui la Tanzania fa parte, come quasi tutto il resto del mondo già sottomesso all’Impero Britannico… Poveri inglesi, che si sono fatti devastare la propria agricoltura e la propria industria dalla famelica finanza della City di Londra: mazziati e pure cornificati in casa propria! Da Blair e Clinton e in poi, vien quasi-quasi da rivalutare Thatcher e Reagan, che almeno sostenevano il neoliberismo a muso duro, ed erano e si professavano Conservatori (del Potere, ben s’intende).

Segue…