Nel corso dell’EireneFest Bergamo – libri sulla pace e la nonviolenza alla 67ª Fiera dei Librai di Bergamo, il 1° maggio 2026 è stato presentato l’edizione critica, curata da Sergio Tanzarella, ordinario di storia della Chiesa presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, del volume Lorenzo Milani, Abbasso tutte le guerre. Lettera ai giudici. Lettera ai cappellani militari, Il Pozzo di Giacobbe, 2025. Ha dialogato con l’autore Battista Villa, coordinatore del Punto pace Pax Christi di Bergamo.
Il 12 febbraio del 1965 i cappellani militari in congedo della Toscana pubblicano su “La Nazione” di Firenze un comunicato nel quale «considerano un insulto alla Patria e ai suoi caduti la cosiddetta “obiezione di coscienza” che, estranea al comandamento cristiano dell’amore, è espressione di viltà». Don Milani, con i suoi ragazzi della scuola di Barbiana, rispondono così: «Avete insultato dei cittadini che noi e molti altri ammiriamo» usando, «con estrema leggerezza e senza chiarirne la portata, vocaboli che sono più grandi di voi». Piovono da ogni parte lettere anonime di ingiurie e di minacce a don Lorenzo. Denunciato da un gruppo di ex combattenti per incitamento alla diserzione e vilipendio delle forze armate, Milani è rinviato a giudizio con Luca Pavolini, vicedirettore della rivista “Rinascita” che aveva pubblicato la Lettera ai cappellani. Non va al processo perché gravemente malato di linfoma, ma durante l’estate del 1965 prepara e invia una memoria difensiva – la Lettera ai giudici – in cui indica la necessità di disobbedire alle leggi ingiuste e battersi per cambiarle obbedendo solo alla propria coscienza. L’epilogo della vicenda è noto: don Milani viene assolto in primo grado, il pm ricorre in appello e chiede 4 anni per il prete. Nell’ottobre 1967 Pavolini viene condannato, il reato di Milani invece è «estinto per morte del reo» avvenuta a giugno dello stesso anno. Tuttavia, le carte del processo sono tra le “fonti meno conosciute e citate da parte di coloro che celebrano Milani senza Milani.”
Tanzarella, che si era occupato dell’intero epistolario milaniano per l’Opera Omnia (Mondadori, 2017), ha voluto dedicarsi in particolare a queste due Lettere per la loro estrema attualità: sono lettere, scrive, “che fanno paura perché scardinano tutta la retorica militaresca e celebrativa della nostra storia nazionale”. Non solo, allora come oggi risultano scomode e per questo subiscono una sorta di rimozione dalla produzione milaniana.
Nel libro si ricostruisce così il contesto storico-politico, la genesi delle lettere, il loro impatto pubblico, inoltre si può comprendere la complessa e impegnativa preparazione della Lettera ai giudici. Grazie alla ricerca sulle fonti, che Tanzarella richiama nel libro assieme alla corrispondenza che intercorre nel tempo intercorso tra le due lettere (da febbraio ad ottobre 1965), sappiamo della rete di solidarietà e di consulenza che si attiva attorno a don Milani, il quale si era rivolto al giurista Arturo Carlo Jemolo, ad Aldo Capitini e a Giorgio Peyrot della Tavola Valdese per comporre e organizzare le strategie difensiva che avrà poi come risultato la Lettera ai giudici.
Come per Esperienze pastorali, anche se in tempi più stretti, il lavoro di perfezionamento (il “metodo Milani”) è un continuo rimando ai lettori per migliorare il testo, documentatissimo ma accessibile (primato della comunicazione), perché i veri destinatari della lettera non sono i giudici ma tutti i cittadini.
È in questa luce che per Milani anche la storia nazionale deve essere riscritta. Non è più possibile arroccarsi nelle celebrazioni di caduti e di vittorie, accettare l’ideologia della retorica militaresca – che si rinnova anche in ambienti ecclesiali (la Militia Christi, le preghiere dell’alpino e del bersagliere o il culto e le simbologie del Milite Ignoto) – e la propaganda sempre più pervasiva dei valori bellicisti nei luoghi della formazione (vedi l’Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole e università). Nel presente di guerra in cui si ipotizza di ripristinare il servizio militare, questi due testi di don Lorenzo Milani, datati 1965, assumono rinnovata attualità e forza persuasiva: “Abbasso tutte le guerre”.











