Piazza dei Martiri teatro di una straordinaria manifestazione di solidarietà e lotta, si trasforma in simbolo di Resistenza
Si è concluso con un lungo applauso e al grido corale di “Donna, Vita, Libertà. Iran libero” l’abbraccio di solidarietà del popolo napoletano all’Iran.
Mani che stringono altre mani hanno formato un’enorme catena umana che ha avvolto la piazza in un abbraccio, gesto simbolico potente: non solo una protesta, ma una rete di speranza che travalica i confini, unisce le voci di chi non si arrende alla violenza e all’oppressione.
Ogni mano di quella catena ha rappresentato non solo la solidarietà di Napoli, ma anche l’eco delle grida di dolore di chi, in Iran, sta sfidando il regime con il proprio corpo e con la propria vita, in nome della libertà, della dignità della persona e dei diritti umani.
Domenica mattina, 18 gennaio, centinaia di persone hanno risposto all’appello lanciato da Antinoo Arcigay Napoli e sostenuto da numerose associazioni: l’Associazione Radicale Napoli “Ernesto Rossi”, l’ANPI Collinare “Aedo Violante”, il Presidio Permanente di Pace Napoli, la Comunità iraniana di Napoli, la Rete degli studenti iraniani di Napoli.
Si sono radunate in un Presidio per esprimere solidarietà alle donne e al popolo iraniano, perché – come ha dichiarato Antonello Sannino, presidente di Antinoo –
“Napoli non dimentica la propria storia e non volta le spalle a chi oggi combatte la battaglia contro la tirannia”.
La bellissima Piazza dei Martiri, gremita e attraversata da bandiere, non è stata scelta a caso: luogo emblematico, simbolo di lotta e resistenza, conserva la memoria del dolore e dei sacrifici di chi ha combattuto per la libertà. Ogni pietra racconta una storia di coraggio e determinazione.
Qui si onorano i caduti della rivoluzione della Repubblica Partenopea, le donne della rivoluzione – come Eleonora Pimentel Fonseca – che sfidarono la monarchia borbonica pagando con la vita.
Qui si ricordano i martiri delle Quattro Giornate di Napoli, che liberarono la città dalla tirannia nazifascista.
Questa piazza ha voluto esprimere la propria vicinanza al popolo iraniano, lanciando un messaggio chiaro: Donna, Vita, Libertà.
La catena umana che ha stretto la piazza ha reso visibile un movimento che combatte per i diritti fondamentali, in particolare per quelli delle donne iraniane, protagoniste di una lotta quotidiana per la propria libertà.
Non è solo una causa iraniana, ma una battaglia che riguarda ogni donna, oltre ogni confine. Ancora una volta, Napoli, città aperta, diventa simbolo di resistenza e di lotta.
Alle spalle del presidio svetta l’imponente Colonna dei Martiri, sormontata da una statua alata che simboleggia la “virtù dei martiri”, e alla base quattro leoni che rappresentano i martiri napoletani di diverse epoche storiche.
Simbolo di resistenza, forza e libertà, nella cultura persiana il leone (Shir) rappresenta il coraggio, la fierezza, la giustizia e la nobiltà: la forza che si oppone al Male. Spesso accostato al sole, simbolo di luce, saggezza e regalità, per secoli è stato l’emblema nazionale dell’Iran.
Il leone diventa così il simbolo del “leone persiano”, dell’Iran libero che si risveglia nella lotta globale per la giustizia e la libertà.
“Questi leoni non celebrano la vittoria dei forti, ma la dignità di chi resiste e ha resistito anche quando la sconfitta sembrava inevitabile”, ha detto Rosita, della Comunità iraniana di Napoli.
“Il leone morente del 1799, quello sconfitto del 1820, il leone ferito del 1848 e quello in piedi del 1860: quattro posture diverse di un unico gesto, quello di non accettare il silenzio imposto. Napoli sa qual è il prezzo della libertà, perché lo ha pagato più volte. Il martirio non può essere culto della morte, ma la coraggiosa scelta di non vivere nell’ingiustizia”.
Con la voce rotta dal pianto, Rosita ha poi raccontato il dolore e i martiri del suo popolo:
“A cui è stato tolto il diritto di parola, sottratto il corpo, rubata la possibilità di raccontarsi. Oggi diamo voce a chi è imbavagliato, esprimiamo il coraggio di uomini e donne che hanno scelto di non piegarsi”.
“La catena non è un gesto simbolico vuoto, ma una dichiarazione di responsabilità. Ogni mano che stringe un’altra mano è un anello, e ogni anello conta: una catena può spezzarsi se anche uno solo sceglie di sottrarsi. La libertà non è solo nazionale, i diritti non hanno confini e la sofferenza di un popolo riguarda l’intera umanità. Napoli, che tante volte ha saputo rialzarsi, sa da che parte stare”.
Da settimane la ribellione contro la leadership religiosa iraniana è sempre più drammatica, a causa della violenta repressione del regime che risponde con arresti di massa e brutalità sulla popolazione. Si stimano oltre 24.000 arresti e, secondo fonti interne e rapporti medici, tra 12.000 e 16.000 vittime, tra cui circa 500 membri delle forze di sicurezza, sebbene i dati siano difficili da verificare a causa dell’assenza di informazioni ufficiali.
Organizzazioni internazionali per i diritti umani documentano torture, abusi e arresti di minorenni.
“La Repubblica Islamica utilizza armi chimiche contro il proprio popolo, che sta pagando con la vita”, ha dichiarato Sara, rappresentante degli studenti iraniani di Napoli.
Da settimane il governo ha imposto un quasi totale blackout di internet e delle telecomunicazioni, isolando il Paese “per impedire che le immagini facciano il giro del mondo”.
“Ma le donne e i giovani, sfidando la violenta teocrazia degli Ayatollah e la sua repressione soffocata nel sangue, resistono pagando con la vita la conquista della libertà”, ha aggiunto Sannino.
“Ci aspettiamo risposte dalle istituzioni locali, nazionali e internazionali, a partire dalla sospensione di ogni rapporto economico e diplomatico con l’Iran. È un muro di silenzio che va abbattuto”, ha concluso.
“Da 47 anni il popolo iraniano resiste e lotta contro l’oppressione”, ha ricordato Sara.
Migliaia di persone disarmate sono state uccise dalla brutale repressione del regime. Ma in Iran esiste un movimento nazionale con una leadership riconosciuta, quella del Principe Reza Pahlavi, che potrebbe guidare una transizione verso la libertà”.
Sara ha lanciato un appello alla Repubblica Italiana per un sostegno concreto: stabilire contatti con il Principe in coordinamento con i Paesi dell’Unione Europea, schierarsi con il popolo iraniano e condannare la repressione attraverso l’espulsione dell’ambasciatore iraniano dal territorio italiano.
ONU, UE e ONG hanno espresso la loro condanna. In tutto il mondo si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà. Negli Stati Uniti si ipotizzano possibili interventi, ma la tensione globale resta altissima: eventuali azioni militari potrebbero innescare un conflitto più ampio, vista la minaccia di gravi conseguenze contro chi colpisse le autorità iraniane.
Ma il movimento non si arresta.
“Donna, Vita, Libertà” ha superato ogni barriera linguistica e culturale. Le donne iraniane, protagoniste di questa resistenza, con il loro coraggio sfidano il regime.
Dopo la morte di Mahsa Amini, giovane curdo-iraniana di 22 anni, arrestata a Teheran nel settembre 2022 dalla polizia morale per una presunta violazione delle leggi sull’hijab, il velo, e morta tre giorni dopo a causa dei maltrattamenti subiti in custodia, si è scatenata una vasta ondata di proteste in Iran e nel mondo contro la repressione e per i diritti delle donne, sotto il grido “Donna, Vita, Libertà”.
Un grido di speranza, un’onda di cambiamento che non si arresta.
Il popolo iraniano non è solo.
“Donna, Vita, Libertà”, scandito con forza in Piazza dei Martiri, nel lungo abbraccio ideale di Napoli, è diventato un mantra: una voce che oggi rimbomba in ogni angolo del mondo.










