Proposta di adesione al digiuno di solidarietà con i migranti e rifugiati perseguitati sulla Rotta balcanica

29.01.2021 - Davide Bertok

Proposta di adesione al digiuno di solidarietà con i migranti e rifugiati perseguitati sulla Rotta balcanica

Al Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando
Al Portavoce della Consulta Comunale Pace e Diritti Umani, Francesco Lo Cascio
Al Presidente del Centro per lo Sviluppo Creativo, Amico Dolci

30 gennaio 1956 – “È vietato digiunare in spiaggia”
a San Cataldo, a mille persone guidate da Danilo Dolci

Proposta di adesione al digiuno di solidarietà con i migranti e rifugiati perseguitati sulla Rotta balcanica, dopo il giudizio d’illegittimità pronunciato dal Tribunale di Roma, sulle “riammissioni” verso la Slovenia dei richiedenti asilo e le violazioni dei diritti umani in Croazia

Egregi,

quale parte del Comitato pace convivenza e solidarietà di Trieste dedicato all’italo-sloveno Danilo Dolci, e della Rete DASI Diritti Accoglienza Solidarietà Internazionale del Friuli Venezia Giulia, ho l’onore di avanzare la proposta in oggetto, in continuità con la collaborazione aperta per la 2a Marcia mondiale per la Nonviolenza, le Ambasciate di Pace e “Mediterraneo Mar de Paz”.

Avanziamo la proposta d’iniziativa nel ricordo del digiuno nonviolento, realizzato  con Danilo dai lavoratori vittime della pesca abusiva, cui fece seguito lo “sciopero alla rovescia”, preceduto nel 1952 dallo sciopero della fame sul letto del bimbo Benedetto Barretta morto di stenti a Trappeto.

Lo Stato Italiano è stato di recente condannato dal Tribunale di Roma, che ha giudicato illegittime le cosiddette “riammissioni” verso la Slovenia dei richiedenti asilo realizzate dal Ministero per l’Interno, anche a causa delle violazioni dei Diritti Umani che gli stessi subiscono al passaggio dalla Slovenia alla Croazia, per venire poi “sbattuti” nuovamente in Bosnia. A rischio della vita, nel viaggio di andata e ritorno, in quello che i migranti definiscono il “game”.

Ecco un articolo di Avvenire che descrive la sentenza e quanto accade ai nostri confini https://www.avvenire.it/attualita/pagine/respingimenti-a-catena-prima-condanna-per-l-italia

 

Il provvedimento della Corte stigmatizza quale insussistente l’accordo bilaterale Roma / Lubiana alla base dei respingimenti, siglato nel 1996 in pieno conflitto jugoslavo, mai ratificato dal Parlamento.

Da tempo le organizzazioni della Società Civile Friulgiuliana lavorano per arginare questi fenomeni, e poco prima della sentenza romana hanno deciso di ricorrere al digiuno nonviolento per allertare le coscienze nel nostro Paese. Ecco qui l’appello di Rete regionale DASI

Rete Diritti Accoglienza Solidarietà Internazionale FVG
#rottabalcanica #norespingimenti
Tutte le vite valgono!

In Bosnia migliaia di migranti, in cammino lungo la Rotta balcanica, rischiano di morire per stenti e assideramento mentrevengono respinti aidiversi confini

In questo rigido inverno, nel mezzo di una drammatica pandemia che colpisce soprattutto i più poveri e deboli, si consuma, a poche centinaia di chilometri dal confine orientale italiano, l’ennesimo fallimento della politica che dovrebbe tutelare la vita di ogni essere umano. Da settimane, nell’area di Bihać, in Bosnia, dopo la chiusura e l’incendio della tendopoli di Lipa, migliaia di giovani afghani, iracheni, pachistani, siriani, africani, da anni bloccati lungo la Rotta balcanica, vagano nei boschi e nelle campagne, rischiando la morte per stenti e assideramento. Nel rimpallo delle responsabilità tra il governo centrale della Bosnia e quello cantonale, nessuna soluzione è stata ancora individuata. I migranti abbandonati di Lipa si aggiungono alle migliaia diuomini e donne precariamente sistemati nei diversi campi della Bosnia nord occidentale, dove è in atto un’ emergenza umanitaria.

Denunciamo le responsabilità dell’Europa e del nostro Paese nell’attuazione dei respingimenti a catena, chiamati “riammissioni informali”, messi in atto da Italia, Slovenia e Croazia nei confronti dei migranti. Si tratta di dispositivi illegittimi, attivati dalle polizie di frontiera, finalizzati a ricondurre in Bosnia uomini, donne e minori che aspirano a una protezione umanitaria, dopo aver tentato, a volte per anni, di attraversare i Balcani. Questi migranti, spesso rappresentati come possibili propagatori del Covid-19, sono deliberatamente esclusi dall’Europa, che stanzia cospicui finanziamenti (quasi 100 milioni di euro) per tenerli fuori dai propri confini anziché attuare, nei loro confronti, politiche di accoglienza, integrazione e tutela sanitaria.

Di fronte a tale situazione, oltre alla raccolta di fondi per interventi umanitari, sentiamo il bisogno di un coinvolgimento più profondo nelle vicende che riguardanomigliaia di persone bloccate lungo la Rotta balcanica.

Rifacendoci ai principi ispiratoridell’azione politica nonviolenta
da domenica 17 gennaiodaremo inizio a uno sciopero della fame
alternandoci nel digiuno di una giornata per:

  • chiedere a tutti i Governi dell’Unione Europea e in primis al Governo italiano diporre immediatamente fine ai respingimenti tra Italia, Slovenia e Croazia, a causa dei quali migliaia di persone vengono rigettate in Bosnia, dopo aver subito violenze e vessazioni ampiamente documentate, in aperta violazione delle leggi europee e della Costituzione della nostra Repubblica che tutelano il diritto d’asilo;
  • attuare un piano di ricollocamento tra tutti i Paesi UE dei rifugiati bloccati in Bosnia che permetta una effettiva protezione e alleggerisca la Bosnia, Paese con risorse limitate ed ancora diviso al proprio interno, delle responsabilità che la UE non vuole assumersi;
  • aiutare la Bosnia a realizzare un progressivo programma di accoglienza e protezione dei rifugiati adeguato alle sue possibilità, escludendo la creazione, finora invece favorita, dei campi di confinamento nei quali isolare i rifugiati in condizioni indegne.

Il digiuno coinvolgerà ogni giorno donne e uomini che da diverse località si alterneranno nell’arco delle settimane. Ci auguriamo che lo sciopero, avviato in Friuli Venezia Giulia, possa essere condiviso da persone,associazioni, movimenti, che in Italia sono impegnati nella difesa dei diritti umani nell’area balcanica e ovunque in Italia e nel mondo.

Per partecipare al digiuno inviate la vostra adesione a: retedirittifvg@gmail.com

 

indicando il Comune di residenza, la professione o il ruolo sociale/istituzionale,allegando una vostra foto con cartello e scritta #rottabalcanica #norespingimenti o un video di max 30 secondi in cui esporre il motivodella vostra partecipazione. I materiali raccolti verranno pubblicati sul sito e le pagine FB della Rete DASI FVG.

Rete DASI FVG: http://sconfini.net/ 

 

Si è deciso così di avanzare la proposta di adesione in altre parti d’Italia.
Ecco ad esempio quanto è iniziato in questi giorni a Firenze

https://fb.me/e/WK8XnHrk

Palermo e la Sicilia conoscono molto bene queste tragedie, e le stanno da tempo fronteggiando raccogliendo un’ormai vasta solidarietà, anche a livello internazionale. Non così al Confine orientale, dove la realtà di quanto accade da tempo sottotraccia, comincia appena ora ad esser conosciuta.

Per questo abbiamo pensato di avanzare la proposta in oggetto alla vigilia di una data significativa, il 30 gennaio del digiuno in spiaggia che diede notorietà alla lotta sociale nella Sicilia occidentale, e con lo “sciopero alla rovescia” segnò una sorta d’inizio della lotta nonviolenta alla mafia. Oltre a regalarci l’arringa di Calamandrei sull’articolo 4 della Costituzione.

Nella convinzione che produrre sinergia fra le affini lotte di Liberazione Mediterranea e Balcanica possa fare un gran bene a tutti i Paesi interessati ed avendo nozione di ulteriori iniziative – a protagonismo femminile – in corso di preparazione, coglgo l’occasione per formularVi i più sentiti saluti.

Alessandro Capuzzo

Categorie: Comunicati Stampa, Diritti Umani, Europa, Migranti, Nonviolenza, Questioni internazionali
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