La guerra mediatica e psicologica contro i blocchi in Bolivia

12.08.2020 - La Paz, Bolivia - Verónica Zapata

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Francese

La guerra mediatica e psicologica contro i blocchi in Bolivia
Una delle tante operazioni di arresti di massa contro i partecipanti dello sciopero nazionale in difesa della vita e della democrazia (Immagine di Radio Kawsachun Coca)

Lunedi 3 agosto è iniziato lo sciopero ad oltranza con blocchi in Bolivia e contestualmente, si è scatenata una guerra mediatica, come per il golpe del 2019. La TV, i quotidiani e le reti sociali pubbliche e private, al servizio del golpe, si dedicano a delegittimare e a boicottare i blocchi, così come a demonizzare i dirigenti, i candidati del M.A.S e il presidente Evo Morales.

Si manipola psicologicamente un settore della società per fronteggiare coloro che lottano per il diritto di vivere in un sistema democratico, di votare e scegliere liberamente i governanti, il diritto alla salute, all’educazione e al lavoro. I mezzi di comunicazione agiscono come operatori politici, ma si presentano come “indipendenti” e “neutrali”. Realizzano “matrici di false opinioni” per delegittimare coloro che resistono al golpe. Qui di seguito, illustro le menzogne portate avanti dai media:

1 I blocchi sono opera del M.A.S (Movimento al Socialismo, partito al potere con Evo Morales NdT): Lo sciopero ad oltranza è parte della lotta del popolo boliviano, non del M.A.S, questa lotta va oltre il M.A.S stesso. C’è appoggio di tutto il popolo boliviano nel suo insieme. Felipe Quispe, detto el Mallku,(ex dirigente indigeno ed ex deputato del Movimento Indigeno Pachacuti, NdT) critico nei confronti del M.A.S per esempio, è un dirigente che partecipa ai blocchi.

2 Le organizzazioni sociali rifiutano la data elettorale per capriccio: Si rifiuta perché la decisione è stata presa unilateralmente dal Tribunale Supremo Eletorale (T.S.E), in modo incostituzionale e contrario alla legge, tramite una risoluzione che se ne infischia delle leggi N°1297 e N°1304 che indicono le elezioni, senza prendere in considerazione la costituzione politica dello Stato (C.P.E) e dell’assemblea legislativa. La legge N°1297 per il Rinvio delle Elezioni Generali, dice che le elezioni si possono indire in un arco di tempo di 127 giorni a partire dal 3 maggio, ovvero fino al 6 settembre come aveva suggerito il TSE. La legge n°1304 (Legge di modifica della Legge 1297) modifica solo l’articolo 2 della legge 1297.

Una risoluzione non può infischiarsene di una legge, e quindi la convocazione delle elezioni per il 18 ottobre sarebbe un atto nullo, che in futuro, Anez potrebbe non riconoscere. Per questo motivo, i candidati del M.A.S, hanno posto, come condizione per un accordo su una nuova data elettorale, che essa venga fissata per legge e non tramite risoluzione, al fine di rientrare nello schema giuridico costituzionale e che abbia valore legale.

Salvador Romero, presidente del T.S.E, è a conoscenza di ciò. Quindi, a che gioco sta giocando? Lo stesso Romero appare nei documenti di Wikileaks che mostrano il suo legame con il Dipartimento di Stato Nordamericano e con l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo internazionale USAID. Attraverso la USAID, la CIA canalizza fondi per operazioni politiche contro i governi e i leader non allineati agli Stati Uniti.

Le elezioni dovevano aver luogo il 22 gennaio, allo scadere del mandato di Evo Morales, sono state rinviate al 3 maggio, poi al 2 agosto e ancora al 6 settembre con la scusa che il picco del contagio della pandemia avrebbe coinciso proprio con questa data. Si è deciso per il 18 ottobre e si comincia a parlare di un picco di contagio proprio per ottobre e novembre.

3 La gente sta morendo per la mancanza di ossigeno che non arriva a causa dei blocchi: Prima dei blocchi la Bolivia soffriva di penuria di ossigeno e la gente moriva per strada, come mostrato in diversi media internazionali. Non è vero che le cisterne con ossigeno sarebbero ferme ai blocchi. Si possono osservare dei video dai posti di blocco che mostrano come vengano lasciate passare le ambulanze, le cisterne di ossigeno e tutti i mezzi che riguardano la salute, come è stato stabilito dal sindacato (C.O.B). Sono state pubblicate foto con neonati, con il falso messaggio che starebbero morendo per mancanza di ossigeno. Anez, solamente lo scorso 31 luglio, ha iniziato le pratiche per importare ossigeno medico dall’Uruguay e dagli Stati Uniti a causa della notevole domanda.

4 Il M.A.S e/o chi opera i blocchi, vuole fomentare il contagio di Covid-19: Questa accusa è mossa dallo stesso governo de facto che non ha rifornito gli ospedali di personale e materiali durante la quarantena. A causa di ciò, in Bolivia il sistema sanitario nazionale (tanto quello pubblico quanto quello privato) i forni crematori, i cimiteri, i laboratori sono arrivati al collasso, sono stati acquistati respiratori con sovrapprezzo, è stato impedito l’ingresso a medici cubani e bloccato l’importazione della medicina cubana Interferone alfa 2b. La Bolivia occupa il settimo posto nel mondo per morti per Covid-19 con una percentuale di morti del 24,7% ogni 100.000 abitanti, secondo l’Università John Hopkins. Contiamo 298 morti per milione di abitanti, l’Argentina 100, anche se l’Argentina ha il quadruplo degli abitanti della Bolivia. Attualmente i gruppi di paramilitari girano nelle città colpendo chi blocca le strade, dimenticandosi della pandemia.

5 Demonizzazione dei dirigenti indigeni: Vengono accusati di essere “terroristi”, “narcotrafficanti”, “sediziosi”, “violenti”, che vogliono “provocare morti”etc. Circolano audio falsi di Andronico Rodriguez che incita alla violenza, e pure foto manipolate. La stessa cosa accade con Leonardo Loza e ad altri. Orlando Gutierrez del F.S.T.M.B (sindacato minatori NdT), viene definito “minatore travestito”.

6 Nei blocchi hanno esplosivi e armi: Il giornalista spagnolo Estrambasaguas della destra fascista spagnola, ha sostenuto in rete che “chi partecipa ai blocchi è in possesso di esplosivi”. Si è diffuso la voce tramite tweet di account fantasma, come sostiene lo spagnolo Julian Masias Tovar, specialista in social media, account creati di recente o durante il colpo di stato del 2019 con 8 numeri nel nome e geolocalizzati in altri paesi.

7 I camion bloccati vengono assaliti e saccheggiati: Javier Robles, autotrasportatore di pollo, ha messo in rete un video in cui si mostra come sia stato fermato in un blocco senza essere saccheggiato. Anzi ha venduto il pollo alla comunità per non doverlo buttare.

8 Feroce campagna contro Evo Morales: Sono state diffuse in modo virale online foto dell’ex presidente accompagnato da una donna, con video e audio montati per ravvivare le accuse secondo le quali avrebbe un “harem di donne”, uscirebbe con ragazzine e parteciperebbe a orge. Viene accusato di esser maschilista, autoritario, patriarca etc. D’altro canto lo accusano anche di vivere una vita da sceicco arabo in Argentina. Pubblicano foto di yatch, palazzi, auto di lusso e ville, affermando che si tratta di beni dell’ex presidente. (Estrambasaguas ha diffuso in rete foto di yatch lussuosi attribuendoli a Morales).

Queste accuse legate alla quastione di genere, hanno avuto inizio con la fake news del “caso Zapata”, inventando l’esistenza di un figlio di Morales che ha innescato il fallimento del referendum del 2016, punta di lancia del golpe del 2019.

Carmen E. Gonzales, senatrice golpista di Pando si vanta su Twitter di lottare contro la “dittatura” di Morales. Il 7 agosto 2020 ha scritto: “Mi dicono che ci sono foto pedopornografiche del narcotrafficante @evoespueblo. Mandatele qui, che il mondo sappia di questo socialista delinquente”. Inoltre, Gabina Condori Nina, una sedicente “leader indigena”, ha accusato di stupro l’ex presidente durante il golpe del 2019, per poi essere nominata viceministro dell’istruzione di Anez.

Questa strategia cavalca l’onda femminista in auge in questo momento, e si ripresenta costantemente con leader, dirigenti, giornalisti e presidenti popolari che non si allineano alla politica degli USA. Un caso emblematico è quello di Julian Assange, accusato di stupro dopo le rivelazioni di documenti della CIA.

Non manca la campagna mediatica con riferimenti razzisti, dovuti alle origini indigene per cui viene chiamato “Cacique”(capo NdT), ma con la sua gestione, le donne, soprattutto indigene, sono entrate in maniera massiccia nella politica partecipando alla ridistribuzione della ricchezza, per la prima volta nella storia della Bolivia. Il 53%del parlamento boliviano è composto da donne, la seconda percentuale più alta al mondo.

Questa campagna è sostenuta da un settore del femminismo finanziato da ONG legate agli USA. In questa fase sono emerse in appoggio alla campagna anche delle progressiste deviate o del femminismo bianco, alcune delle quali hanno messo in dubbio il golpe del 2019, anche quando hanno incitato a picchiare le donne indigene.

Traduzione dallo spagnolo a cura di Maria Vittoria Morano. Revisione di Silvia Nocera

Categorie: Cultura e Media, Genere e femminismi, Politica, Popoli originari, Sud America
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