Bolivia e Honduras: la storia si ripete

31.08.2020 - La Paz, Bolivia - Verónica Zapata

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Bolivia e Honduras: la storia si ripete

Il Tribunale Supremo Elettorale (T.S.E.) ha rinviato per la terza volta la data delle elezioni in Bolivia dal 6 settembre al 18 ottobre con la scusa della pandemia. Questo ha fatto perdere la pazienza al popolo boliviano che, da lunedì 3 agosto, ha bloccato 150 punti del paese in segno di protesta.

Le richieste vanno oltre la questione elettorale, chiedendo l’accesso al diritto alla salute, all’istruzione e al lavoro. Inoltre, i manifestanti hanno cominciato a chiedere le dimissioni della presidente ad interim Jeanine Áñez.

I mass media riferiscono che le organizzazioni sociali che hanno indetto le proteste respingono il rinvio delle elezioni per capriccio, ma le organizzazioni che hanno chiesto lo sciopero sostengono che lo rifiutano non solo perché questi continui rinvii sono considerati una presa in giro, ma anche perché la decisione è stata presa dal T.S.E. unilateralmente, incostituzionalmente e illegalmente, attraverso una risoluzione che va contro le leggi n. 1297 e 1304, che convocano le elezioni e in violazione della Costituzione e dell’Assemblea Legislativa.

La legge n. 1297 sul rinvio delle elezioni generali fa riferimento al fatto che le elezioni sono da tenere entro un periodo massimo di 127 giorni, da calcolare a partire dal 3 maggio, e cioè entro il 6 settembre.

Una delibera non può prevalere su una legge, quindi l’elezione del 18 ottobre sarebbe un atto nullo, che Áñez potrebbe non riconoscere. Per questo motivo, Luis Arce, candidato MAS (partito boliviano si sinistra, di cui fa parte Evo Morales, n.d.T), chiede che l’accordo su una nuova data elettorale venga stabilito con una legge e non con una delibera, per rientrare nel quadro giuridico costituzionale e avere validità giuridica.

Chi è Salvador Romero?

Salvador Romero, presidente del Tribunale Supremo Elettorale (T.S.E.), ne è consapevole. Qual è, allora, il suo gioco? Le rivelazioni di WikiLeaks dimostrano il suo legame con il Dipartimento di Stato americano e l’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale degli Stati Uniti, nota con il suo acronimo: USAID. Attraverso USAID, la Central Intelligence Agency (CIA) convoglia fondi per le operazioni politiche contro i governi non allineati con gli USA. Del resto, le intercettazioni rivelano che Salvador Romero era un informatore dell’ex ambasciatore statunitense Philip Goldberg (2006-2008), espulso dalla Bolivia da Evo Morales con l’accusa di cospirazione contro il governo.

USAID ha finanziato i “discorsi” di Salvador Romero contro Evo Morales in passato. Dov’è la sua presunta neutralità politica? D’altra parte, gli stretti legami con Carlos Mesa, il candidato alla presidenza della Comunidad Ciudadana (C.C.), sono esposti nelle foto che circolano nei social network. Nel 2003 Salvador Romero è stato nominato presidente del Tribunale elettorale (CNE) da Carlos Mesa, che quell’anno era presidente della Bolivia. Evo Morales aveva denunciato che questo corpo elettorale era un organismo gestito dagli Stati Uniti.

Romero in Honduras

Un fatto rivelatore per comprendere il contesto attuale della Bolivia è la partecipazione di Salvador Romero alla persecuzione e all’allontanamento[1] dell’ex presidente Manuel Zelaya in Honduras e alla legittimazione delle successive frodi. Romero è stato inviato dagli Stati Uniti in Honduras dopo il colpo di stato ed è stato nominato direttore del National Democratic Institute (NDI) tra il 2011 e il 2014.

Cos’è la NDI? Il National Democratic Institute è un canale di finanziamento che sostiene i gruppi che si oppongono al processo di cambiamento, ma si definisce un’organizzazione “politica non governativa” degli Stati Uniti. È stato creato nel 1983 come parte del programma “National Support for Democracy” del Congresso degli Stati Uniti ed è finanziato da USAID.

Da quando Salvador Romero è arrivato in Honduras, la destra ha sempre vinto le elezioni, grazie ai brogli sostenuti da USA e NDI, finanziata dal National Endowment for Democracy (NED) che è sostenuto da USAID.

Il NED è un altro canale di finanziamento di progetti e gruppi per realizzare colpi di stato. Tra le sue azioni c’è l’uso dei giovani per provocare destabilizzazione, non a caso i gruppi paramilitari in Bolivia sono composti da giovani studenti universitari. Ha finanziato i partiti politici e le ONG che si oppongono ai presidenti popolari.

NED, USAID, NDI, ecc. sono sigle diverse che servono allo lo stesso scopo: imporre gli interessi degli Stati Uniti nei paesi che non si allineano con i loro disegni.

La Bolivia e il cammino dell’Honduras: colpo di Stato, destituzione del presidente e frode

Il colpo di stato in Honduras è stato la punta di diamante di un progetto regionale per riconquistare i paesi che gli Stati Uniti considerano il loro “cortile di casa” (Dottrina Monroe), l’intera area dal confine con il Messico in giù. Da lì si sono susseguiti vari colpi di stato “morbidi”, in Paraguay contro Fernando Lugo, in Brasile contro Dilma Rouseff. Ci hanno provato anche in Venezuela, ma non ci sono riusciti per la lealtà delle Forze Armate e per l’impegno militante di un popolo con una coscienza ideologica politica. Poi i piani per la Bolivia sono stati accelerati e sono andati avanti, perché c’erano le condizioni interne adatte per farlo.

A livello regionale, la Bolivia era sola, con l’UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane) disattivata, circondata da paesi allineati con gli Stati Uniti e in un contesto di caduta libera degli Stati Uniti come potenza economica mondiale, con l’ascesa di Russia e Cina. Per questo motivo, gli Stati Uniti devono riassicurarsi le risorse naturali della Bolivia, il cui oro e argento hanno reso ricco l’intero continente europeo con la conquista delle Americhe.

Attualmente la Bolivia possiede il 60% delle riserve mondiali di litio e chi le controlla acquista potere a livello regionale, anzi globale. In questo paese i colpi di Stato “soft” o istituzionali non funzionano, a causa dell’idiosincrasia del popolo boliviano, di un’assemblea legislativa controllata dal M.A.S. e di un potere giudiziario eletto dalle urne, per cui è stato necessario un colpo di Stato violento.

Il futuro della Bolivia appare segnato da quello dell’Honduras: colpo di Stato, destituzione del presidente e frode. Il colpo di Stato in Honduras contro Manuel Zelaya è avvenuto nel 2009, seguito dal suo allontanamento e dall’imposizione del presidente di fatto Roberto Micheletti. Le prime elezioni si sono svolte un anno dopo e si è insediato il presidente “democratico” Porfirio Lobo (2010-2014), seguito da Orlando Hernandez (2014-2018) che si ripresenta per la rielezione e assume un secondo mandato nel 2018. In tutte queste elezioni c’è stata frode senza dissimulazione, con il sostegno dell’OSA (Organizzazione degli Stati Americani). In questo modo hanno posto una facciata democratica alla dittatura fino ad oggi. Queste presidenze portano sulle spalle migliaia di detenuti, assassinati, scomparsi, torturati, feriti, repressi ed esiliati.

Che cosa hanno lasciato i colpi di stato in Honduras?

La famosa “carovana di migranti” ha lasciato l’Honduras il 13 ottobre 2018 con 1000 persone, ed è stata raggiunta da persone in diverse parti del Salvador e del Guatemala. Le sue dimensioni hanno raggiunto le 7000 persone, la più grande mai registrata con l’obiettivo di arrivare negli Stati Uniti a piedi.

I boliviani sanno molto bene cosa significa essere un migrante a causa delle politiche neoliberali e dei colpi di stato.  Ma la situazione di questa carovana era molto diversa. Migliaia di persone hanno lasciato l’Honduras con solo i  vestiti che avevano addosso, camminando, attraversando fiumi, con pioggia, sole, freddo, dormendo in rifugi improvvisati, tende nelle strade, ecc. Alcuni sono morti, altri si sono ammalati e altri ancora sono caduti nelle reti del traffico illecito.

Gli indicatori sociali del paese, la povertà, la disuguaglianza, ecc. sono tra i più alti del continente. Di conseguenza, i livelli di violenza, il traffico di droga, i gruppi paramilitari e l’assassinio di leader sono saliti alle stelle. Un caso emblematico è stato l’omicidio della leader indigena Berta Cáceres, che era stata oggetto di misure precauzionali da parte della Corte Interamericana dei Diritti Umani (CIDH).

Gli Stati Uniti, che hanno compiuto il colpo di stato in Honduras, hanno militarizzato le frontiere e le hanno chiuse ai migranti. Il presidente dell’Honduras li ha definiti “gruppi finanziati da Nicolas Maduro” per screditare il Venezuela.

Traduzione dallo spagnolo di Thomas Schmid. Revisione: Flavia Negozio

[1] Zelaya è stato destituito, arrestato ed espatriato in Costa Rica durante il colpo di stato militare del 28 giugno 2009.

Categorie: Politica, Questioni internazionali, Sud America
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