Coronavirus, l’attivismo non si è fermato – 11. “Storiesalvatutti” e “Ceste sospese” nel quartiere Dergano di Milano

16.04.2020 - Veronica Tarozzi

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Coronavirus, l’attivismo non si è fermato – 11. “Storiesalvatutti” e “Ceste sospese” nel quartiere Dergano di Milano
(Foto di https://www.facebook.com/Mamusca.it/)

Dopo le testimonianze di Anita SonegoPietro ForconiDavide ScottiMattia Rigodanza, Serena VitucciVeronica AlfonsiRolando D’Alessandro, Antonella Freggiaro, Valerio Colombaroli e Amnesty International di Legnano, diamo spazio alle esperienze di “Storiesalvatutti” e “Ceste sospese” nel quartiere Dergano di Milano.

Siamo in tanti a sperare che il “lockdown” dovuto al Coronavirus, ci dia modo di riflettere a fondo, come troppo spesso non abbiamo trovato il tempo di fare, su come mettere in pratica un modo di vivere più attento a tutti e a tutto.

Speriamo, e soprattutto lavoriamo, affinché non torni “tutto come prima”, per non sostenere più in prima persona un sistema che è divenuto palesemente insostenibile. E questo unitamente alla consapevolezza e al cordoglio per quanti hanno subito col più alto prezzo il costo di un apparato socio-economico che vorrebbe e in parte riesce a convincerci che sia giusto investire nei combustibili fossili e negli armamenti e tagliare nel welfare sociale e nella sanità.

Ripartiamo da qui: da un’umanità ritrovata, anche nelle piccole azioni di tutti i giorni, in un quartiere della periferia di Milano ai tempi del Coronavirus. Abbiamo intervistato tre delle molte persone comuni che ci fanno sperare in un futuro migliore: Maura Termite e Valentina Sachero del condominio “La casa ecologica” e Francesca Rendano del bar/libreria “Mamusca”. Sono donne, mamme, lavoratrici che hanno saputo dedicare la necessaria attenzione verso il prossimo in un eccezionale momento di pausa. L’esperienza di “Storiesalvatutti” e delle “Ceste sospese” nel quartiere Dergano di Milano.

Valentina Sachero

Maura Termite

L’emergenza coronavirus ha creato una situazione nuova per tutti, sconvolgendo abitudini e certezze, ma per gli attivisti ha significato anche la cancellazione di iniziative organizzate da tempo, o ancora da realizzare. Come hai vissuto e vivi questo momento?

Maura: La cosa che è scattata quasi subito in quartiere è la ricerca di alternative per rimanere in contatto. Credo sia venuto molto più naturale perché è partito dalle donne, abituate a muoversi con gli imprevisti e su più fronti, casa e famiglia contemporaneamente. Ora tanti si trovano a lavorare in uno stesso spazio in condivisione con i propri figli, anche se per le donne non è poi così nuovo. Quanto a me, avevo dei progetti personali che ora sono in sospeso, ma credo che cercherò di realizzarli ugualmente in forma digitale.

Valentina: So che è strano, ma come attivista sociale e persona consapevole delle questioni ecologiche e ambientali, in qualche modo dentro di me sapevo che una crisi sarebbe arrivata. Questa fase per certi versi ci mette nelle condizioni di sperimentare, seppure ancora non in maniera estrema, una condizione “catastrofica”, nel senso di un cambiamento repentino e radicale del nostro sistema. Io ho la fortuna di avere una casa spaziosa e la sicurezza di un lavoro che sto continuando a svolgere da casa e che mi garantisce (almeno per ora) di non vivere l’angoscia di molti. I pensieri sono tanti e per la prima volta tocco con mano il vero senso di incertezza del futuro, anche quello prossimo.

Il filosofo francese Edgar Morin diceva nel suo libro “I sette saperi necessari all’educazione del futuro” che uno dei modi per poter affrontare le sfide che attendono la nostra civiltà è di “attendere l’inatteso”: predisporsi ad accoglierlo e cercare di lasciare emergere risorse inedite e sconosciute che abbiamo per poter apprendere ed evolverci.

Io non so sinceramente cosa sarò in grado di affrontare e imparare e quanto sarò capace di cambiare e agire. Me lo sto domandando e mi osservo in questa nuova vita strana, cercando motivi e modi per sentirmi parte di un tutto e in contatto con gli altri.

Francesca: La mia attività, Mamusca, ha chiuso. La sua forza è sempre stata quella di essere un po’ al centro di molti eventi della zona. Mi sono trovata improvvisamente senza la terra sotto i piedi e senza sapere, come molti del resto, quando e se poter riprendere la mia attività. Ho cercato fin da subito delle soluzioni per restare in contatto con le persone affezionate alla libreria. Non è facile, e non solo per una questione di mancato guadagno. Credo che questo debba essere un momento di riorganizzazione, ripensamenti, ricostruzione, di relazioni vere.

Quali risposte nuove e creative ha trovato il vostro gruppo per continuare la sua attività nonostante le limitazioni imposte da questa emergenza?

Maura: Come dicevo, si sono unite più realtà del quartiere, sia commerciali che culturali e sociali e in particolare la mobilitazione straordinaria è stata per le ceste sospese, per dare subito una mano a chi all’improvviso si è trovato senza un reddito. Oltre a questo, tanti nel quartiere hanno partecipato ad una attività che consiste nella lettura ad alta voce (anche insieme ai bambini) di fiabe in più lingue, inserite in file audio sul sito di Mamusca e fruibili da tutti (v. link più sotto). Anche in questo caso si è pensato ai più fragili: i bambini improvvisamente costretti a stare a casa e isolati dagli amici.

Valentina: Ho militato nell’associazionismo e nei gruppi della società civile per venticinque anni e ancora oggi partecipo alla vita collettiva, anche se in una dimensione più individuale e meno totalizzante.

In questi giorni, attraverso la rete di relazioni e amicizie di quartiere, ho aderito all’iniziativa “Ceste Sospese”. E’ un modo molto concreto, ma al tempo stesso molto simbolico e politico, di sentirmi partecipe di questa epoca. La cesta a poco a poco sta diventando un “medium” tra persone, anche sconosciute, anche con dinamiche un po’ misteriose. A poco a poco le ceste sono diventate dei punti di contatto indiretto, potenti presenze, vuote o piene che siano che comunicano qualcosa.

Con il gruppo delle donne che ha lanciato inizialmente l’iniziativa in Bovisa e Dergano stiamo riflettendo su questo. Sul senso che hanno le ceste, sul senso che vogliamo che abbia e su come la loro osservazione ci aiuti a comprendere le realtà differenti che convivono sul territorio, e che spesso non si incrociano. Stiamo cercando di capire se le ceste possono diventare un viatico di altro: in prima istanza per facilitare la conoscenza e l’accesso a forme di aiuto più robuste e strutturate a chi forse non vuole o non sa di poterlo fare.

Francesca: La prima iniziativa è stata quella delle storiesalvatutti. È stato molto bello perché ogni giorno, fin dall’inizio del lockdown, mi sono arrivate fiabe lette da bambini, adulti e ragazzi. Sul sito di Mamusca ci sono oggi un centinaio di fiabe lette da intere famiglie in quarantena; è stato un modo per tenersi compagnia, per ascoltare la voce di parenti o amici lontani. Oggi è stata un’attività, speriamo che tra qualche anno possa essere un ricordo su cui riflettere sempre.

Poi con Ilaria (un’amica, ndr) e le altre abbiamo deciso di affacciarci dai nostri balconi e provare a fare qualcosa nel rispetto delle regole relative al distanziamento. Le nuove povertà sono quelle che ci preoccupano. Intorno a noi, tra di noi, sono in molti quelli che hanno perso il lavoro, quelli che hanno chiuso bottega e non sanno se riusciranno mai a riaprire. Si tratta di persone che non sono inserite in percorsi già avviati per soggetti in stato di povertà; persone che si sono trovate improvvisamente senza nulla. Un momento di emergenza. Abbiamo preso ispirazione dal “Panaro solidale” di Napoli e abbiamo calato le ceste dai nostri balconi con i viveri. L’azione si è diffusa molto velocemente. Le ceste all’inizio erano in 16 posti diversi, ma ora le ceste che vengono rifornite regolarmente sono tantissime e non solo a Dergano Bovisa (clicca qui per la mappa).

E’ stato bellissimo interagire tra di noi per l’organizzazione; oltre ad essere stata un’azione utile, è stata anche una cura per tutte noi che ci siamo dedicate a qualcosa di collettivo e solidale.

Mamusca oggi si sta organizzando per fare consegna di libri, colazioni e pranzi a domicilio. Abbiamo poi deciso di prendere spunto da questa strana esperienza per portare virtualmente Mamusca anche in altre città e viceversa. Con degli amici e colleghi di Roma e Firenze stiamo immaginando degli incontri online per la condivisione di esperienze che hanno risvegliato lo spirito di comunità di alcune persone o organizzazioni.

Credo che sarà un momento in cui le piccole imprese o associazioni locali avranno un ruolo fondamentale per la ricostruzione di tutto, ma dobbiamo fare tesoro della possibilità che abbiamo avuto in questo tempo di osservare con tanta semplicità le soluzioni trovate da altri.

Credo fortemente che ci sarà bisogno di positività, spirito di comunità, disponibilità all’ascolto e voglia di cambiare i propri usi a favore di azioni di prossimità, ecologiche e sostenibili sia economicamente che affettivamente.


Francesca Rendano – Mamusca – Ceste Sospese

Categorie: Cultura e Media, Ecologia ed Ambiente, Europa
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