Coronavirus, l’attivismo non si è fermato – 10. Gruppo Amnesty International di Legnano

15.04.2020 - Redazione Milano

Coronavirus, l’attivismo non si è fermato – 10. Gruppo Amnesty International di Legnano

Dopo le testimonianze di Anita SonegoPietro ForconiDavide ScottiMattia Rigodanza, Serena VitucciVeronica AlfonsiRolando D’Alessandro, Antonella Freggiaro e Valerio Colombaroli, pubblichiamo l’intervista collettiva del gruppo Amnesty International di Legnano.

L’emergenza coronavirus ha creato una situazione nuova per tutti, sconvolgendo abitudini e certezze, ma per gli attivisti ha significato anche la cancellazione di iniziative organizzate da tempo, o ancora da realizzare. Come hai vissuto e vivi questo momento

Una premessa: siamo il gruppo Amnesty Italia di Legnano che opera sul territorio da più di quarant’anni. Il gruppo è composto da dieci attiviste e attivisti di varie fasce di età e di formazioni diverse, tutti volontari. Ci riuniamo due volte al mese e promuoviamo iniziative locali per sensibilizzare il nostro territorio riguardo ai diritti umani.

Il nostro ultimo “assembramento” prima del lockdown nazionale è stato il 4 marzo. Ci eravamo trovati per un aperitivo in un bar del centro di Legnano. L’obiettivo era quello di scattare una foto di gruppo con i nostri cartelli gialli e neri che riportavano la scritta “Free Patrick”. La foto action era in vista dell’udienza del 7 marzo per Patrick Zaki, un’attivista egiziano e studente a Bologna, arrestato in Egitto il 7 febbraio 2020.

Le restrizioni erano già iniziate a seguito dell’allarme Codogno, ma per noi era cruciale, nell’impossibilità di fare presidi esterni, avere almeno una foto da condividere a supporto della pressione nazionale sul caso e per tenere alta l’attenzione su questa ingiustizia.

Successivamente hanno cominciato ad arrivare le cancellazioni dei nostri interventi Edu (Educazione ai Diritti Umani) a seguito della chiusura delle scuole. Così ci siamo trovati improvvisamente destabilizzati e colti impreparati dal susseguirsi delle notizie e ordini di stop totale a riunioni, conferenze, presidi, manifestazioni.

La nostra programmazione annuale sarebbe saltata!

Dopo una prima fase di sconcerto, accentuata anche dalla preoccupazione per un nostro attivista già in quarantena da una settimana, abbiamo deciso di organizzare una riunione di gruppo telematica, senza un ordine del giorno preciso. Il nostro era un bisogno inconsapevole di sentirci ancora insieme come amici, oltre che come attivisti.

Era una sensazione strana ritrovarsi in una call di skype, ma era importante per ognuno di noi sapere come si sentiva l’altro e condividere i nostri stati d’animo. I visi abbozzavano il sorriso, ma gli occhi esprimevano sgomento e preoccupazione; ci sentivamo comunque uniti per continuare il nostro lavoro e superare la situazione nuova.

Durante la seconda riunione via skype a metà marzo, abbiamo preso atto che anche l’appuntamento annuale di fine aprile, con soci e attivisti di tutta Italia a Verona era stato posticipato a data da definire in attesa di nuove disposizioni governative.

Sarebbe stata la XXXV Assemblea Generale, un appuntamento per noi importante, un’opportunità non solo di incontro con gli uffici della Sezione Italiana, ma anche con soci e amici di altre regioni, con esperti e specialisti dei diritti umani, con testimoni e vittime delle discriminazioni da noi denunciate. L’ assemblea è il nostro momento di scambio, di confronto, di crescita e di miglioramento, un’occasione unica che quest’anno non avremo la possibilità di vivere.

In sostituzione a ciò la nostra sezione ha progettato delle modalità alternative di confronto e scambio online. Sono momenti che rappresentano per noi l’opportunità di continuare a crescere e a migliorare, per non farci trovare impreparati dal nuovo mondo nel quale ci ritroveremo a vivere alla fine di questa pandemia.

Cominciamo a comprendere che un tempo nuovo è arrivato, che bisogna affrontarlo, che occorre più coraggio di prima e che “io resto a casa” non può costituire un ostacolo o un muro dietro al quale fermarsi.

Quali risposte nuove e creative ha trovato il tuo gruppo per continuare la sua attività nonostante le limitazioni imposte da questa emergenza?

Iniziano i brain storming e gli apprendistati tecnologici per capire come continuare il nostro lavoro. Purtroppo la programmazione delle iniziative va rivista, dobbiamo aggiustare il tiro, ci aspetta un percorso più difficile di quanto sarebbe stato in tempi normali.

La pandemia riflette la natura che si ribella, i social sono invasi da video che invitano l’umanità a fermarsi e a ripensarsi con audacia e più coraggio. In questo periodo sentiamo termini che non ci piacciono: “Questa è una guerra, siamo in trincea”.

Noi siamo contro i muri, contro le guerre e pensiamo a tutte quelle persone che sono costantemente colpite dal virus dell’ingiustizia, della persecuzione, dell’emarginazione, della discriminazione, della tortura.

L’emergenza unisce nella lotta contro il virus, ma non nella lotta contro le violazioni dei diritti umani, perpetrati in molti Stati dove questa prassi è usuale, e con cui anche il nostro paese allaccia accordi politico-economici, avallando impunità e ingiustizie e talvolta favorendo guerre e conflitti.

Siamo tutti a rischio, ma qualcuno lo è di più!

Pensare ai più deboli e a chi non ha voce significa parlare di cosa vuol dire non potersi isolare in casa perché una casa non ce l’hai o pensare alla condizione di chi vive in una cella sovraffollata. Significa pensare a coloro che non possono restare a casa perché sono stati costretti ad abbandonarla a causa di una guerra e adesso vivono in un campo profughi. Significa parlare dei bambini che non solo non possono fare lezione online, ma che spesso non possono godere del diritto all’istruzione; significa pensare agli indigeni discriminati, denigrati, offesi o a chi vive in zone di conflitto.

Tutte queste persone ora devono lottare con un nemico in più: il Covid-19. La pandemia infatti, oltre a mettere a rischio le loro vite, sta abbassando l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sulle violazioni dei diritti umani, rischiando oltretutto di aggravarle ulteriormente.

Non possiamo quindi spegnere i nostri riflettori, le nostre candele; è necessario stare vigili anche da casa. Riflettiamo, pensiamo a nuove forme di lavoro per salvaguardare i diritti delle persone e ad agire in qualche modo per proteggerli.

Decidiamo di approfittare di questo tempo per una formazione interna, sempre in modalità telematica, sulle campagne esistenti e nuove; a rotazione ognuno di noi studia un argomento e lo presenta agli altri. Occorre anche rafforzare la comunicazione attraverso i nostri social per renderci più visibili, per mostrare come lavoriamo, per far capire quanto è importante il supporto di tutta la società civile per riuscire a migliorare la vita delle persone.

Chiediamo di sostenerci firmando i nostri appelli, pensiamo a come fare rete con altre associazioni a noi affini. Pensiamo anche alle scuole, a come riprendere i discorsi interrotti. Scopriamo che un altro gruppo approfitta per registrare letture dei nostri libri, cosi che le famiglie possono seguire insieme ai loro figli. Magari potremmo replicare con le nostre scuole.

Sembra ormai chiaro che l’emergenza durerà a lungo e che quando riprenderà tutto, probabilmente dovremmo confrontarci con delle libertà limitate e condizionate dall’andamento della pandemia. Per cui le modalità per noi usuali, ossia cortei, tavolini per raccolta firme, conferenze, eventi teatrali, eventi cinematografici non saranno possibili.

Ci interpelliamo a vicenda, ragioniamo sulle competenze, interessi, inclinazioni di ognuno per suddividerci nuove responsabilità. Questo tempo un po’ surreale ci pone delle domande e noi vogliamo cercare le risposte per un rinnovamento del nostro attivismo, per continuare a restare umani.  Intravediamo che la tecnologia può aiutarci in questo momento a non arrestare il nostro lavoro. Qualcosa abbiamo già pianificato e altre iniziative saranno finalizzate a breve.

Il Covid-19 si diffonde a grande velocità e ovunque e le persone più vulnerabili rischiano oltre al contagio da virus anche di essere dimenticate. Noi non le dimenticheremo.

Video collettivo realizzato dal gruppo Amnesty International di Legnano:

https://www.facebook.com/139810392850770/posts/1568952609936534/?vh=e&d=n

Categorie: Diritti Umani, Europa, Interviste
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