Coronavirus, l’attivismo non si è fermato – 8. Antonella Freggiaro di Abarekà Nandree odv

12.04.2020 - Redazione Milano

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Coronavirus, l’attivismo non si è fermato – 8. Antonella Freggiaro di Abarekà Nandree odv

Dopo le testimonianze di Anita SonegoPietro ForconiDavide ScottiMattia Rigodanza, Serena Vitucci, Veronica Alfonsi e Rolando D’Alessandro  sentiamo Antonella Freggiaro di Abarekà Nandree odv.

L’emergenza coronavirus ha creato una situazione nuova x tutti, sconvolgendo abitudini e certezze, ma per gli attivisti ha significato anche la cancellazione di iniziative organizzate da tempo, o ancora da realizzare. Come hai vissuto e vivi questo momento?

In un primo momento mi sono sentita molto destabilizzata, anche perché ho dovuto annullare un viaggio in Mali, dove la mia associazione porta avanti da anni molti progetti, che stavo preparando da mesi. La mia partenza era prevista il 4 marzo; avevo già preparato le valigie e il 2 marzo ho appreso dal telegiornale che la compagnia con cui avrei dovuto viaggiare aveva cancellato tutti i voli dall’Italia. Lo sconcerto è stato grande, ho dovuto fare un reset di tutti i miei programmi e rinviare appuntamenti e riunioni, con l’ingenua speranza che magari nel giro di un paio di mesi avrei potuto partire. Poi nei giorni seguenti si sono susseguite notizie sempre più allarmanti, sino ad arrivare al lockdown dell’8 marzo, con la chiusura di tutte le attività.

Molti sentimenti  (a volte contrastanti) si agitavano in me: incredulità, stupore, paura, a volte angoscia. Per alcuni giorni ho fatto le cose in maniera automatica, occupandomi delle incombenze del quotidiano senza riuscire a pensare ad altro che a quello che stava accadendo, ai morti e ai contagi crescenti. Piano piano però ho iniziato a rivolgere la mia attenzione a chi era meno fortunato di me, alle persone che usufruiscono dei servizi della mia associazione (per la maggior parte migranti residenti a Milano nella zona 2), a come poterle aiutare a superare questo difficile momento.  Molti di loro hanno perso il lavoro essendo precari o senza un impiego  regolare e si trovano ora in grandi difficoltà economica; alcuni non riescono nemmeno ad acquistare il necessario per sfamare i figli e gli aiuti da parte delle istituzioni al momento scarseggiano. E’ quindi necessario aiutarli, restare in contatto con loro e mantenere, seppure a distanza, vive le nostre attività. In questo momento di grande difficoltà chi più ha più deve dare; secondo me è una legge universale che se ben applicata contribuisce a rendere il mondo più giusto e più umano

Quali risposte nuove e creative ha trovato il tuo gruppo per continuare la sua attività nonostante le limitazioni imposte da questa emergenza?

Le risposte a questa difficile situazione messe in atto dai volontari di Abarekà Nandree odv sono state molteplici:

Con i pochi volontari rimasti a Milano (molti sono studenti fuori sede) stiamo organizzando la didattica a distanza con gli studenti del corso di italiano per stranieri, sfruttando quello che la tecnologia ci mette a disposizione. Il Comune di Milano, attraverso la rete QuBi (una rete di associazioni che ha lo scopo di combattere la povertà infantile, https://ricettaqubi.it/), sta organizzando la distribuzione di pacchi alimentari gratuiti a domicilio per famiglie che si trovano in temporanea difficoltà per la perdita di lavoro a causa del coronavirus. Ci è stato chiesto di segnalare le famiglie che si trovano in questa situazione e attraverso gli studenti del corso di italiano ne abbiamo individuato 18, molte con bambini di età inferiore a 14 anni, i cui genitori lavoravano come addetti alle pulizie e hanno temporaneamente perso  la loro occupazione a causa dell’emergenza COVID 19. Si sta attivando anche la possibilità nei condomini di condividere la rete wireless in modo da dare la possibilità ai ragazzi di seguire le lezioni on line.  Continuare a studiare e a restare in contatto con noi è molto utile per i ragazzi stranieri, che non si sentono in questo modo abbandonati al loro destino.

Riporto qui la testimonianza di Letizia, una nostra volontaria: “Amadou è un ragazzo gambiano in Italia da quasi quattro anni. Da bambino non ha mai potuto andare a scuola, quindi è arrivato da noi senza saper leggere e scrivere nemmeno nella sua lingua madre, che è il mandingo. In questi momenti, a causa del coronavirus, Amadou è costretto a rimanere chiuso nel campo CRI di cui è ospite, è immaginabile in quali difficili condizioni. Nonostante questo, riusciamo a leggere tutti i giorni grazie a WhatsApp. Amadou, armato di libro e matita esce dal container nel quale vive, se il tempo lo permette, si siede su una delle poche panchine nel campo e comincia a leggere, mentre io lo seguo da casa con il libro che ho scaricato sul pc. Non è certo la condizione migliore per imparare, ma se c’è la volontà, e questa ad Amadou non manca, si può fare.”

I volontari dello sportello stranieri stanno garantendo un servizio di supporto online e telefonico per orientamento al lavoro, rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno. Continuiamo a collaborare on line anche con lo sportello Informagiovani del Comune di Milano al fine di fornire un supporto telefonico o via email a tutte le persone straniere che fruivano in precedenza del servizio in Via Dogana 7.

E’ inoltre in corso con altre realtà che operano nella zona 2 di Milano l’elaborazione di un bando con l’obiettivo di dare sostegno alle famiglie colpite da povertà assoluta, con particolare attenzione agli aiuti alimentari, al fine di sostenere le persone più fragili e far fronte alla grave crisi economica dei prossimi mesi.

Categorie: Africa, Europa, Interviste, Migranti
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