Riflessioni di un maestro in quarantena

13.03.2020 - Andrea De Lotto

Riflessioni di un maestro in quarantena
Bambini di un asilo nido (Foto di agenzia Dire)

Quante volte ci siamo sentiti dire in questi ultimi 30 anni: “Non ci sono soldi” o “E con quali soldi”… Questo andava dalla richiesta di finanziamento grande (ristrutturare l’edilizia popolare a Milano: una delle più grandi edificazioni pubbliche del dopoguerra in Europa), a quello più piccolo (avere un esperto di teatro nella classe di scuola elementare). Non c’erano soldi, mai: dal tagliare l’erba nei parchetti delle periferie, all’aprire la biblioteca dopo le sette di sera. Anni in cui abbiamo chinato la testa e ingoiato amaro.

Ricordo che lo sconquasso fatto dalla Gelmini rispetto alla scuola primaria in Italia, fiore all’occhiello della nostra nazione, permise un TAGLIO di 8 miliardi di euro in 3 anni. Fu il massacro del tempo pieno, delle compresenze, del diritto ad avere supplenti, dei progetti, dei laboratori, delle uscite.

Ricordo quando, come coordinamento genitori nidi e materne Chiedo Asilo, battagliavamo per difendere i servizi all’infanzia, gridavamo: “Nidi e Materne di qualità e per tutti”. Ricordo quando un assessore disse che “Sì, è vero, le educatrici hanno 20 bambini per classe, ma avendone statisticamente in media 15 (visto che si ammalano di frequente), si può metterne altri due. Come se a quel punto non ci fossero giorni con 13 e giorni con 22! Pazzesco: misero degli economisti (o presunti tali) a decidere di educazione e sanità. Io so quello che avvenne nella scuola, posso dedurre quello che avvenne in sanità.

E poi l’età pensionabile. Si è passati dallo SCANDALO delle baby pensioni agli-alle insegnanti, a lavorare tutti, o quasi, fino 67 anni. Ma avete mai provato a lavorare per 30 anni in un nido o in una materna e a immaginare come starebbe la vostra schiena?

Ricordate il film “Caos calmo”, con Nanni Moretti? Un dirigente perde la moglie e da quel giorno si mette fisso in automobile davanti alla scuola primaria dove c’è sua figlia. Nessuno del pubblico italiano si scompose nel percepire che si trattava di una scuola pubblica. Eppure, dopo 12 anni vivendo all’estero, vi posso assicurare che in nove decimi del mondo un dirigente d’azienda avrebbe mandato sua figlia in una scuola privata. In Italia no.

Torniamo alla questione dei soldi: c’è una voce della spesa pubblica che non scende, lo sappiamo tutti e tutte: le spese militari. Volete un solo numero? Prevista per il 2020 una spesa che sfiora i 23 miliardi (fonte: https://www.peacelink.it/disarmo/a/47294.html). La rivoluzione ci sarà quando i militari dovranno fare con le loro manine le torte da vendere alla festa della caserma per comprare le armi o le divise che mancano. Su questa questione delle spese militari, una riflessione seria e forte andrà fatta e presto.

Ma c’è un’altra questione di cui si è parlato troppo poco in questi ultimi decenni e che invece è cresciuta a dismisura. Cosa fareste se arrivati in un ospedale con una gamba ferita e che perde sangue a fiotti, vi stendessero su un lettino e vi provassero la febbre in continuazione, dandovi magari un antidolorifico, una tachipirina, mentre il sangue sgorga?

Non è così la nostra società? Tutti a cercare di recuperare i soldi da un aggiustamento di qua, uno sforamento di là, una colletta di qua, un’accisa di là, un incentivo di qua, uno storno di là. Ma lo sappiamo benissimo da dove sgorga il sangue, dalla gamba. Dai PARADISI FISCALI che si trovano sparsi per il mondo e che vedono migliaia di aziende con sedi offshore. Come si fa a giocare a carte sapendo che qualcuno PUO’ BARARE? Che tutto ciò è legale? Cosa aspetta l’Europa ad attaccare frontalmente i PARADISI FISCALI, non con azioncine coi guanti, o passatine di cipria, o depennarne uno dalla lista mentre se ne aggiungono tre nuovi, ma con azioni forti e contundenti.

In questi giorni abbiamo visto che i governi QUANDO VOGLIONO sono capaci di imporsi. Dovremo costringerli a imporsi non solo con la popolazione, ma con chi ha rubato e ruba alla popolazione.

Se tutti e tutte abbiamo pensato alla gente che correva a prendere il treno per andare al Sud come irresponsabili o cretini…. che cosa dobbiamo dire dei nostri “ricchi” che portano altrove le ricchezze guadagnate (e sono cresciute, guarda un po’, in questi anni in maniera DIRETTAMENTE PROPORZIONALE ai tagli all’educazione e alla sanità….)? Io direi qualcosa di peggio che cretini o irresponsabili…. e voi?

A Barcellona nel periodo degli Indignados si gridava per le strade: “RETALLAR LA SANITAT ES ASSASSINAR”, Tagliare la sanità è assassinare. E’ proprio così. Ora mi spiace ma dovremo dire anche nomi e cognomi degli assassini.

Categorie: Educazione, Europa, Opinioni, Salute
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