Cile: la dignità si paga con gli occhi

23.11.2019 - Andrea Núñez Aracena

Cile: la dignità si paga con gli occhi
Paramedici cileni in servizio durante la protesta (Foto di Rodrigo Abd)

di Andrea Nuñez Aracena

“L’intenzione delle forze di sicurezza (cilene) è ormai chiara ed evidente: creare lesioni ai manifestanti per soffocare la protesta in corso. I metodi sono l’uso della violenza fisica, sessuale, e della tortura”: cosi stabilisce l’informativa di Amnesty International del 21 novembre.

Per l’organizzazione internazionale per i diritti umani, l’attuale momento sta “nuovamente traumatizzando la società cilena”.

Qualche giorno prima la Commissione Interamericana per i Diritti Umani (CIDH) affermava “In Cile ci sono evidenti violazioni dei diritti umani, non c’e dubbio” precisando che “il numero di lesioni oculari è allarmante”. L’ultima volta che l’organizzazione regionale visitò il paese fu nel 1974, in piena dittatura militare.

Il movimento di protesta è iniziato il 18 ottobre scorso con le “evasioni” di massa alla metropolitana di Santiago in risposta al rialzo del 30% del costo del biglietto; da allora sono passate oltre 5 settimane.

In questo periodo la società cilena, da nord a sud è in grande fermento e in lotta, a partire dagli adolescenti che negli ultimi anni sono stati in testa alle manifestazioni più importanti (la “Rivoluzione pinguina” del 2006, e quella del 2012) fino ai più anziani; tanti di loro con pensioni che non superano i 140 euro al mese, passando per professionisti che anni dopo aver finito l’Università continuano a pagare debiti su debiti contratti con le banche, fino a quei cittadini che in Cile non sono pochi, che acquistano anche il latte per la colazione con la carta di credito, tutti insieme sono usciti per strada a battere le pentole.

Dietro le bandiere del Cile e a quelle del popolo mapuche, si sono riunite le più differenti richieste della cittadinanza ignorate per 30 anni dai governi centristi, democristiani, socialdemocratici e di destra che hanno seguito il modello della “democrazia” cilena post Pinochet.

Dalla salute, all’educazione, passando per la questione delle pensioni, toccando con forza la tematica dell’ambiente (in particolare il diritto all’acqua e la fine della repressione del popolo mapuche). Un criterio si ripete su tutto: la privatizzazione, che è la base della feroce disuguaglianza in Cile e che è il grande limite della Costituzione cilena del 1980, un’eredità politica lasciata dalla dittatura di Pinochet.

Lo scorso 15 novembre nel Parlamento cileno, con la firma di quasi tutti i settori politici si è giunti a un accordo che stabiliva le basi per la redazione di una nuova Costituzione. Le modalità non sono del tutto chiare però, almeno per la società cilena che continua a riunirsi nelle piazze e nei luoghi pubblici a fare ‘cabildos’ (discussioni aperte a tutti) e a manifestare per strada con un’unica risposta da parte dello Stato: repressione e violenza.

I numeri:

Il 18 di novembre, ad un mese dall’inizio della mobilitazione, il report giornaliero dell’Istituto Nazionale dei Diritti Umani (INDH) segnala 5 omicidi, 6.362 detenzioni (di cui 759 sono bambini ed adolescenti), 245 casi di tortura, 93 casi di violenza sessuale (56 fra donne e adolescenti e 37, uomini e ragazzi) mentre i feriti, secondo registri ospedalieri, arrivano a 2.400 casi di persone che hanno dovuto ricorrere alle cure mediche. Di questi 287 sono ferite oculari (ultimo dato del 20 novembre. Fonte:  Ordine dei Medici del Cile).

Le querele presentate dall’organizzazione nazionale, attiva da 9 anni, sono state sporte contro diversi agenti dello stato, nella stragrande maggioranza dei casi contro i Carabineros de Chile.
Intanto, la “Defensoria Penal Publica” (servizio che dipende del Ministero della Giustizia) segnala che tra il 20 ottobre e il 13 novembre le detenzioni illegali sono cresciute di un allarmante 248%.

La risposta del presidente del Cile si è fatta aspettare a lungo. Per tre settimane Piñera ha raccontato nella sua narrazione dei fatti, solo di come la polizia subisse violenza; il resto della popolazione è stata menzionata solo dopo un mese dall’inizio della mobilitazione, (il 18 novembre), giorno in cui Piñera ha fato un veloce riferimento alla mancanza del rispetto dei protocolli da parte della polizia in uniforme.

Amnesty International ha elaborato un rapporto in situ, reso pubblico dalla direttrice incaricata per le Americhe, Erica Guevara Rosas. In questo report si mette l’accento sul fatto che il governo ha ignorato assolutamente gli standard internazionali per gestire una mobiltazione sociale in situazione di pace, precisando che un drammatico esempio è rappresentato dalla morte di 5 persone, due di loro uccise da colpi di arma da fuoco da parte dei militari.

Sulla base di un lavoro condotto in 7 regioni del paese, Guevara afferma che proprio l’esercito, durante il coprifuoco dei primi giorni, per mano dei Carabineros, ha mosso continui attacchi generalizzati e sostenuti contro la popolazione civile, generando un clima di violenza che risponde ai dettami di una politica interna, dove ci sono forti responsabilità ai vertici, che includono il governo.

Per Amnesty, la redazione di una nuova Costituzione garantirebbe un cambiamento vero della società cilena, che possa considerare una drastica riforma delle forze di sicurezza, in sospeso fin dagli anni della dittatura.

Dopo i rapporti realizzati sia dalla Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH), sia da Amnesty International, Piñera ha affermato che nei casi dove venissero confermati abusi, questi saranno determinati dalla giustizia. Nel frattempo, il governo attraverso la Sottosegretaria ai Diritti Umani, ha affermato che “l’unica politica che ha avuto il governo, è di rispetto e di protezione dei diritti umani”. La forza dei Carabineros, intanto, per tramite di un portavoce, ha dichiarato che l’istituzione “è dispiaciuta” delle lesioni sofferte dalla popolazione ed annuncia che quasi 700 poliziotti verranno investigati.

I 287 occhi che mancano al Cile

Un segno indelebile della feroce repressione di questo mese in Cile è senza dubbio, la quantità di persone che hanno sofferto danni oculari; un 30% di loro ha riportato l’esplosione del globo oculare per le pallottole di gomma usate della polizia cilena che vengono sparate direttamente nel viso.

L’Ordine dei Medici del Cile, nella prima settimana della mobilitazione, aveva registrato e denunciato alla autorità 29 casi, senza nemmeno immaginare che il dato relativo alla perdita di un occhio o di un grave danno subito sarebbe arrivato all’allarmante cifra di 287 casi al 19 novembre.

È stata la Società Cilena di Oftalmologia che una volta appresa la cifra ha informato che il danno oculare registrato in Cile dal 18 ottobre ad oggi, e che colpisce nell’85% dei casi uomini sotto i 30 anni, trova riscontro a livello mondiale solo con eventi registrati fra il 1997 e il 2017, in zone di conflitto come l’Irlanda del Nord, oppure nel Sud Est asiatico o nel conflitto israelo-palestinese.

Fino ad oggi il caso più grave è stato quello dell’8 novembre. In Plaza Italia a Santiago del Cile, (ribattezzata Plaza de la Dignidad, “Piazza della Dignità”, epicentro della protesta) Gustavo Gatica, 21 anni, studente di psicologia, è stato colpito dai Carabineros con due sfere di acciaio sparate al volto, che gli hanno fatto esplodere entrambi i globi oculari.

Le squadre di professionisti sanitari sono diventate una presenza costante nelle piazze e nei luoghi pubblici, chiamati fin dall’inizio della protesta senza certo poter immaginare la gravità della situazione che sarebbero stati costretti ad affrontare. Non potendo fare niente in loco durante il ferimento di Gustavo Gatica, i paramedici sono stati poi protetti da “scudieri” improvvisati di modo da portarlo al sicuro dai luoghi delle proteste, mentre i tifosi della Garra Blanca (la squadra di calcio del Deportivo Colo-Colo) si frapponevano fra loro e la polizia per tenere lontani i carri antisommossa.

Il giorno dopo, 300 persone si radunavano fuori dell’ospedale dove il ragazzo era ricoverato; anche lì sono stati schierati i carri antisommossa della polizia contro i manifestanti pacifici, allontanati un’altra volta ancora con lacrimogeni e gas al peperoncino.

Tre giorni fa, mentre la protesta generale continua nel paese, le pallottole sono state rimosse delle cavità oculari di Gustavo Gatica.

Andrea Nuñez Aracena

Categorie: Diritti Umani, Sud America
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