Un iraniano e un’israeliana parlano di armi nucleari

22.07.2019 - Berlino - Reto Thumiger

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Un iraniano e un’israeliana parlano di armi nucleari
Sharon Dolev, Reto Thumiger e Emad Kiyaei (da destra a sinistra) alla conferenza del 10.07.2019 a Berlino. (Foto di Maga Navarrete)

Questo semplice titolo per un evento serale di mercoledì 10 luglio al centro culturale Framed.berlin ha comunque attirato una certa attenzione in città.

I dibattiti non sono necessariamente un grande richiamo per la gente e la maggior parte delle persone preferisce distogliere lo sguardo piuttosto che ascoltare quando si tratta di armi nucleari. Tuttavia, circa 80 persone hanno partecipato all’evento, che è stato pubblicizzato con poco anticipo.

E’ davvero così insolito che un iraniano e un’israeliana si parlino? Oppure è stata la crescente tensione tra Stati Uniti e Iran nel conflitto nucleare a suscitare interesse?

Sì, le tensioni sono di nuovo alte nella regione e ci sono molte conversazioni sul Medio Oriente. Questi colloqui di solito coinvolgono uomini bianchi di mezza età. Come spesso accade, le persone più colpite non sono coinvolte nel discorso. Inoltre, le donne raramente riescono a parlare, anche se hanno un ruolo di primo piano quando si tratta di agire per proteggere la vita umana. Con queste premesse, si potrebbe dire che questa serata è stata qualcosa di molto speciale.

Indipendentemente dal sesso e dall’origine  Sharon Dolev ed Emad Kiyaei e il modo in cui hanno parlato al pubblico hanno fatto una forte impressione. Entrambi membri fondatori del progetto METO (Middle East Treaty Organization) sono impegnati per una zona senza armi di distruzione di massa in Medio Oriente e sono ovviamente legati da una profonda amicizia. Hanno guidato il pubblico attraverso un argomento molto complesso con competenza, eloquenza, commozione e anche con umorismo, impedendo che data la gravità del problema sorgessero sentimenti di rassegnazione o disperazione.

Nel Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) del 1970, la maggioranza dei 187 Stati firmatari ha rinunciato a qualsiasi intenzione di acquisire armi nucleari, mentre alle cinque potenze nucleari di allora era permesso mantenerle, ma a condizione di negoziare in buona fede il disarmo nucleare e, con un’aggiunta del 1995, di creare una zona senza armi nucleari in Medio Oriente. Quest’ultima non è mai stata realizzata.

Come osa questa iniziativa proporre un trattato per rinunciare alle armi nucleari in una regione in cui i vari capi di Stato non vogliono nemmeno sedersi allo stesso tavolo? Per quanto grande sia stato lo scetticismo all’inizio, l’estensione del divieto a tutte le armi di distruzione di massa porta tale zona nel regno del possibile.

Sharon ha detto che si poteva letteralmente sentire un clic nella testa, poiché il divieto di tutte le armi di distruzione di massa era un interesse di sicurezza comune e tale divieto avrebbe “danneggiato” tutte le parti in causa. Nonostante lo scetticismo, il progetto METO è riuscito a convincere le diverse parti a cooperare su un progetto di trattato e quindi a mantenere il processo negoziale in corso. Naturalmente, la risoluzione unilaterale dell’accordo nucleare iraniano da parte degli Stati Uniti e il conseguente pericolo di guerra stanno allontanando di molto un accordo di questo tipo. Su questo punto, Sharon Dolev ha rivolto un appello all’UE e soprattutto alla Germania, che svolge un ruolo chiave, affinché agisca secondo le proprie responsabilità e invece di parlare sempre “di” Medio Oriente, cerchi un dialogo diretto “con” gli Stati della regione.

Emad ha spiegato il significato del cosiddetto ‘Iran Nuclear Deal’.  Una parte fondamentale del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) è che gli Stati che avevano testato armi nucleari prima del 1968 potevano tenerle in cambio del diritto del resto del mondo ad applicazioni pacifiche della tecnologia nucleare. Molte di queste applicazioni sono nell’agricoltura e nei prodotti farmaceutici, e naturalmente nell’energia.

All’Iran non è stato permesso di acquistare uranio arricchito a causa delle sanzioni e quindi ha iniziato il proprio programma di arricchimento. L’Iran Nuclear Deal assicura che il programma nucleare rimanga pacifico. Non è un accordo perfetto e ci sono ancora alcune scappatoie, ma chiude la maggior parte delle porte alle armi nucleari presenti in altri trattati internazionali. L’Iran Deal è un modello per assicurarsi che qualsiasi paese sospettato di aspirare a possedere armi nucleari non le ottenga.  Naturalmente l’energia nucleare è un disastro per il pianeta, come sa chiunque abbia visto dal recente docu-dramma dell’HBO Chernobyl, ma finché il TNP sancisce questo diritto, l’Iran non sta facendo nulla di male con il suo programma di arricchimento.

Il pubblico dell’evento era costituito in gran parte da membri della comunità israeliana e iraniana che vivono a Berlino e la partecipazione alla sessione di domande e risposte è stata vivace ma anche rispettosa. Non ci sono state provocazioni. Al contrario, si è potuto avvertire la grande preoccupazione comune per la sicurezza di tutta la popolazione della regione e la forte volontà di agire.

Il contenuto di queste due intense ore non può essere riassunto in questo articolo, ma la conclusione della serata è stata che il mondo e non solo la regione ha bisogno di una politica di pace invece di boicottaggi economici e minacce di guerra. Occorre costruire ponti e fiducia e creare dialogo. La pace ha bisogno di garanzie e stabilità, mentre la destabilizzazione di intere regioni porta inevitabilmente alla guerra. La pace in Medio Oriente e un mondo libero dal nucleare iniziano con un cambiamento di paradigma nella nostra mente.

Ogni cambiamento importante nella storia è avvenuto dal basso verso l’alto, anche se i libri la raccontano in modo diversa. Sta a noi mettere in moto questi processi e questa serata è stata certamente un piccolo passo in quella direzione.

Traduzione dall’inglese di Annalaura Erroi

Foto di Maga Navarrete, Pressenza.

Categorie: Medio Oriente, Pace e Disarmo
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