Julian Assange arrestato all’ambasciata ecuadoriana a Londra

11.04.2019 - Redazione Italia

Julian Assange arrestato all’ambasciata ecuadoriana a Londra
(Foto di Russia Today)

Il fondatore di WikiLeaks Julian Assange è stato arrestato stamattina presso l’ambasciata ecuadoriana a Londra, dove si era rifugiato nel 2012, mentre si trovava libero su cauzione nel Regno Unito per accuse di aggressione sessuale mosse contro di lui in Svezia.

All’epoca secondo il Guardian Assange sosteneva che se fosse stato estradato in Svezia avrebbe potuto essere arrestato dagli Stati Uniti e accusato per la pubblicazione da parte di WikiLeaks di centinaia di migliaia di dispacci diplomatici statunitensi. Tali accuse avrebbero potuto costargli lunghi anni di carcere, se non peggio.

Nonostante la Svezia abbia ritirato le accuse, il Regno Unito ha ostinatamente mantenuto il mandato d’arresto, con la motivazione che Assange non si era presentato in tribunale.

Durante il governo di Rafael Correa, l’Ecuador ha rispettato il dovere di mantenere l’asilo di Assange, ma dopo l’elezione di  Lenin Moreno, suo successore ed ex vicepresidente, il clima politico è cambiato e l’Ecuador ha cercato legami più stretti con gli Stati Uniti. Il presidente ha iniziato a sostenere che Assange aveva violato le regole dell’asilo e ha limitato il suo accesso a Internet e ai visitatori. Sembra anche che Wikileaks lo abbia menzionato nei Panama Papers e che Moreno abbia accusato il sito di aver pubblicato fotografie private.

Un errore degli atti giudiziari americani mostra che le accuse penali contro Assange potrebbero essere state preparate in segreto.

Come riportato da Russia Today, l’arresto, durante il quale Assange è stato praticamente trascinato di peso fuori dall’ambasciata dell’Ecuador, è avvenuto dopo che il capo redattore di WikiLeaks Kristinn Hrafnsson aveva parlato durante una conferenza stampa di una vasta operazione di spionaggio condotta contro Assange nell’ambasciata, sostenendo che tale operazione puntava a ottenere la sua estradizione.

“L’Ecuador ha revocato illegalmente l’asilo politico concesso in precedenza a Julian Assange in violazione del diritto internazionale” si legge in un comunicato diffuso stamattina da WikiLeaks, mentre un portavoce del Ministero degli Esteri russo ha definito l’arresto di Assange “un duro colpo alla democrazia”.

Il fondatore di WikiLeaks è stato condotto in custodia nella sede centrale di Scotland Yard. Secondo un aggiornamento diffuso alle 13, Assange è poi comparso davanti ai magistrati. La procedura di estradizione verso gli Stati Uniti è stata confermata, nonostante il presidente ecuadoriano Lenin Moreno avesse assicurato che non sarebbe stato estradato in un paese dove vige la pena di morte. Il mandato di arresto lo accusa di cospirazione per aver pubblicato materiale segreto che rivelava crimini di guerra statunitensi commessi nel 2010.

Rafael Correa, ex presidente dell’Ecuador, ha definito nel suo profilo Twitter l’attuale presidente del paese, Lenín Moreno, “il più grande traditore della storia dell’Ecuador e dell’America Latina,” per aver permesso “alla polizia britannica di entrare nella nostra ambasciata di Londra per arrestare Assange”.

Secondo Correa il governo aveva l’obbligo di proteggere Assange, che oltretutto è cittadino ecuadoriano dal 2017.  La decisione di Lenin Moreno “non sarà mai dimenticata dall’umanità” ha concluso Correa, denunciandola come “un atto atroce, frutto di servilismo, viltà e vendetta”.

 

 

 

Categorie: Cultura e Media, Diritti Umani
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