Crisi UE-Tanzania: follow the money?

29.11.2018 - Leopoldo Salmaso

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Francese

Crisi UE-Tanzania: follow the money?
(Foto di Wikipedia, modificato: la città di ghiaccio)

Fino a un paio di settimane fa non si era mai sentito parlare così tanto di Tanzania nei media occidentali. Molti si chiedono se dietro le quinte non ci sia qualcosa di più rilevante del pretesto omofobico. Anzi, come da manuale, costoro invitano a seguire la pista canonica, quella del denaro: follow the money!

Sarebbe troppo facile placare quelle insistenti richieste ri-velando (cioè raccontando di nuovo) vari episodi che, a suo tempo, i media occidentali passarono completamente sotto silenzio, tutti con un unico, chiaro e preciso comun denominatore: l’energica azione del presidente John P. Magufuli (soprannominato ‘bulldozer’) per assumere il controllo dei flussi economico-finaziari della Tanzania, sia interni che internazionali. Mi limiterò a un laconico elenco:
– 12 ore dopo aver assunto la carica: ispezione negli uffici del ministero delle Finanze, censimento degli assenti ingiustificati, poi licenziati (Mwananchi).
– due giorni dopo aver assunto la carica: ispezione nel porto di Dar es Salaam, 2431 containers ‘scomparsi’, licenziati i massimi dirigenti (Reuters);
– nei mesi successivi: abolite o ridefinite tante altre fonti di spreco per il budget governativo  (GoTanzania.org); continuo e minuzioso controllo sull’evasione fiscale sia interna che internazionale, fra cui l’eclatante esempio dell’industria mineraria (The Citizen / Pressenza).
– L’elenco potrebbe continuare per pagine, fino al recentissimo intervento del governo, con l’esercito, per comperare e stoccare gli anacardi in risposta alla serrata delle compagnie private (BBC)…

Soddisfatti? Magari non abbastanza, ma comunque meglio?
Ahi, ahi, questa è la controprova che vi accontentate di indagare la punta dell’iceberg o, come direbbe un africano, il naso dell’ippopotamo. State sprecando tempo ed energie seguendo piste secondarie, quelle economico-finanziarie, lasciandovi ipnotizzare dai media mainstream, che sono pagati proprio per fare il lavaggio del cervello quotidiano sia agli africani che a noi occidentali. Con l’aggravante che, mentre gli africani si riconoscono ignoranti, noi patetici occidentali abbiamo la tragicomica pretesa di reputarci ‘informati’, anzi ‘smaliziati’ e quindi ‘difficili da imbrogliare’. Così i padroni del mondo, coi loro media ipnotizzanti, ci prendono tutti per il naso (noi, non gli ippopotami), imputando tutto al binomio corrotti-corruttori, cioè a qualche mela marcia, così rafforzando l’illusione che il resto del cesto, cioè l’attuale sistema mondiale, sia fondamentalmente sano, efficiente ed efficace. Strategia perfetta per mantenere lo status quo, cioè per mantenere il potere, quello vero, saldamente nelle mani di poche famiglie in tutto il globo (e con buona pace dei Trump / Merkel di turno).

Che cosa sto dicendo? Sto dicendo che la componente economico-finanziaria è un aspetto secondario del problema. l’enorme e nettamente prevalente massa sommersa dell’iceberg (o dell’ippopotamo) non è di natura né economica né finanziaria. E’ di natura MONETARIA. Le truffe, le rapine che il sistema economico-finanziario occidentale perpetra ai danni dei paesi poveri (ivi compresi quelli europei marginali come Italia e Spagna -per non nominare la Grecia!-) sono noccioline a confronto della mega-truffa, della mega-rapina che il sistema bancario internazionale esegue ogni giorno su scala planetaria. Il sistema bancario internazionale fa capo al Fondo Monetario Internazionale (FMI) e alla Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) di Basilea (Svizzera), che controllano le Banche Centrali dei vari stati (compresa la FED, la BCE, la Bank of Tanzania, etc.) e la Banca Mondiale. Tutti questi organismi hanno facciata pubblica ma sono interamente controllati da poche famiglie euro-statunitensi. Al livello inferiore ci sono le banche sia pubbliche che private di tutti gli stati, tranne quei pochi definiti ‘canaglia‘ perché rifiutano di sottomettersi al cartello mondiale inglobato nella rete SWIFT (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication).

Perfino il Ministro delle Finanze tedesco dice ormai apertamente che il sistema SWIFT è troppo asservito agli interessi statunitensi, e che noi Europei dovremmo farcene uno nostro.
I cinque stati membri del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) hanno l’affrancamento dallo SWIFT fra le loro ragioni costitutive, e da anni stanno passando dalle dichiarazioni ai fatti, in crescendo rossiniano.

Per concludere: le peggiori rapine che le multinazionali consumano ogni giorno ai danni della Tanzania e dei paesi poveri sul piano ECONOMICO-FINANZIARIO sono bazzecole in confronto al mortale salasso che quegli stessi paesi subiscono sul piano MONETARIO (leggi: regime dei cambi valutari truccato e, ancora più a monte, debiti matematicamente impagabili).
Tutte le multinazionali e tutti i peggiori avventurieri del mondo non sono mai riusciti a sottrarre alla Tanzania il 1000% del suo PIL in 20 anni. Invece lo ha fatto, e continua a farlo spudoratamente, la cordata FMI-SWIFT.
Il presidente della Tanzania si accanisce, in maniera più o meno scomposta, contro il naso dell’ippopotamo, e da che pulpito potrebbe mai venire la predica se i suoi colleghi ed esaminatori occidentali si sentono tranquilli vedendo solo vacillare i propri castelli costruiti sulla punta dell’iceberg mentre il ghiaccio sott’acqua viene risucchiato dal loro stesso sistema FMI-SWIFT?

 

Questo è il terzo di una serie di articoli.
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Categorie: Africa, Cultura e Media, Economia, Opinioni, Questioni internazionali
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