Piero Giorgi : L’empatia, la solidarietà, la cooperazione, la nonviolenza, la spiritualità e il rispetto per l’ambiente potrebbero essere le caratteristiche che uniscono tra loro gli esseri umani

12.04.2018 - Milano - European Humanist Forum 2018

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Piero Giorgi : L’empatia, la solidarietà, la cooperazione, la nonviolenza, la spiritualità e il rispetto per l’ambiente potrebbero essere le caratteristiche che uniscono tra loro gli esseri umani

Mentre si avvicina la data del Forum Umanista Europeo, cogliamo l’occasione per intervistare i nostri oratori sulle idee che sostengono il Forum.

Piero P. Giorgi è un neurobiologo italiano che ha perseguito la sua carriera accademica da Bologna alla Gran Bretagna, Svizzera e all’University of Queensland in Australia, dove ha co-fondato un programma di laurea in Studi sulla Pace, prima di andare in pensione nel 2005.

EHF2018: Piero, cosa ha ispirato il tuo interesse a studiare e insegnare pace e nonviolenza?

PPG: Nel 1986, durante la marcia per la pace della Domenica delle Palme, ho scoperto che la pace deve essere studiata, non solo gridata nelle strade. Allora pensai di utilizzare le mie conoscenze sul cervello e il comportamento umano per fare ricerca sull’origine della violenza. Dopo trent’anni di lavoro e parecchie pubblicazioni posso presentare con sicurezza la nuova ipotesi a favore di una natura umana nonviolenta (niente a che vedere con J. J. Rousseau), sostenuta da sei prove scientifiche multidisciplinari. Il termine “natura umana” si riferisce alla nostra evoluzione bio-culturale (non solo biologica)[1].

 

EHF2018: Sono molti quelli che pensano agli esseri umani in termini “darwiniani”, come un prodotto della sopravvivenza del più adatto. Per alcuni gli esseri umani sono “naturalmente” violenti. Cosa ne pensi tu?

PPG: Devo fare una breve introduzione per far sapere che a) le espressioni “evoluzione” e “sopravvivenza del più adatto” (ambedue purtroppo sbagliate) non furono usate da Charles Darwin, ma da Herbert Spencer che non era uno scienziato, ma quasi un ciarlatano, e che b) la trasmutazione delle specie fu proposta per la prima volta da Jean B. de Lamarck (1809), mentre Darwin scoperse “solo” la selezione naturale (1859), come un meccanismo per spiegare la trasmutazione delle specie.

Perché i media e l’insegnamento scolastico citano solo Darwin quando si riferiscono all’evoluzione, e non Lamarck o gli autori moderni (Julian Huxley, George G. Simpson, Francisco J. Ayala, etc.) che hanno fornito una presentazione corretta e aggiornata di questa importante teoria della biologia? Perché la terminologia erronea o decisamente sbagliata di H. Spencer è ancora oggi riferita come parole di Darwin, e perché è stata anche disseminata tanto bene nel pubblico generale? Purtroppo la scienza non è esente da influenze politiche.

Per di più, l’idea sbagliata della violenza “naturale” degli esseri umani, che è già stata negata tre decade fa, è ancora sostenuta dai governi (che trovano molto comodo essere esonerati dal dover implementare i cambiamenti sociali radicali necessari per prevenire la violenza), dai membri della classe sociale alta (che si sente “naturalmente” destinata a dominare gli affari umani) e anche da quelli della classe media (che sono disturbati dalla prospettiva di dover cambiare il proprio stile di vita e le loro abitudini conservatrici).

Ora, però, un numero crescente di scienziati (specialmente antropologi e neurobiologi) stanno ottenendo prove robuste in sostegno della nuova idea che la nostra specie, Homo sapiens, è naturalmente nonviolenta (in termini di evoluzione bioculturale, non genetica), con la violenza apparsa solo abbastanza recentemente (5-6.000 anni fa) attraverso un rapido processo puramente culturale (vedi link [1]). Questa tragedia umana si è verificata dopo l’invenzione della produzione del cibo e la susseguente emergenza di grandi insediamenti umani socialmente stratificati, nei quali abbiamo perso la nostra umanità attraverso la violenza strutturale, la violenza diretta e la guerra.

Ora che sappiamo chi siamo (la nostra natura nonviolenta) niente ci impedisce di ridurre e poi rimuovere gli insostenibili livelli di violenza perpetuati contro altri esseri umani e contro l’ambiente.

 

EHF2018: Tu parteciperai al gruppo di lavoro sull’Umanesimo ed Educazione Nonviolenta. Puoi dirci qualcosa sui temi che tu pensi siano importanti per sviluppare questo tema?

PPG:  L’educazione dei giovani può ottenersi in vari modi, non solo con la formazione istituzionale della scuola.

L’ ”educazione” alla nonviolenza più efficace potrebbe operare in modo non verbale durante i primi cinque anni di vita: questa modalità riguarda a) i rapporti tra la madre e il proprio nuovo nato che dovrebbero essere completamente diversi da quelli attuali standardizzati nelle culture dei paesi industrializzati e b) i modelli sociali offerti ai piccoli bambini (che sono naturalmente portati a imitare) che dovrebbero essere del tutto diversi dagli attuali. Se lo facessimo li prepareremmo a diventare esseri umani.

Durante il prossimo importante periodo della vita, fra cinque e quindici anni, potremmo usare l’educazione scolastica per preparare degli efficaci cittadini, cioè giovani creativi e socializzati. Ma attualmente preferiamo preparare studenti obbedienti e futuri consumatori conservativi. In questo caso “conservativi” significa strutturalmente violenti.

Gli adolescenti mantengono qualche forma di idealismo (guarda caso, molto scoraggiato) che può prendere sia direzioni costruttive che distruttive. Anche in questo caso, modelli sociali costruttivi potrebbero influenzare la scelta in questione, ma questi sono rari e ignorati dai mass media.

I giovani adulti, con un’età di vent’anni e più, sono generalmente troppo presi ad adattarsi al gioco sociale della competizione per tentare uno stile di vita non convenzionale, come la nonviolenza. I casi di conversione personale sono troppo rari per sostenere l’attuale urgenza di contrastare i livelli insostenibili di violenza contro altri esseri umani e contro l’ambiente. A causa di questo siamo ora una specie a rischio di rapida estinzione.

Le persone di età avanzata possono a volte dimostrare forme di saggezza ritardata, ma è troppo tardi per giocare un ruolo efficace.       

 

EHF2018: L’idea che ha ispirato questo Forum è riunire gente da vari ambienti e chiedersi “che cos’è che ci unisce” Secondo te, perché è importante che questo Forum avvenga, e che cos’è che ci unisce?

 

PPG: Come scienziato impegnato a studiare la natura umana, ho sempre cercato di individuare le caratteristiche comuni tra gli esseri umani. I filosofi, i sociologi e gli antropologi tradizionali si sono concentrati, invece, sulle diversità tra le 6-7.000 culture esistenti sulla Terra e hanno concluso che tale diversità rende la definizione della natura umana impossibile. Io ho seguito le idee dei biologi evoluzionisti e ho scoperto diverse prove multidisciplinari che sostengono l’dea che l’ Homo sapiens paleolitico, da almeno 50.000 anni fa o anche prima, era nonviolento. E’ interessante che tutte le culture di cacciatori-raccoglitori nomadi contemporanee (circa una ventina, ma in diminuzione) sono anche loro nonviolente. Questi due tipi di modelli sociali rappresentano i veri esseri umani e possono essere usati per definire la natura umana (attenzione, J. J. Rousseau non c’entra con questo studio).

Questo è quello che ci unisce: empatia, solidarietà, cooperazione, nonviolenza, spiritualità (non religione) e rispetto per la natura. Ma negli ultimi 5.000 anni (relativamente di recente) noi abbiamo gradualmente perduto (culturalmente) queste caratteristiche umane e manteniamo la violenza da una generazione all’altra educando i bambini in un modo molto efficace a diventare violenti, perché questo favorisce la minoranza (sistemi di potere) che comanda sulle società moderne stratificate.

[1] Per un riassunto vedi  www.pierogiorgi.org/detailed-academic-cv-and-publications/peace-studies/ ultima pubblicazione.

 

Categorie: Educazione, Europa, Interviste
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