In nuke we trust!

09.02.2018 - Gregorio Piccin

In nuke we trust!
(Foto di Guido Carrara)

Il grosso bottone di Trump.

Dopo la Nuclear Posture Review di Obama datata 2010 anche Trump ha deciso di dire la sua in merito alle armi nucleari.

Una bozza della nuova NPR (divulgata in Italia da un recente scoop dell’Huffington post) sarà presentata in veste ufficiale entro il mese di febbraio.

Le NPR sono documenti di indirizzo che stabiliscono le linee guida della strategia nucleare statunitense.

Il nuovo documento voluto da Trump segue coerentemente le indicazioni contenute nella National Security Strategy resa pubblica lo scorso dicembre con cui, indicando nella Russia e nella Cina le vere minacce alla sicurezza per gli Stati Uniti, si rilancia in grande stile quella guerra fredda 2.0, già avviata da Obama con il “Pivot to Asia” ed il provocatorio colpo di stato in Ucraina.

Secondo la nuova NPR gli Stati Uniti si troverebbero, in questo momento, in una situazione di inferiorità rispetto ai due competitor nucleari e si sentirebbero seriamente minacciati dalla Corea del Nord e dalle mire iraniane. Poco importa che la Corea del Nord abbia (inopinatamente) eseguito nuovi test nucleari come risposta al minaccioso accerchiamento messo in atto dagli Stati Uniti e dagli alleati nel Pacifico. Poco importa se la stessa escalation con la Corea del Nord sia stata sedata non dalla spavalderia del miliardario presidente ma dalla serrata azione diplomatica cinese. Poco importa, infine, se anche il tentativo iraniano di accedere all’arma nucleare sia stato fermato da uno storico accordo che ha avuto come protagonista l’azione diplomatica russa.

Secondo il documento, Russia e Cina “…hanno aggiunto nuove capacità nucleari ai loro arsenali, aumentando la salienza delle forze nucleari nei loro piani e strategie, e sono impegnate in comportamenti sempre più aggressivi, anche nello spazio e nel cyberspazio…”.

I due competitor sono evidentemente superpotenze nucleari e non sono certo indifesi, ma la loro presunta aggressività si risolve nell’inseguire il rinnovamento degli arsenali statunitensi avvenuto negli ultimi trent’anni e alla perseguita intenzione di dominare spazio e cyberspazio.

L’asserita “inferiorità” statunitense si risolve quindi nell’erosione progressiva di una ancora preponderante superiorità ossia del “grosso bottone” ostentato in un tweet del presidente Trump.

In più, prosegue il documento, “…Esiste ora una gamma senza precedenti e un mix di minacce da armi convenzionali, chimiche, biologiche, nucleari, spaziali e cibernetiche, e da violenti attori non statali. Questi sviluppi hanno prodotto un aumento del rischio e dellincertezza. Questo rapido deterioramento del quadro delle minacce rispetto al tempo del NPR del 2010 deve ora modellare il nostro pensiero mentre formuliamo la politica e la strategia e iniziamo il sostegno e la sostituzione delle forze nucleari statunitensi.

La nuova strategia stabilisce inoltre la possibilità di rispondere con un attacco nucleare ad un grave attacco non-nucleare. Ma perché la deterrenza sia efficace in questo inedito quadro non c’è una “misura nucleare” buona per tutti.

Infatti “…I requisiti per una deterrenza efficace variano, data la necessità di affrontare gli obiettivi, interessi, punti di forza, percezioni, strategie e vulnerabilità specifici dei diversi potenziali avversari. Una strategia di deterrenza efficace contro un potenziale avversario può non scoraggiare un altro. Di conseguenza, gli Usa applicheranno un approccio tagliato su misuraper dissuadere efficacemente uno spettro di avversari, minacce e contesti (…) Questo bisogno di flessibilità per personalizzare le capacità e le strategie degli Stati Uniti va contro il mantenimento di una rigida politica di nessuna nuova capacità nucleare (contenuta nella NPR obamiana, ndr). Gli Stati Uniti devono essere in grado di sviluppare e implementare nuove capacità, se necessario, per scoraggiare, assicurare, raggiungere gli obiettivi statunitensi se fallisce la dissuasione e proteggersi dall’incertezza…”

In sintesi gli Stati Uniti dichiarano che a causa della Russia, della Cina e della ”incertezza” si riserveranno di lanciare un attacco nucleare “su misura” in risposta anche ad attacchi non nucleari. E che per fare ciò svilupperanno nuove armi (anche in orbita).

Si tratta, in concreto, di decine di miliardi di dollari che confluiranno nei fatturati dell’industria hi-tech nucleare e nelle carriere di generali ed ammiragli per diversi anni. Una bella commessa pluriennale che vale il rilancio pretestuoso della corsa agli armamenti.

Questa iniziativa unilaterale e dissennata chiude ogni spazio di trattativa verso la progressiva riduzione ed eliminazione delle armi nucleari e ci rende sempre più vicini all’ecatombe globale.

Questa dottrina rende di fatto più facile e rapida l’escalation, senza considerare la crescita della possibilità di incidenti e falsi allarmi.

I loro nemici sono i nostri nemici.

Per ciò che riguarda la Nato, la nuova dottrina statunitense ribadisce il mantenimento e l’ampliamento delle capacità nucleari dell’alleanza attraverso l’integrazione con quelle di Francia, Regno Unito e delle basi statunitensi in Europa.

La nuova NPR Indica in particolare il miglioramento ed il potenziamento delle così dette capacità DCA (Dual Capable Aircraft) dei partners attraverso la partecipazione ad esercitazioni di attacco nucleare, la modernizzazione degli aerei (F35A) e dei sistemi d’arma (bombe B61-12) e la partecipazione all’ampliamento delle strutture nucleari.

L’Italia in tutto questo mantiene ovviamente il suo approccio servile: per ora partecipa alle missioni DCA con dei vecchi Tornado ma il capitolo di spesa per l’F35A spicca ogni anno su tutti i programmi di sviluppo inseriti nei nostri bilanci della difesa a conferma della fede indiscussa nello sharing nucleare e nell’impegno diretto a sostenere il riarmo generale.

Anche nel nostro caso, con un imbarazzante copia/incolla, la “incertezza generale”, il “contesto caotico”, “il terrorismo”, il mix di minacce simmetriche e asimmetriche vengono addotte in ogni documento ufficiale (dal Libro Bianco al recente Documento programmatico pluriennale) come ragioni fondanti della nostra disponibilità verso il riarmo hi-tech.

Il ribaltamento della realtà contenuto in tali documenti è esemplare: le conseguenze dirette della nostra belligeranza (conflitti armati, terrorismo jihadista, “Stati falliti”, provocazione verso la Russia) vengono trasformate, senza alcun minimo senso della decenza, nelle stesse cause del nostro inevitabile riarmo.

Ma in mezzo a tanta dichiarata “incertezza” un fatto certo emerge con chiarezza: ogni singola base militare degli Stati Uniti sul nostro territorio, la nostra zelanteria atlantica e la nostra stessa partecipazione ad esercitazioni di attacco nucleare ci trasforma in utili idioti/comprimari di un business esclusivo ma soprattutto in obiettivi strategici tutt’altro che incerti per i nemici dei nostri “amici”.

Categorie: Nord America, Opinioni, Pace e Disarmo
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