Primo corridoio umanitario. Possiamo dire di aver vinto?

24.12.2017 - Floriana Lipparini - Redazione Italia

Primo corridoio umanitario. Possiamo dire di aver vinto?
(Foto di Amnesty International)

Oggi vogliamo dare il benvenuto a 160 persone, a ciascuna di loro, persona per persona, individuo per individuo. Ieri sono arrivate su un C130, con un’operazione gestita dall’Italia, dall’Onu, dalla Libia e dalla Cei. Promettono che altri 10mila arriveranno l’anno prossimo.  Sono ai nostri occhi nuove cittadine e nuovi cittadini.

Care sostenitrici e sostenitori, possiamo dire che la nostra petizione ha vinto? Possiamo dichiarare la vittoria? A partire da luglio 2015, con questa petizione che ha ricevuto finora 3.514 firme, abbiamo chiesto all’Europa di organizzare voli e corridoi umanitari per salvare i migranti dalla morte in mare e dalle violenze di scafisti e carcerieri.

Abbiamo una grande gioia per queste donne, per questi uomini, per questi bambini. Almeno per loro e per le altre persone migranti in arrivo c’è giustizia, c’è salvezza.

Ma pensando alle tante vittime degli ultimi due anni, chiuse nel loro anonimo cimitero marino, pensando alla sorte di quelle persone che non saranno incluse in questi percorsi di salvezza, ma che in seguito ad accordi miliardari con il Niger verranno “rimpatriate” nei paesi da cui sono fuggite, pensando all’ipocrisia dei nostri parlamentari che hanno affossato il sacrosanto Ius Soli, il sapore di questa “vittoria” si tinge di amaro.

Se è vero che l’Italia rispetto agli altri paesi europei ha mostrato un’anima molto più generosa, è anche vero che qui il bene e il male si sono mescolati in modo difficilmente distinguibile. Xenofobia e  razzismo continuano ad avvelenare la vita comune, ma c’è anche tantissima solidarietà e capacità di superare egoismi e stereotipi. Tuttavia non possiamo ignorare quanta strada ancora c’è da fare per costruire una società davvero fondata sul rispetto della vita e dei diritti, una società consapevole della sorte comune che ci lega, fragili e vulnerabili abitanti di un pianeta meraviglioso e terribile.

Ecco perché non ci si può fermare. Vogliamo sapere che cosa accadrà alle persone “rimpatriate” nei paesi d’origine: è un ritorno indietro all’inferno da cui cercavano di fuggire? E come verranno accolte le persone profughe portate qui con voli “legali”? Saremo capaci di costruire una vera convivenza, lottando insieme per avere lavoro, per avere case, per avere diritti, nel rispetto dei doveri

Un futuro difficile, che può anche spaventare, ma che dipende da noi, dalla nostra voglia di continuare a capire, a parlare, ad agire. Insieme.

Categorie: Africa, Diritti Umani, Europa, Opinioni
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