“Cosa succede davvero al di là del Mediterraneo?” Serata di indignazione e speranza ad Arcore

10.11.2017 - Anna Polo

“Cosa succede davvero al di là del Mediterraneo?” Serata di indignazione e speranza ad Arcore
(Foto di Eliana Colzani)

L’affollato incontro “Cosa succede davvero al di là del Mediterraneo?”, organizzato giovedì 9 novembre nella magnifica cornice delle scuderie di Villa Borromeo ad Arcore ha visto momenti di rabbia e indignazione per tragedie che si potrebbero benissimo evitare, ma anche di commozione e speranza davanti agli esempi di coerenza e solidarietà che mostrano un lato dell’essere umano ben diverso dal cinismo e dalla mala fede di tanti rappresentanti della politica e dei media.

Il giornalista Stefano Pasta introduce l’incontro inserendolo in un momento particolare, in cui al rischio di indifferenza e fastidio (se non aperto razzismo) davanti alle continue morti in mare si contrappone quella “normalità del bene” che fa da sfondo al libro di Daniele Biella “L’isola dei Giusti – Lesbo , crocevia dell’umanità”. Gli ultimi quattro anni vissuti in Europa si potrebbero così raccontare sottolineando i muri, il filo spinato, la xenofobia, i famigerati accordi dell’Unione Europea con la Turchia e dell’Italia con la Libia, ma anche parlando di corridoi umanitari, di iniziative di aiuto ai profughi da parte di chi viene poi accusato di “reato di solidarietà”. Tornano così alla mente episodi commoventi e incancellabili come la folla che alla stazione di Monaco accoglie i profughi siriani cantando l’Inno alla Gioia, o gli austriaci che si organizzano con cortei di auto per aiutare i rifugiati ad attraversare le frontiere. Conoscere queste due Europe, insiste Pasta, aiuta a scegliere da che parte stare e a non restare indifferenti.

Ed è davvero difficile restare indifferenti davanti ai dati esposti nel corso dell’incontro: gli arrivi in Italia sono diminuiti, ma il numero di morti nel Mediterraneo è aumentato (2.097 accertati nel solo 2017), arrivando alla mostruosa proporzione di 1 persona che muore in mare ogni 34 o 42.

Il racconto delle storie di solidarietà dei sette Giusti di Lesbo risolleva l’animo con una semplice constatazione: ci sono ancora persone capaci di mettersi al posto, a disposizione dell’altro, non per pietismo, ma perché sanno che domani la stessa sorte tragica potrebbe toccare a loro. E questo rende ancora più assurda e indignante l’accusa di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” , una criminalizzazione della solidarietà che colpisce chi, non solo a Lesbo, sceglie di seguire la propria coscienza e ignorare una legge iniqua per soccorrere esseri umani in fuga da guerra, miseria e sofferenze.

Il periodo trascorso a Lesbo per la preparazione del libro ha creato amicizie che durano ancora adesso, racconta Daniele, passando poi a descrivere l’attuale, drammatica situazione, con migliaia di persone bloccate in hotspot sovraffollati, in condizioni spaventose, costrette ad attendere mesi per conoscere la loro sorte e spesso rimandate in Turchia. Nawal, la protagonista del suo primo libro, si trova ormai da tempo proprio a Lesbo, impegnata a denunciare i continui abusi da parte di autorità e polizia e a difendere chi li subisce.

Un intermezzo intenso e commovente viene offerto dalla performance di teatro sociale “Alt! Farsi conoscere – Corpi vulnerabili in scena” della compagnia Camparada – Consorzio Comunità Brianza: dieci ragazzi provenienti da Ghana, Mali, Senegal, Gambia e Costa d’Avorio si raccontano con canti, musica, mimo e brevi discorsi scanditi dal ritmo dei bonghi e trasmettono al pubblico un messaggio semplice e profondo, accolto da calorosi applausi: “Siamo come voi. Abbiamo gli stessi diritti e vogliamo solo vivere in Italia senza essere giudicati in base al colore della pelle.” Esprimono l’affetto e la riconoscenza per la comunità che li ha accolti in un’atmosfera commossa che coinvolge tutto il pubblico.

La serata prosegue con video girati a Lesbo, ricchi di testimonianze in greco sottotitolate in inglese, che ancora una volta esprimono la scelta di aiutare gli altri senza sentirsi un eroe, ma facendo semplicemente quello che è giusto e necessario.

Si passa poi agli otto giorni trascorsi da Daniele Biella in settembre sulla nave Aquarius della ONG Sos Mediterranée, impegnata in operazioni di salvataggio dei migranti con l’aiuto di Medici senza Frontiere, più volte definita “una delle esperienze più importanti della mia vita.” Anche qui foto, video e racconti che coinvolgono il pubblico in un alternarsi di momenti drammatici e liberatori e aiutano a sentirsi vicini a chi ha superato sofferenze indicibili per arrivare in Italia.

L’intervento di Martina Cresta, referente per i corridoi umanitari della Diaconia Valdese, si contrappone alle immagini e ai dati sconvolgenti visti e ascoltati finora: è possibile arrivare in Italia in modo sicuro, in areo, con i propri bagagli, senza pagare trafficanti e rischiare di finire negli orridi centri di detenzione in Libia. E tutto questo grazie a un accordo tra i Ministeri degli Esteri e degli Interni, la Comunità di Sant’Egidio, la  Federazione delle chiese evangeliche, la Tavola Valdese e la CEI (Conferenza episcopale italiana). Un accordo che ha già portato in Italia mille siriani provenienti dai campi profughi in Libano e che, rinnovato di recente, porterà ad altri 1.000 arrivi anche da Marocco ed Etiopia. Le persone “selezionate” sono tra le più vulnerabili (spesso mutilate o con alle spalle esperienze terribili). Una volta in Italia, grazie all’impegno degli operatori della Diaconia Valdese, ottengono lo status di rifugiati in tempi molto più veloci di quanto succeda in genere e vengono aiutate a intraprendere percorsi di studio e di lavoro

Certo, i numeri sono bassi a fronte dell’enorme crisi umanitaria in corso, ma quest’esperienza dimostra che un’alternativa esiste; se la si applica solo a pochi è per una scelta degli Stati europei, che preferiscono gli accordi con la Turchia e la Libia a una politica che metta in primo piano i diritti umani.

L’incontro tocca il suo apice drammatico con la testimonianza audio di Gennaro Giudetti,  giovane volontario imbarcato sulla nave Sea-Watch, che racconta l’ultimo, tragico “incontro-scontro” con la Guarda Costiera libica, con un bilancio finale di 5 morti, tra cui un bambino piccolo e oltre 50 dispersi. E tutto questo permesso e avvallato dall’accordo stipulato dal nostro governo con la Libia!

E le emozioni non sono finite: tra gli interventi del pubblico spicca la commovente testimonianza di Vito Fiorino, il pescatore presente durante la strage del 3 ottobre 2013, che racconta come è riuscito a salvare 43 persone.

Una serata necessaria, coinvolgente e intensa, che spinge all’azione…

Categorie: Africa, Diritti Umani, Europa, Medio Oriente, Opinioni
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