Cronache da Asunción

06.11.2016 - Asunción, Paraguay - Javier Tolcachier

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Cronache da Asunción

Tre giorni riscattati dal mondo che verrà. Così sono state le giornate del V Simposio Internazionale del Centro di Studi Umanisti ad Asunción, in Paraguay, nelle quali attivisti, accademici, referenti degli studenti, membri di organizzazioni sociali, contadine e indigene, artisti, artigiani, educatori, poeti e tanti altri si sono dati appuntamento per intrecciare visioni ed esperienze su quella “Rivoluzione Umana Necessaria” che tanti sentiamo come urgente imperativo.

 

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Nonostante l’urgenza, l’evento è trascorso in modo soave, con la fluidità e la calma appropriate per la riflessione collettiva, dove parola e silenzio hanno avuto i rispettivi spazi e complementarietà.

Spazi che hanno fatto propria l’irruzione dell’atto poetico rivoluzionario, come quell’intima poesia che Edu Barreto condivide nella pubblica piazza per abbattere la violenza della distanza tra le persone. O come la poesia mistica che ha illuminato i presenti con le “parole Anima” dell’universo culturale guaranì, che l’antropologa di origine italiana Annalisa Pensiero ha invocato come fonte di ispirazione. Ispirazione che il gruppo di Teatro Spontaneo Chamburreado ha incarnato ed espresso nel tentativo di riprodurre i vissuti di chi già aveva smesso di essere un pubblico distante. Mistica che ha risuonato con la precisione dell’esperienza nel poema mentale che l’umanista Juan Guillermo Ossa ha recitato con emozione.

 

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Esperienze di un cambiamento rivoluzionario che con la loro presenza hanno inondato la nostra presenza. Esperienze come quella descritta dal portavoce studentesco Fernando Krug, che ha raccontato come la persistenza e il coraggio dimostrati dagli studenti paraguaiani hanno risollevato le speranze di un popolo sotto assedio, vessato e decimato dall’impunità del potere. Un popolo che trasuda il gesto amabile di una ruralità inoccultabile che, oggi come ieri, è continuamente violata dall’illegale appetito dell’agrobusiness concentrato nelle mani di pochi. Per dirlo con le parole del lottatore contadino e comunitario Ernesto Benítez, il territorio è cultura e vita, cultura e vita minacciate dall’estinzione se i movimenti in loro difesa non si mettono urgentemente d’accordo per evitarlo.

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E’ Waldina Soto che ha chiamato all’impegno totale per la Rivoluzione Umana. Lei, dai decenni della sua pratica educativa, ha mostrato il volto e lo spirito di tutti quegli insegnanti genuini che valorosamente tentano di irradiare con la luce della conoscenza i territori dell’umanità. Un’umanità povera ma generosa, come quel bambino che, orgoglioso, ha posto nel cavo delle mani di Waldina sette semi, come prezioso e grato dono di quella già distante Giornata del Maestro. Una conoscenza che oggi si va atomizzando in uno specialismo che dovrà complementare i punti di vista affinché lo sguardo sia più completo, come ha spiegato Jorge Pompei, medico e formatore di medici, del Centro di Studi Umanisti di Buenos Aires.

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Un’altra dimensione dello sguardo ha preso vita nei racconti di Bernarda Pessoa, referente del Coordinamento Nazionale delle Donne Rurali e Indigene (CONAMURI), rendendo evidente il clamore delle nazioni originarie e delle donne, che così spesso non valorizzano abbastanza la loro essenziale ed esemplare funzione all’interno della comunità. Come nell’aneddoto di quella compagna che tutte le notti alzava il volume della radio perché i vicini non sentissero il suo pianto.

Le distanze si sono accorciate e il tempo si è dilatato in un sentore di eternità quando, grazie all’arte e alla grazia dell’attrice Paulina Hunt e alla sua proposta di sentire l’altro mettendosi nei suoi panni, lo spazio tra di noi è irrimediabilmente scomparso.

 

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Apparenze che sono svanite quanto improvvisamente i giornalisti hanno preso la parola. Gunther Aleksander, di Pressenza Brasile e membro dell’esperimento audiovisivo collettivo Quatro V, ha mostrato all’udienza la possibilità di un giornalismo diverso, di accompagnamento attivo ai settori che si mobilitano per un mondo umanizzato e nonviolento.

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A partire da una frequenza analoga e connessa con le pulsioni tecnologiche del vivere quotidiano, Mari Carmen Sequeira ha fatto appello per l’occupazione degli spazi di internet, al fine di proteggerli dalle corporazioni, che guardano ciò che pensiamo, colpendo gli affetti, cercando di manipolare e controllare le abitudini umane. Abitudini che possono alzarsi nella quotidiana ribellione contro il disgustoso e falso consumismo e l’amaro gusto dello sfruttamento dei produttori agricoli. La Rete Agroecologica si è assunta il compito di collegare le famiglie urbane tra di loro e con i contadini, offrendo a questi una giusta retribuzione e a quelli un nutrimento adeguato.

Lavoro di interconnessione sociale e umana fatto proprio anche dallo spazio Ailanto, nel quartiere Yungai di Santiago del Cile, raccontato da Javiera e Aníbal, che insieme a Emir, a volte piccolo, a volte gigante, hanno riempito l’atmosfera di impegno vitale e futuro presente. Atmosfera divenuta timida e insieme sociale con le comprensioni sorte dai laboratori, che hanno toccato nuove forme di relazione interpersonale e riflessioni sul senso della vita. Un senso trascendente cui ha fatto allusione Beatriz di San Paolo nei suoi racconti esperienziali con il Messaggio di Silo e Jacqueline di Lima nelle comprensioni della Corrente Pedagogica Umanista Universalista.

 

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Quando sembrava che l’incontro volgesse al termine e tutto fosse stato detto, restava ancora un grande ostacolo da attraversare: la vendetta, che da sempre impedisce di placare l’odio e avvelena la coscienza degli oppressi, limitando la loro stessa libertà. La proiezione del documentario “Oltre la Vendetta” ha reso evidente l’importanza rivoluzionaria del tentativo del suo superamento, offrendo la visione di un essere umano in ascesa verso la necessaria riconciliazione.

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L’immagine-sintesi, tuttavia, è stato il lavoro, poco sgargiante ma sentito, che ha messo insieme gli astanti attorno al telaio, che ha simbolizzato la costruzione d’insieme della Rivoluzione, in rete, in modo paritario e con la convergenza della diversità, a partire dalla pratica e dalla coerenza quotidiane. Una Rivoluzione Umana inarrestabile, che già si annida e si esprime attraverso i molteplici attori coscienti del proprio destino comune.

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Così è rimasta fluttuante solo un’immensa gratitudine verso le sollecite e generose attenzioni dell’equipe organizzatrice il cui nucleo è il Centro di Studi Umanisti Arandú Saité.

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Giorni dopo, quando il vissuto sembra dissolversi, come sembrano dissolversi i sogni davanti all’insolente potere della veglia ordinaria, so che sono quegli stessi sogni che finalmente irrompono trasformando tutto.

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(materiale fotografico di Sila Améstica e Alejandro Valenzuela)

 

Traduzione dallo spagnolo di Matilde Mirabella

 

Categorie: Fotoreportages, Internazionale, Questioni internazionali, Umanesimo e Spiritualità
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