Turchia: forse non tutto è come ci viene raccontato

17.07.2016 - Vittorio Agnoletto

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Greco

Turchia: forse non tutto è come ci viene raccontato
Un'immagine della protesta a Gezi Park nel 2013 (Foto di http://turchia.over-blog.com/)

Venerdì sera, mentre seguivo in tv il tentato golpe in Turchia, una mia amica turca che vive tra l’Italia e Istanbul mi diceva, mentre ancora tutte le televisioni parlavano della disfatta di Erdogan: ” Vedrai che il golpe fallirà. I militari avversari di Erdogan sono stati spinti ad uscire allo scoperto, sono stati illusi di potercela fare, finiranno sconfitti e sommersi da una marea di folla. Quelle immagini daranno ulteriore forza ad Erdogan, che in tal modo potrà procedere ulteriormente a un repulisti nell’esercito, a una modifica della Costituzione e a instaurare un sistema ancora più autoritario, togliendo qualunque legittimità a chi tenterà di opporsi”. In sostanza Erdogan avrebbe giocato d’anticipo, stroncando un’opposizione che stava crescendo di giorno in giorno dentro all’esercito; l’ha bruciata e ora la annienterà. Un gioco complicato, ma che se così fosse, alla fine si sta mostrando vincente.

Non so se quanto affermato dalla mia amica si realizzerà, so che quanto aveva predetto venerdì sera, completamente controcorrente, fino ad ora si è realizzato. Per la Turchia il futuro prossimo appare sempre più nero e il destino dei curdi e di tutti i democratici che si oppongono al regime di Erdogan diventerà ancora più difficile; nell’indifferenza e anzi con la complicità dell’UE, che concede qualunque cosa ad Erdogan purché blocchi i disperati in cammino verso l’Occidente.

Venerdì sera, come era già avvenuto in Egitto, abbiamo assistito allo scontro tra militari e forze autoritarie legate all’integralismo religioso; sembrano essere gli unici due protagonisti in grado di occupare tutta la scena, ovviamente con le alleanze e gli appoggi che ognuno dei contendenti si è garantito, di volta involta, tra i paesi occidentali. La voce dei democratici non si sente, o comunque è sempre più flebile, repressa e ridotta ad un tragico, disperato lamento. La crescita dell’integralismo religioso con il corredo del suo spietato terrorismo, lo sviluppo dei populismi di destra in gran parte dell’UE hanno trovato spazio nella sconfitta dei movimenti altermondialisti e democratici che si sono sviluppati dal 2000 al 2011, dai Forum Sociali Mondiali, passando attraverso i movimenti del luglio 2001, alle grandi manifestazioni contro la guerra del febbraio 2003, fino ad arrivare alle primavere arabe del 2010/2011.

Noi siamo stati sconfitti. Chi, per difendere un mondo profondamente ingiusto dominato da una finanza rapace e da un enorme accumulazione di ricchezza nelle mani di un numero sempre più ristretto di persone, ha fatto di tutto per reprimere quei grandi movimenti di libertà, ha contribuito a determinare la situazione odierna. Che potrà essere modificata in profondità solo da nuovi, grandi movimenti di cittadini e di società civile organizzata sulle diverse sponde del Mediterraneo. Movimenti dei quali oggi non si vede nulla all’orizzonte. Ma è questo l’unico obiettivo per il quale ha senso lavorare. Se vogliamo uscire dall’inferno odierno.

Categorie: Medio Oriente, Opinioni, Politica
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