L’umanità smarrita dell’Europa

20.03.2016 - Gianmarco Pisa

L’umanità smarrita dell’Europa
(Foto di Gémes Sándor/SzomSzed)

 

 

Quando si dice di ripudiare la guerra e di accogliere le persone, e di fare le due cose insieme, non si intende solo tenere connesse, indissolubilmente, la necessaria opposizione alla guerra e la altrettanto necessaria salvezza delle vite umane, ma si vuole anche salvaguardare un vero e proprio tratto di civiltà, impedendo all’Europa, prima ancora che all’Unione Europea, di precipitare nuovamente negli abissi più profondi della sua storia, e all’Unione Europea stessa di implodere nei gorghi di una spirale fatta di governo neo-liberale e neo-liberista dei processi economici e dei fenomeni migratori.

 

L’approccio che l’Unione Europea – in primo luogo l’assenza di visione politica da parte della Commissione Europea e l’assenza di visione strategica da parte delle singole leadership nazionali – ha seguito e continua a seguire, nel governo della questione migratoria, resta del tutto deludente, prospetticamente debole, strategicamente inefficace: si continua cioè, come sembra più che lampante da tutti i passaggi più recenti, a non avere una visione “mediterranea” dell’Europa, a non costruire una “linea” di relazione con le sponde Sud ed Est, a trattare le migrazioni come emergenza ormai più che strutturale, anziché come grande questione e fenomeno storico del tempo presente.

 

È a questo non-approccio e a questa non-visione che si aggrappano anche i termini dell’accordo UE-Turchia sulla gestione dei flussi migratori in provenienza da quel Paese. La portata dell’accordo viene ridotta ad una misura “temporanea e straordinaria”; il principio di riferimento nella gestione dei flussi è quello del “respingimento”, al punto da manipolare i termini ed i criteri del diritto umanitario internazionale pur di farvi in qualche modo rientrare il programma di rientri pattuito; ed il criterio ispiratore è quello della “segregazione” delle persone: da una parte i migranti cosiddetti economici saranno respinti in massa (adottando il criterio “uno per uno”: per ogni siriano rientrato in Turchia, un altro siriano sarà portato dalla Turchia nella Unione Europea); dall’altra i destinatari di protezione internazionale, che potranno fare domanda di asilo politico in Grecia, saranno accuratamente “selezionati” (se la domanda non sarà presentata, per qualsiasi motivo, o la domanda sarà ritenuta irricevibile, per un qualsiasi motivo, anche i profughi saranno, pertanto, respinti).

 

Vi sarà un piano di reinsediamento, su base volontaria; vi sarà assistenza da parte della UE nei confronti della Turchia per rendere operativa ed effettiva, oltre che efficace, questa procedura; si garantiscono 3 miliardi alla Turchia e se ne promettono altri, fino ad un massimo di altri 3 miliardi, entro la fine del 2018, per svolgere il compito; si decide persino di aprire un nuovo capitolo del negoziato di adesione della Turchia all’Unione Europea (per la precisione il capitolo 33, quello inerente le cosiddette “Disposizioni Finanziarie e di Bilancio”, per valutare la compatibilità del quadro di finanza pubblica e di bilancio generale del candidato col cosiddetto acquis comunitario).

 

Come se d’un tratto fosse scomparsa dalla visuale dei leader di questa UE la realtà dei fatti quale essa è: la Turchia, da campo degli orrori che si consumano nei suoi campi profughi e lungo i suoi confini Sud e Sud Est, diventa un “Paese terzo sicuro” per consentire i rimpatri; da Paese autoritario – perfino liberticida in talune sue espressioni – rinnovato candidato alla adesione alla UE. Abbiamo purtroppo smesso di meravigliarci per l’incapacità di questa Europa di corrispondere all’umanità che sarebbe necessaria e ai diritti umani e alla pace positiva di cui ci sarebbe bisogno oggi più che mai. Non di meno è la concatenazione “logica” a lasciare di stucco: il punto di partenza sembra essere sempre più quello di un approccio di comando alla crisi e di liberarsi di uomini e donne indesiderati.

 

Se il punto di partenza, come sarebbe necessario, fosse quello di salvare vite, tutelare i più deboli, i più fragili, i più esposti, e privilegiare, sempre e comunque, i diritti umani degli uomini e delle donne, il percorso politico sarebbe tutt’altro: diplomazia e cooperazione; tutela scrupolosa del diritto di asilo e della protezione umanitaria; canali umanitari sicuri per liberare le persone dal traffico delle migrazioni e tutelare condizioni di esistenza basate sulla dignità e sui diritti di tutti e di tutte.

 

Un contributo in tale direzione viene, non a caso, dalle donne: www.pressenza.com/it/2016/03/leuropa-apra-le-porte-ai-migranti-usi-finanziamenti-garantire-viaggi-aerei-sicuri. Appunto, per “restare umani”.

Categorie: Diritti Umani, Europa, Internazionale, Opinioni
Tags: , , ,

Notizie giornaliere

Inserisci la tua email qui sotto per ricevere la newsletter giornaliera.


Documentario: RBUI, il nostro diritto di vivere

Documentario: L'inizio della fine delle armi nucleari

2a Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza

App Pressenza

App Pressenza

Milagro Sala

Canale di youtube

International Campaign to Abolish Nuclear Weapons

International Campaign to Abolish Nuclear Weapons

Archivi

Except where otherwise note, content on this site is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International license.