Bandiere siriane in Piazza San Pietro – Foto: oraprosiria.blogspot.com

Ancora una volta Papa Francesco si dimostra in sintonia con i tempi e con le urgenze più scottanti. Il digiuno per la pace in Siria, previsto per sabato 7 settembre, giunge nel momento decisivo della crisi. Si potrebbe obiettare che, come accaduto molte volte in passato, si accendono i riflettori su gravi conflitti già in atto solo quando minacciano di intervenire gli americani o gli eserciti occidentali. Quando si muovono le portaerei a stelle e strisce ecco che pure il mondo pacifista si mobilita. Questa constatazione coglie però soltanto una parte di verità anzi di solito viene espressa da chi frequenta molto poco le associazioni e i gruppi per la pace e ignora i siti internet che da mesi e mesi stanno martellando sulla pericolosità della guerra in Siria e su un conflitto che ci riguarda da vicino, anche al di là della rivolta morale che suscitano le terribili immagini delle vittime.

I ripetuti appelli delle organizzazioni per i diritti umani, le azioni concrete di gruppi sparsi ovunque per informare sulla situazione siriana, pure i digiuni e i momenti di preghiera (già messi in campo da ambienti cattolici ma non solo) sono caduti nel vuoto non solo, come era scontato, per le parti in guerra, ma pure per i diplomatici e gli addetti ai lavori. Tutto questo sembra inevitabile ed è impossibile dare colpa a qualcuno.

Il circuito mediatico funziona così. La notizia genera altre notizie in una sorta di capitalismo informativo per cui, come spesso i ricchi diventano sempre più ricchi, gli argomenti più gettonati conquistano in breve tempo le prime pagine dei giornali e i titoli di testa dei siti. Così ora la capacità comunicativa del Papa e il credito trasversale di cui gode hanno reso possibile una grandissima convergenza sul suo appello per il digiuno di sabato: la laicissima esperta digiunatrice Emma Bonino si è detta pronta a seguire le indicazioni del pontefice, così come giornalisti, politici, cittadini comuni. Non possiamo non felicitarci di queste prese di posizione. Chi però ricopre importantissimi incarichi politici rischia di arrivare sempre in ritardo. O di cadere in una stridente ipocrisia, come il ministro della difesa Mauro – anche lui aderente al digiuno – che pochi giorni fa esaltava l’esercito quale migliore istituzione del Paese.

Come Unimondo sottoscriviamo le dichiarazioni del presidente della FOCSIV Gianfranco Cattai: “Insieme ai nostri volontari all’estero ed a quelli che in Italia sono impegnati in un quotidiano lavoro di educazione, insieme ai nostri fratelli e sorelle musulmani immigrati con cui condividiamo percorsi di interazione e co–sviluppo, insieme ai giovani appena rientrati dai campi di lavoro e conoscenza, dialogo e ricerca nelle periferie del mondo, ADERIAMO a questa storica giornata di preghiera e digiuno per levare alto il grido della pace. Così i nostri 65 organismi di volontariato internazionale cristiani sparsi su tutto il territorio nazionale si uniscono alla “giornata di digiuno e di preghiera per la pace in Siria, in medio Oriente, e nel mondo intero (…) insieme ai fratelli cristiani non cattolici, gli appartenenti alle altre Religioni e gli uomini di buona volontà”. Rispetto alle parole del Pontefice, che con forza esorta anche “la Comunità Internazionale a fare ogni sforzo per promuovere, senza ulteriore indugio, iniziative chiare per la pace in quella Nazione, basate sul dialogo e sul negoziato, per il bene dell’intera popolazione siriana”, FOCSIV rilancia la sua denuncia verso la comunità internazionale: per il suo immobilismo e per l’incapacità di intraprendere una soluzione negoziale capace di garantire pace nella giustizia”.

Parole condivisibili che giustamente evidenziano la latitanza della comunità internazionale che si regge sugli interessi contrapposti con gli Stati Uniti sempre pronti a fare i gendarmi del mondo e con Russia e Cina fintamente pacifici e pacifisti e che invece sono ben attenti a tutelare le proprie ragioni. Così l’ONU è paralizzato nei fatti e le soluzioni multilaterali diventano impraticabili.

Chi opera nel settore dell’informazione rischia di seguire le priorità politiche dell’uno o dell’altro: a un certo punto accade che certe notizie spariscano letteralmente. Guardando soltanto alle più recenti aree di crisi ecco che nessuno parla più di Libia o di Mali – senza contare le guerre dimenticate per antonomasia come quella della Repubblica Democratica del Congo. Fin dalla sua origine, invece, il conflitto siriano è stato fortemente combattuto a livello mediatico e pure il probabile attacco degli Stati Uniti nasce più dall’impatto emotivo dei filmati delle vittime del presunto attacco chimico piuttosto che dalle prove di esso esibite dall’amministrazione di Obama, vittima anch’essa del discredito piovuto su Bush a seguito delle false prove che hanno giustificato surrettiziamente la seconda guerra in Iraq. Non è certamente da meno il tiranno Assad che ora evoca scenari catastrofici, rappresaglie mondiali e destabilizzazione regionale, come se senza di lui scoppiasse il mondo. Altra retorica. Pericolosissima, ma retorica. Almeno per ora. L’idea però che dopo Assad ci sia il nulla rischia di essere fuorviante.

Difficile prevedere l’evolversi della situazione. Una soluzione diplomatica prevederebbe a questo punto una permanenza al potere di Assad. Che però dovrebbe condividere parte del potere. Quasi impossibile se non attraverso una convinta e unanime pressione internazionale. Se poi Obama voleva “punire” Assad per le armi chimiche doveva agire subito, di sorpresa, evitando un attacco annunciato più volte e quindi necessariamente sempre più su vasta scala. Tornare indietro è improbabile. Il rischio di un allargamento del conflitto è reale anche solo per il fatto che tensioni latenti da anni potrebbero far scoppiare la polveriera: troppi attori, dall’Arabia Saudita all’Iran, dalla Francia agli Stati Uniti stanno giocando col fuoco.

Ciò non toglie valore alla giornata di sabato che sarà ancora una volta utile forse non a fermare gli eserciti, ma almeno a mobilitare le coscienze.

Piergiorgio Cattani