Qualche tempo fa ho avuto modo di entrare in contatto con Pressenza, agenzia di informazione “umanista”. Da lì a mandare una mail al PU italiano è stato un passo breve da compiere e dunque ho avuto modo di intervistare il segretario nazionale umanista italiano, Tony Manigrasso, che ringrazio nuovamente per la disponibilità. 

Quanti anni ha il Partito Umanista in Italia e come è strutturato?

Il Partito Umanista è nato nel 1984 e, coerentemente con i propri ideali, ha sempre mantenuto lo stesso nome, gli stessi principi e gli stessi valori. Al momento il Partito Umanista è strutturato in gruppi che operano autonomamente in diverse città, promuovendo campagne ed eventi; i gruppi sono coordinati da una’equipe nazionale. Le decisioni strategiche vengono prese attraverso la consultazione diretta di tutti gli iscritti, secondo i principi della democrazia diretta».

Il Movimento Umanista internazionale, specie in America Latina, ha sempre mantenuto un bacino elettorale, di seguito e di consenso più o meno discreto anche in momenti di difficoltà. Come e quali sono i vostri rapporti ad esempio col Partito Umanista cileno?

C’è da fare una distinzione importante: il Movimento Umanista è una corrente di opinione che ha dato origine al Nuovo Umanesimo Universalista e a moltissime iniziative in decine di paesi nel mondo, sia culturali, sia sociali, che politiche. Il Partito Umanista cerca di tradurre le aspirazioni del Nuovo Umanesimo nell’ambito della politica. Il Partito Umanista italiano e quello cileno sono in relazione organica attraverso l’Internazionale Umanista, alla quale sono iscritti i partiti e le organizzazioni sociali di tutto il mondo che si riconoscono negli ideali del Nuovo Umanesimo; nella pratica, con il Partito Umanista cileno, ma anche con quelli di altri paesi, abbiamo momenti di confronto sui grandi temi di attualità a livello mondiale.

Nell’ideologia umanista, leggendo le lettere di Silo, si può comprendere come il Partito Umanista sia antiliberista, anticapitalista e nonviolento. Che cosa differenzia gli umanisti da altri partiti o movimenti di natura comunista o socialista che si rifanno ad un rovesciamento del capitalismo in senso socialista? (Quindi, implicitamente, che giudizio dà lei personalmente e il PU di un cambiamento radicale di sistema?)

Spesso, nell’analisi, arriviamo alle stesse conclusioni, proprio a cominciare dalla necessità di un cambio radicale nei principi che reggono l’attuale sistema; quello che sostanzialmente ci differenzia è l’aspirazione a un futuro diverso, oltre al fatto che noi siamo dichiaratamente nonviolenti.

Di certo riscattiamo alcuni dei principi socialisti che hanno contribuito a migliorare (in alcune zone) il pianeta, ma riteniamo che si debba andare comunque oltre. La sensazione che abbiamo è che le aspirazioni socialiste abbiano prodotto tanti cambiamenti positivi, ma nel futuro, anche per la complessità sempre crescente del mondo in cui viviamo, sia necessario aggiungere altri elementi, propri della visione del Nuovo Umanesimo, che nella visione socialista mancano. Se proprio volessimo dare un giudizio, che tra l’altro esprimiamo comunque con molto rispetto nei loro confronti, è come se i movimenti di natura socialista o comunista si fossero fermati, nell’analisi e quindi nelle proposte, a un mondo che non c’è più.

Nonviolenza, dunque antimilitarismo? Che rapporto c’è fra l’azione politica e la nonviolenza e cosa ne pensa della nonviolenza radicale, praticata da Marco Pannella tanto da giovane quanto in tarda età?

La nonviolenza è una metodologia di azione che presuppone una condotta (di qualsiasi tipo, personale, sociale, politica) di rifiuto verso la pratica della violenza nei confronti degli altri, cioè della limitazione dell’intenzionalità altrui, e di opposizione a ogni forma di violenza sociale. L’antimilitarismo è semplicemente il contrasto ai conflitti armati, alla corsa agli armamenti, alla spesa militare, all’industria militare, all’economia di guerra, all’invasione di altri paesi. Quindi essere antimilitaristi non necessariamente significa anche essere nonviolenti. Invece la nonviolenza include l’antimilitarismo, ma va molto più in là. La nonviolenza non è solo una pratica politica, ma anche una pratica quotidiana nella propria vita personale, a cui tutti dovremmo aspirare. Marco Pannella da radicale ha tentato di mettere in pratica alcuni dei principi della nonviolenza, ma ci dispiace anche ricordare che il Partito Radicale ha sempre sostenuto l’UCK (organizzazione paramilitare kosovaro-albanese), che non era certamente nonviolenta. Questa è una contraddizione.

Qual è lo stato di salute degli umanisti italiani? (Ricercando qua e là in rete ho potuto notare che oltre il PU sono presenti anche un Centro studi umanisti e altre associazioni che si rifanno al Movimento Umanista).

Dipende qual è il punto di vista della domanda: se è strettamente numerico, in altri momenti eravamo di più. Se il punto di vista, invece, è la capacità di collaborare con altre organizzazioni nell’ambito di eventi e campagne, dando un contributo innovativo alle proposte e alle forme di azione, cosa che riteniamo prioritaria, allora siamo in ottima salute.

A proposito della galassia umanista ho notato che il PU si è dotato di uno strumento importantissimo come quello di un’agenzia stampa come Pressenza. Quant’è importante per voi aver iniziato un percorso di contro-informazione, in sostanza?

Il Partito Umanista ha ufficialmente solo il suo sito come strumento di informazione delle proprie posizioni, campagne, eventi e aspirazioni. Pressenza è una agenzia stampa indipendente, uno spazio aperto all’espressione della base sociale, che ovviamente privilegia un punto di vista umanista universalista, poiché è formata da militanti umanisti che condividono le nostre aspirazioni. In ogni caso, anche se spesso collaboriamo, le due organizzazioni sono indipendenti e hanno una propria autonomia organizzativa e decisionale.

Quali sono le campagne politiche che il PU ha in programma (anche se ancora in fase di discussione) nel lungo periodo (oltre che quelle contro TTIP e CETA)?

Abbiamo appena terminato un ciclo di incontri che ci ha impegnato tutta la primavera su Euro, Unione Europea, Immigrazione, Nonviolenza e Democrazia Diretta. Abbiamo in programma campagne inerenti all’uscita dall’Euro e all’adozione della Democrazia Diretta nelle istituzioni, però quella su cui ci stiamo concentrando in questo periodo riguarda la preparazione delle prossime elezioni politiche.

 

 

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