Caporalato, prostituzione, accattonaggio e persino sfruttamento digitale: sono i quattro volti del rapporto tra immigrazione e criminalità organizzata in Italia descritti nello studio “Immigrazione e criminalità organizzata: le strategie dei sodalizi italiani”, realizzato dall’Eurispes e coordinato da Emanuele Oddi. L’indagine, che copre il periodo 2019-2024, utilizza un metodo di ricerca innovativo: sono stati combinati strumenti digitali di raccolta dati online con un’attenta analisi qualitativa dei casi di studio. Attraverso un sistema automatizzato di ricerca e selezione di notizie da fonti aperte (open source), sono stati identificati e verificati oltre trenta episodi (casi campione) in cui lo sfruttamento dei migranti è direttamente riconducibile a reti criminali organizzate italiane e straniere. Si tratta di una metodologia replicabile che potrebbe essere impiegata in futuro per ulteriori analisi, scandagliando forme di sfruttamento di altri settori del mercato del lavoro con alto tasso di presenza di migranti. L’analisi e il reperimento digitale delle informazioni hanno reso possibile individuare tendenze e collegamenti che nella maggior parte dei casi sfuggono o non vengono osservati attraverso una lettura multidimensionale: il caporalato agricolo e quello digitale, la prostituzione e l’accattonaggio nascondono meccanismi comuni di controllo e profitto. Il report fa emergere i meccanismi attraverso i quali i sodalizi criminali hanno imparato a sfruttare i vuoti normativi e burocratici del sistema migratorio, proponendosi come intermediari occulti tra datori di lavoro e migranti in condizioni di vulnerabilità. Ne risulta un sistema sommerso, ma diffuso, che intreccia economia legale e illegale. Capire come cambiano le strategie criminali è il primo passo per contrastarle. L’auspicio è quello di rafforzare il coordinamento tra Istituzioni, Forze dell’ordine e centri di ricerca, per costruire un monitoraggio costante basato su dati reali e anticipare le evoluzioni del fenomeno.
Uno dei fenomeni che viene affrontato nello studio dell’Eurispes à quello del caporalato, anche in ragione delle drammatiche vicende di cronaca occorse negli ultimi anni. “In Italia, si legge nel Rapporto, si stima che siano circa 230.000 i lavoratori irregolari del settore agricolo vittime di sfruttamento da parte di imprenditori e caporali. Nel solo 2023, i casi denunciati di caporalato sono stati oltre 2.000. Numeri che descrivono un fenomeno criminale esteso a livello nazionale e le cui stime, per la natura stessa del fenomeno, sono verosimilmente ancora al ribasso. Per caporalato si intende l’intermediazione illecita organizzata e finalizzata allo sfruttamento di cittadini stranieri mantenuti in condizione di soggezione continuativa. L’intermediazione illecita avviene quindi tra il lavoratore e i datori di lavoro, frequentemente italiani.” Ma il caporalato nato e sviluppatosi nel settore agricolo non è a questo limitato. Tale pratica si sta affermando sempre di più anche nel comparto edile. Un settore che ha già particolarmente sollecitato l’attenzione delle mafie a fini di riciclaggio che presenta un ambiente favorevole alle attività dei caporali: elevati tassi di irregolarità e una notevole mole di manodopera straniera a basso costo. Un insieme di elementi che espone potenzialmente anche i lavoratori più fragili del settore edile a dinamiche di sfruttamento tramite caporali. Parallelamente a queste forme criminali, definibili classiche, si va sviluppando una forma di caporalato digitale, a danno dei lavoratori stranieri impegnati nel settore del food delivery. Lo sfruttamento avviene nell’economia reale, senza lasciare di fatto traccia nell’economia di piattaforma. Anche a causa dei vuoti normativi presenti in Italia riguardo al lavoro dei riders, è concreto il rischio della riproposizione dei pattern nocivi già osservati nel caporalato agricolo o edile. “Anche nel caporalato digitale, si sottolinea nello studio dell’EURISPES, sono presenti intermediari che avvicinano le vittime soggiogandole tramite la promessa di un lavoro. Ottenuta la disponibilità del rider, le reti criminali che gestiscono il sistema illegale forniscono le credenziali per il regolare accesso alle principali piattaforme di food delivery, ignare di tale fenomeno. In cambio della possibilità di lavorare tramite le credenziali fornite, altrimenti complesse da ottenere, l’organizzazione criminale trattiene la maggior parte del compenso maturato dal rider nel corso delle sue giornate lavorative. A rendere maggiormente stringente il controllo dei caporali è la completa tracciabilità degli spostamenti del lavoratore tramite applicazioni e dispositivi digitali.” Lo studio considera anche l’accattonaggio, una pratica storicamente nota, ma ancora poco studiata con riferimento alle sue connessioni con i sodalizi criminali. In particolare, l’accattonaggio forzato, e non quello volontario, risulta essere frutto di un controllo diretto delle reti criminali a danno delle vittime. È definito come la pratica di chi vive effettuando forzosamente la questua lungo le strade o in generale nei luoghi pubblici. Ad oggi, circa il 24,1% dei fenomeni di accattonaggio forzato sono individuati in strada, il 15% nei luoghi di flussi, il 14,3% sui mezzi pubblici, il 7,5% nei pressi di ristoranti e bar, il 6% in altri luoghi. Se in una prima fase la maggior parte delle vittime proveniva dall’Europa dell’Est, oggi il quadro dei migranti soggetti ad accattonaggio forzato è maggiormente complesso, con vittime che provengono anche dalla Nigeria e dal Corno d’Africa. Anche la prostituzione illegale è ritenuta tra i traffici illegali più redditizi. È una tratta globale che prevede diversi momenti di sfruttamento: nel paese di origine, nel corso della tratta e nel paese di destinazione. Compartecipano a questo sfruttamento molteplici reti criminali transnazionali di stampo mafioso e locali. Con specifico riferimento all’Italia, oggi la prostituzione interessa principalmente le donne straniere, in particolar modo nigeriane, albanesi e cinesi.
Qui lo studio dell’Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali – EURISPES: https://eurispes.eu/wp-content/uploads/2025/12/2025_eurispes_immigrazione-e-criminalita-organizzata-le-strategie-dei-sodalizi-italiani.pdf.










