Il presidente degli Stati Uniti ha affermato che di ritorno dall’Iran si fermerà a Cuba, facendo intendere che terminata la guerra contro Teheran se ne inizierà un’altra, questa volta contro L’Avana.

Le intenzioni di Donald Trump quindi sarebbero quelle di spostare la portaerei Abraham Lincoln, la più grande del mondo, con il suo gruppo di attacco a poche decine di metri dalle coste cubane aprendo di fatto un nuovo fronte bellico nei Caraibi dopo quello in Venezuela. Il presidente degli Stati Uniti, che ricordo aspira al Premio Nobel per la Pace, ha più volte sostenuto che Cuba è arrivata alla sua fine e che cadrà da sola. Secondo lui il Paese è stato mal governato e il suo sistema politico è pessimo.

Le affermazioni del Reuccio della Casa Bianca denotano un’altra volta l’arroganza degli Stati Uniti, che vedono solo nell’uso della forza la risoluzione delle controversie internazionali, che per inciso sono proprio loro ad alimentare. Nel caso cubano poi occorre ricordare che L’Avana ha sempre espresso la volontà di collaborare con le varie amministrazioni statunitensi, ma dall’altra parte tali aperture non sono mai state accettate.

La voglia di Trump di fermarsi a Cuba di ritorno dall’Iran segue l’annuncio di ieri della Casa Bianca, che ha emesso  nuove sanzioni contro il governo cubano, nell’ambito della strategia “America First”, accusando L’Avana di allearsi con “attori ostili” agli Stati Uniti. Il presidente cubano, Miguel Díaz Canel, ha reagito sui social network affermando che le sanzioni “rafforzano il brutale blocco genocida” di cui soffre l’isola. A suo avviso, l’ordine esecutivo evidenzia la “povertà morale” di Trump e il suo “disprezzo” per il popolo statunitense e la comunità internazionale.

“Nessuna persona onesta può accettare la scusa che Cuba sia una minaccia per gli Stati Uniti. Il blocco e il suo rafforzamento procurano enormi danni, causati dal comportamento intimidatorio e arrogante della più grande potenza militare del pianeta”, ha concluso Díaz-Canel.

Le “sanzioni” sono rivolte specificamente alle banche straniere che cooperano con il governo cubano e impongono maggiori restrizioni all’immigrazione.

Secondo il decreto, gli Stati Uniti bloccheranno coloro che operano o hanno operato nei settori dell’energia, dell’estrazione mineraria, della difesa o della sicurezza di Cuba o hanno fornito supporto materiale, finanziario o tecnologico al governo di Cuba o ad altri individui “sanzionati”, riferisce Reuters.

L’ordine esecutivo prevede che  qualsiasi persona, azienda o organizzazione finanziaria che opera o fa affari con entità cubane “sanzionate” subirà il blocco totale dei suoi beni negli Stati Uniti. Se una banca di un altro Paese facilita una “transazione significativa” per un’entità cubana sanzionata dal governo degli Stati Uniti, sarà esposta alla chiusura dei suoi conti o al divieto di operare in dollari.

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