Sempre numerosi gli eventi per la giornata della Liberazione sulla costa nord della Toscana.

Pur tentata dalla tradizionale biciclettata antifascista viareggina (riuscitissima, sei tappe decorate da bellissimi striscioni opera del Coordinamento Versilia per la Palestina), alla fine il cuore mi ha portata  a Camp Darby. La base americana con il più grande deposito di armi in Europa è una spina nel fianco della magnifica pineta al margine del Parco di San Rossore. In posizione strategica fra il porto di Livorno e l’aeroporto pisano, movimenta grandi quantitativi di materiale bellico e da sempre i pacifisti organizzano manifestazioni e blocchi per evidenziare la contrarietà della popolazione.

A ciò ora si è aggiunto, nei pressi, il progetto di una nuova base italiana per il Gruppo di Intervento Speciale dei Carabinieri nell’area ex-Cisam, 100 ettari di parco naturale da cementificare abbattendo 10mila alberi e a Pontedera nella Tenuta Isabella la costruzione di un poligono di tiro e di piste di addestramento per la “modica” cifra di 520 milioni di euro. Con il plauso o la silente connivenza delle amministrazioni.

La diffusa militarizzazione del territorio è palese e molti cittadini non ci stanno. Il Movimento No Base, formato per lo più da giovani universitari, da oltre tre anni lotta per contrastare il progetto ritrovandosi nella pineta al Presidio di Pace Tre Pini, una radura a ridosso delle reti del Cisam, di proprietà dell’Università, nella sostanziale freddezza dell’Ateneo pisano, sfociata lo scorso mese nello sgombero punitivo dopo l’occupazione dei binari davanti a un treno militare a Pisa.

Ora, io dico: rimproveriamo ai giovani di essere indifferenti e succubi dei telefonini, poi quando si impegnano con passione per battaglie sacrosante gli si tarpano le ali?  Un vergognosa contraddizione.

Così il 25 aprile i No Base, con l’appoggio di altre realtà, hanno organizzato il corteo da Camp Darby ai Tre Pini, dove in allegria si è fatto un picnic sul prato, seguito da un’assemblea e da una chiamata a Livorno da parte dei portuali per l’arrivo di un cargo d’armi.

Un corteo pacifico e colorato di 500 persone “armato” solo di bombolette per scritte (mai volgari) sulla rete di recinzione e un’assemblea dove le voci di anziani si sono intrecciate a quelle di giovanissimi.

Un passaggio di testimone. Una speranza.