Oggi la spesa militare globale supera i 2.630 miliardi di dollari l’anno. Una cifra senza precedenti che sottrae risorse a politiche sociali, servizi, salute, istruzione, ricerca e alla riconversione ecologica delle attività produttive e della filiera energetica. I sussidi dell’UE continuano a sostenere i combustibili fossili e a marzo 2025 la Commissione Europea ha dirottato i fondi del New Green Deal verso il piano di riarmo europeo.
Oltre il 60% delle guerre è legato al controllo delle riserve di petrolio, gas e carbone. Le filiere dei combustibili fossili si intrecciano strettamente con quelle dei conflitti armati: commercianti di materie prime, raffinerie, assicuratori e compagnie di navigazione traggono profitto dalle guerre e contribuiscono ad alimentarle, operando in un contesto caratterizzato da gravi lacune nella governance globale e dall’assenza di efficaci meccanismi multilaterali di controllo.
Le guerre e il comparto delle armi sono tra le attività più inquinanti. Ogni 100 miliardi di dollari nella spesa militare generano circa 32 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. L’obiettivo dei Paesi NATO di portare le spese militari almeno al 3,5% del PIL comporterà un +132 milioni tCO₂e, più delle emissioni annuali del Cile.
Siamo di fronte a un’oligarchia profondamente legata agli interessi dei combustibili fossili e dell’industria bellica, che agisce fuori delle regole condivise del diritto internazionale, disprezza i diritti umani, viola la sovranità di popoli e nazioni e gioca con le sorti del mondo, riducendolo a oggetto di conquista per i propri interessi.
Le guerre in Ucraina, in Asia Occidentale, il genocidio in Palestina e il blocco imposto a Cuba mostrano quanto la dipendenza dai combustibili fossili sia intrecciata con instabilità, conflitti, colonialismo e competizione per le risorse.
La geopolitica aggressiva di USA e Israele ha innescato e intensificato una crisi energetica globale, generando aumenti dei prezzi di petrolio e gas che si ripercuotono su tutte le economie, facendo lievitare i costi di cibo, trasporti e servizi essenziali. Questi impatti ricadono in modo più pesante su lavoratrici e lavoratori, comunità più povere ed escluse e sui Paesi del Sud del mondo. Chi ha contribuito meno alle emissioni globali si trova ad affrontare l’aumento del costo della vita, i disastri climatici, l’insicurezza sociale ed energetica. Allo stesso tempo, la crisi viene utilizzata per giustificare passi indietro nelle politiche di contrasto e mitigazione del collasso climatico, tra cui l’espansione del carbone e del gas e i ritardi negli impegni di eliminazione graduale, aggravando così la crisi e i danni che questa genera a cascata.
In questo contesto si svolgerà la Prima Conferenza per l’uscita dall’economia fossile che si terrà a Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile 2026, convocata dal governo colombiano e da quello dei Paesi Bassi. Non un semplice vertice, ma un percorso che mira a cambiare paradigma, spostando il focus dall’efficienza energetica all’eco-sufficienza, rafforzando la cooperazione internazionale e affrontando le crisi interconnesse alla loro origine comune: l’attuale modello economico, insostenibile socialmente e ambientalmente.
Un passaggio cruciale per la stabilità globale, perché la riconversione non è una questione ambientale o di politica climatica, ma l’unica strada per garantire pace, casa, lavoro, salute, partecipazione e una vita degna per tutte e tutti. Pensare globalmente e agire localmente non basta più! Dobbiamo agire globalmente per cambiare davvero i rapporti di forza, per uscire dall’economia dei combustibili fossili, per bloccare la deriva militarista, autoritaria, imperialista, colonialista e patriarcale e rimettere al centro il diritto a una vita dignitosa per tutte le entità viventi che abitano il pianeta. Unisciti anche tu e agiamo insieme!
Per sottoscrivere la campagna www.fossilfueltreaty.org/endorsements
Per sapere di più della Conferenza di Santa Marta transitionawayconference.com
Per unirti alla campagna italiana www.geascuola.org/la-campagna-in-Italia
Per approfondire le argomentazioni del percorso www.geascuola.org/GENERALBRIEFING-ITA
Per scaricare i materiali di comunicazione www.geascuola.org/Perche-e-utile-firmare.zip
Elisa Sermarini, Presidente di Gea – Scuola di Giustizia Ecologica e Ambientale











