Riprendiamo l’appello lanciato oggi dal Manifesto per una grande manifestazione il prossimo 25 aprile, sull’esempio di quella del 1994.

Trent’anni dopo la Liberazione del 1994, quando una manifestazione enorme riempì la città, sotto la pioggia battente. A lanciare l’idea un po’ folle eravamo stati noi del Manifesto. Ebbe successo, fu accolta e rilanciata. Le adesioni crebbero rapidamente, la piazza si riempì. Fu una festa e un trionfo di popolo. Potremmo ripeterlo, potremmo fare anche meglio. Potrebbe esserci il sole – si legge nell’editoriale – Il 25 aprile non è una celebrazione, ma una data che ci consegna ogni anno il nostro destino ricordandoci che la liberazione è nelle nostre mani”.

Per il collettivo del giornale diretto da Andrea Fabozzi “la minaccia neofascista era forte trent’anni fa, quando erano al governo per la prima volta Berlusconi e Fini, ed è fortissima oggi che il governo con Meloni è spostato ancora più a destra. Una destra aggressiva e rivendicativa che non riesce a rendersi presentabile a distanza di un anno e mezzo dalla vittoria. Ed è naturale che sia così, perché ha le radici nel ventennio fascista e nelle sue nostalgie, nella storia più nera di questo paese, in tutto quello che il 25 aprile è stato sconfitto. La minaccia non riguarda solo l’Italia ma l’Europa intera che precipita ogni giorno di più in una spirale di guerra. Ovunque partiti di destra estrema o dichiaratamente neofascisti mettono in discussione libertà, uguaglianza, diritti e convivenza pacifica. Vanno fermati nelle urne delle elezioni europee, ma anche con una grande mobilitazione popolare che faccia rivivere i valori della Resistenza e dell’antifascismo”.

Quindi l’appello: “A Milano quest’anno vogliamo che sfili una grande manifestazione, più grande del solito, capace di parlare a tutto il continente, così come il 25 aprile italiano è stato nel 1945 l’annuncio della liberazione in Europa. Settantanove anni dopo la fine dell’incubo nazifascista, il rischio che crisi e rassegnazione favoriscano una vittoria straripante delle destre estreme alle elezioni europee non è mai stato così alto. Torniamo in piazza, sapendo che per battere autoritarismo e oppressione, razzismo e manganelli, precarietà, sfruttamento e devastazione ambientale non c’è bisogno di invocare il passato ma serve costruire un futuro migliore. La liberazione è innanzitutto questo: la voglia di un’umanità realizzata. E per questo sarebbe bello trovarci insieme un giorno, quel giorno, portando a Milano i nostri corpi, i nostri desideri, gli impegni e le speranze per il futuro del genere umano e del pianeta. La Resistenza ha combattuto il nazifascismo per liberare l’Italia, per costruirne un paese più giusto e avanzato con la Costituzione e la Repubblica fondata sul lavoro. E lo ha combattuto per fermare la guerra e scacciarla dal destino dell’Europa e del mondo”.

Per le giornaliste e i giornalisti del Manifesto “è di nuovo quello che dobbiamo fare, oggi, contro le guerre che già si combattono e quelle che sempre più sinistramente si annunciano. Costruire la pace con tenacia contro ogni cupo presagio bellico, far tacere le armi in Europa, fermare l’invasione russa dell’Ucraina con la trattativa e ottenere immediatamente il cessate il fuoco da Israele interrompendo il massacro di Gaza, per il rilascio degli ostaggi del 7 ottobre, per una pace giusta, anche per questo c’è il 25 aprile. Costruiamolo insieme, ma soprattutto riempiamolo insieme. Vengano le associazioni, i partiti, i sindacati, i lavoratori e i pensionati, vengano i movimenti, le studentesse e gli studenti, le pacifiste e i pacifisti d’Italia e d’Europa. Venite in compagnia o da sole e da soli, che sole e soli non sarete mai. Arrivate a Milano in treno, in bus, a piedi o in bicicletta. Raccontateci come vorreste che fosse quel giorno, come lo immaginate. A partire da oggi, costruiamo la nostra Liberazione”.

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