In un caso molto simile a quello di Patrick Zaki, il ricercatore della Central European University di Vienna è in attesa dell’udienza, rinviata già tre volte, del processo a suo carico per reati di opinione.

I giudici del tribunale del Cairo hanno rinviato al 6 giugno l’udienza attesa da febbraio, con cui si dovrebbe riaprire il processo per Ahmed Samir Santawy, il ricercatore egiziano della Central European University di Vienna, condannato da un tribunale militare a quattro anni per diffusione di false notizie. La condanna è stata poi annullata a febbraio, ma la prima udienza del nuovo processo è già stata rinviata tre volte: una volta a febbraio stesso, poi a marzo e infine oggi.

A confermare la notizia è Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International, che all’agenzia Dire dichiara: “Il primo processo era stato incredibilmente breve e si era concluso con una condanna sommaria a quattro anni per reati di opinione, identici a quelli di cui è stato accusato Patrick Zaki. Ora questo secondo processo – continua il responsabile di Amnesty Italia – rischia invece di essere terribilmente lungo perché siamo già al terzo rinvio, al 6 giugno prossimo. Amnesty international giudica questa situazione inaccettabile: siamo di fronte ad un prigioniero di coscienza, un ricercatore che si occupa di diritti umani che ormai da un anno e mezzo è in carcere senza poter riprendere i suoi studi e soprattutto senza la sua libertà. Di nuovo, lanciamo un appello alle autorità egiziane di rilasciare Santawy senza condizioni e immediatamente“.

Stamani, un gruppo di colleghi universitari e sostenitori di Santawy si sono incontrati davanti alla sede dell’Ambasciata d’Egitto a Vienna per esporre cartelli con su scritto “Free Ahmed Samir”, sostenuti da Amnesty international Austria. Il ricercatore è stato arrestato nel febbraio dello scorso anno mentre era in Egitto dalla famiglia, per una pausa dagli studi. La magistratura militare gli ha contestato alcuni studi condotti sui diritti di genere e riproduttivi delle donne egiziane. A febbraio scorso poi, un tribunale civile ha annullato la sentenza, ma non ha disposto la scarcerazione dello studente.

 

 

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