Riparte in pieno agosto l’ipocrita dibattito sullo ius soli. Le medaglie olimpiche hanno fatto ricordare al Pd che una riforma del diritto di cittadinanza può portare consensi, alla Lega e a FdI di essere razzisti dentro, a esponenti del M5S di rappresentare l’immensa truppa degli ignavi che dicono che altre sono le priorità.

Come se una banalissima legge che potrebbe definirsi con pochi articoli costituisse un ostacolo a occuparsi di altre emergenze del paese. Chi cresce e nasce in Italia ha diritto alla cittadinanza anche se non è un atleta; chi risiede stabilmente ha diritto di voto almeno alle elezioni amministrative. Due norme il cui risultato sarebbe quello di garantire in pieno i diritti di 1,3 milioni di minori e di renderne almeno altri 3 milioni in grado di avere un ruolo nella vita pubblica. Ma fa paura perché si perderebbe un capro espiatorio utile non solo alla destra becera.

Una ragione in più per unirsi a chi chiede al governo e al Parlamento di voler considerare la società italiana per quello che anche le Olimpiadi hanno mostrato, pluriculturale e composita. E forse il paese reale ne è più cosciente di quanto lo siano coloro che ne insultano l’intelligenza.

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale

Stefano Galieni, responsabile immigrazione