Covid: cosa abbiamo imparato in un anno

20.02.2021 - Olivier Turquet

Quest'articolo è disponibile anche in: Portoghese

Covid: cosa abbiamo imparato in un anno

Oggi si ricorda il primo anniversario dell’inizio della pandemia in Italia quindi nell’occidente.

Fino a quel momento tutto il mondo guardava la Cina con scarsa preoccupazione o forse fregandosi segretamente le mani sperando in una veloce rovina del colosso asiatico.

Cosa abbiamo imparato in quest’anno? Cosa ci potrà servire per il futuro?

Una prima osservazione: non abbiamo visto, nel mondo delle istituzioni, in quello dei potenti, in quello delle grandi holding, una grande attitudine ad imparare, a porsi domande, a cercare nuove soluzioni; abbiamo visto piuttosto vecchie pulsioni e comportamenti, una certa saccenza che si sapeva trasformare in arroganza.

Invece nel mondo delle associazioni, dei movimenti, nelle singole persone, soprattutto quelle più direttamente coinvolte come i medici e gli infermieri, lì sì abbiamo trovato empatia, ricerca, messa in discussione, studio, soluzioni.

Ma proviamo a capire, chi voleva imparare, cosa ha imparato.

La sanità di buona qualità gratuita e per tutti

Gli umanisti, e non solo, sono cinquant’anni che dicono che la sanità deve essere di buona qualità, gratuita e per tutti. Ora è evidente, necessario e urgente perché da questa situazione si esce insieme o non si esce.

La battaglia immediata è quella sulla gratuità delle cure e dei vaccini e sulla sospensione del brevetto. Ma a lungo termine la battaglia è per la medicina capillarmente diffusa nel territorio, per la fine dei tagli e il ritorno alla medicina preventiva, ai piccoli ospedali.

Il Covid si può e si deve curare

Fin dall’inizio c’è stata gente che ha cercato una cura. Se c’è una malattia abbiamo bisogno di una cura. Più una malattia è incurabile, più si diffonde più genera panico. Ogni giorno ci arrivano nuove notizie su possibili cure, su possibilità di prevenzione, su promettenti sperimentazioni in corso. Alcune sono state oggetto di dibattito ma le più hanno statistiche promettenti, conferme e si stanno diffondendo sul pianeta. Perché ancora se ne parla così poco? E ci sono associazioni, come il Movimento Ippocrate di cui abbiamo già spesso parlato, che hanno organizzato medici e persone comuni nel salvare vite umane. Questo che la gente ha fatto spontaneamente e in modo completamente disinteressato lo dovevano fare le istituzioni, fin dall’inizio.

Emergenza climatica e ecologica 

Non è che ci volesse molto a capirlo ma la pandemia ha reso evidente la correlazione tra inquinamento, concentrazione industriale, cattiva qualità della vita e l’incidenza del virus. Più inquinamento, più morti. Eppure un intervento radicale sui fattori di inquinamento è tuttora coperto da una montagna di greenwashing. Come ricorda Extinction Rebellion “non c’è più tempo”: è urgentissimo un cambio completo di paradigma, di priorità, di interventi.

Chi e cosa orienta la ricerca

Si può produrre un vaccino in molto meno del tempo richiesto. Ma la mano del profitto è stata ben salda in tutta la faccenda; non è solo il tema delle truffe che stanno venendo fuori da tutte le parti, è il tema delle cure esistenti che sono state boicottate, libri di denuncia puntuale come “Senza Respiro” di Vittorio Agnoletto boicottati o ignorati. E cosa studiavano e analizzavano Agnoletto e Medicina Democratica in quel libro: una politica regionale della Lombardia sempre stata all’avanguardia dei tagli al pubblico in nome del profitto privato.

Ci sono paesi, come Cuba, in cui si è visto con chiarezza un sistema sanitario basato sulla cura delle persone, sulla serietà della ricerca scientifica; una sanità che prima cura i malati e poi somministrerà un vaccino testato su 160.000 persone, non su qualche migliaio. E se qualcuno ha dubbi sui risultati della medicina territoriale e della cura dei malati vada a guardarsi i numeri dell’isola.

E i risultati delle multinazionali più attente alla quotazione in borsa che alla puntualità delle consegne sono sotto gli occhi di tutti.

Narrazione mediatica

Molta stampa mainframe si è troppo spesso appiattita sulle narrazioni governativa, sponsorizzando scienziati mediatici, certe volte veri imbonitori; così facendo non solo ha dimenticato che dovrebbe essere controllo e critica del potere ma anche la sua vocazione educativa e informativa. Meno opinion makers e più divulgazione e informazione capillare. Abbiamo scoperto il valore dell’informazione alternativa. Al tempo stesso abbiamo capito quanto sia  importante essere precisi, attenti, verificare le notizie per non cadere nello stesso errore di un pressappochismo, sensazionalismo a volte nauseante.

La scienza non è neutrale

Molti dei numerosi errori commessi sono legati a una mentalità scientifica basata non sulla ricerca, sullo studio, sulla critica ma su realtà dogmatiche e sulla convinzione di una pretesa neutralità della scienza: la scienza non è neutrale e la scienza medica in  particolare deve in primo luogo preoccuparsi di ciò che guarisce, definitivamente, l’Essere Umano; se invece si occupa di sviluppare sistemi palliativi autorigeneranti, come l’enorme quantità di psicofarmaci o tranquillanti, rende palese il suo interesse economico e non curativo. Abbiamo assistito a studi scientifici evidentemente sbagliati il cui unico scopo era quello di screditare una possibile linea di cura perché non consona ai dettami delle grandi aziende farmaceutiche, giusto per fare un esempio.

L’Essere Umano conta

Ci sono persone che hanno fatto la differenza; non gente famosa  e altisonante, piuttosto gente anonima, che ha curato, portato qualcosa da mangiare, che ha risposto al telefono a chi si sentiva solo, che ha continuato a manifestare, civile ma determinato, nonostante i divieti, per i diritti di tutti. Perché la devastazione più grande della pandemia è il colpo inferto alle relazioni umane che non si recupera in migliaia di riunioni virtuali né nella didattica a distanza. Che la tecnologia serva quando non è necessario abbracciarsi, che ci liberi dal lavoro inutile e ci permetta di reincontrarci.

Infine: un anno può essere più che sufficiente. Siamo perfettamente in grado di pretendere cambiamenti radicali, è ora di farlo con la dovuta determinazione. Sarà possibile se  le persone si uniscono verso obiettivi comuni.

 

 

Categorie: Opinioni, Salute, Umanesimo e Spiritualità
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