La vera crisi è quella ecologica: non c’è più tempo!!

07.10.2020 - Olivier Turquet

La vera crisi è quella ecologica: non c’è più tempo!!
(Foto di Extinction Rebellion)

Ci arrabattiamo nei meandri della crisi epidemica, tra dati, litigi, interpretazioni, accuse, mobilitazioni pro e contro, loschi interessi economici di ogni grandezza e,alla fine, la salute delle persone.

Ci arrabattiamo ma sappiamo anche che, presto o tardi, questa crisi finirà. Sono già uno sbiadito ricordo le città deserte del lockdown totale, la didattica a distanza, le lunghe telefonate. Il virus è un virus e come tutti i virus se ne andrà, o resterà in forma attenuata e sostanzialmente innocua, è solo questione di tempo.

La crisi che è parsa insormontabile è passeggera ma in questi giorni sono i nuovi movimenti in campo che ci ricordano la crisi vera, quella che bisogna affrontare con urgenza: la crisi climatica.

In questi giorni a Roma si svolge la Ribellione di Extinction Rebellion che da soli o in collaborazione con altri stanno facendo varie azioni per sensibilizzare sul tema; venerdì in tutto il mondo Fridays for Future faranno il loro tradizionale sciopero globale.

XR e FFF rappresentano la nuova generazione dell’ecologismo contemporaneo; collaborano spesso insieme, tra di loro e con altri e questo è uno degli elementi positivi che li contraddistingue dall’ecologismo storico, notoriamente viziato dalla tendenza settaria a tirare l’acqua al proprio mulino, dividendosi in chiesette. La critica fatta da XR ai “vecchi” del settore è stata anche questa: possibile che in tutti questi anni le lotte ecologiste non abbiano scalfito che di poco la tendenza verso la catastrofe?

“Non c’è più tempo!” dichiara uno degli slogans della ribellione: il pianeta abitabile sta per non esserlo più o a condizioni molto peggiori e, probabilmente, solo per una parte (ovviamente ricca) dell’umanità.

Mentre l’occidente ricco sperimentava per la prima volta una pandemia seria, gli africani, abituati, si beccavano le ondate di cavallette spinte dall’inaridimento a cercare nuovi pascoli: avete visto in TV il bollettino giornaliero di quella strage?

Quest’anno l’Overshoot Day, il giorno in cui abbiamo esaurito le risorse annuali del pianeta, è venuto dopo, ovviamente grazie al covid che ha rallentato una serie di attività inquinanti. In ogni caso una buona fetta del pianeta ce la siamo mangiata anche quest’anno. Ci siamo detti, in vari, sarà un buon monito e un buon esempio per dire che si può fare, che dichiarare l’emergenza climatica ed ecologica e agire di conseguenza è una cosa fattibile, oltre che urgente.

In effetti abbiamo sentito i politici impastarsi la bocca con parole come “sviluppo sostenibile”, “green new deal” “economia circolare” e ce ne siamo rallegrati: meglio cominciare a parlare che stare zitti; ma aspettiamo che questi discorsi si traducano in interventi emergenziali e radicali: giusto per fare un esempio non doveva l’emergenza covid farci ripensare i trasporti, aumentare i treni, sviluppare i trasporti collettivi, migliorare l’impatto ambientale di tutti i mezzi di trasporto? In Cina ci sono numerose città che con incentivi statali hanno convertito tutto il trasporto pubblico a elettrico, potremmo copiare con i soldi del recovery fund o dedicarlo a incentivi per comprare una macchina elettrica di lusso? Forse chiedersi a che servono tutte le confezioni di plastica, tutti gli inutili imballaggi colorati che si potrebbero eliminare e sostituire? E, infine, tutti quei simpatici armamenti che inquinano aria e terra e che, nella forma suprema e terribile dell’arma nucleare, sono un’autentica minaccia ecologica “in un colpo solo”?

Non ci possiamo permettere una svolta ecologica “come se”; non possiamo nemmeno permetterci nessuna forma di gradualismo riformista “ok ragazzi ora produciamo meno rifiuti, poi nel 2035…”. Non c’è più tempo.

Meglio, il tempo è già scaduto da un pezzo e ora, se ci va bene, possiamo riparare un po’ di danni, l’ultima decina di morti per dissesto idrogeologico non possiamo comunque resuscitarla.

I giovani (nel senso di nuovi, siamo di tutte le età) movimenti stanno lanciando il loro grido: lo fanno con il marchio della nonviolenza, della partecipazione, del lavoro d’insieme; lo fanno spesso in forme spettacolari, ironiche, provocatorie: con sentimento e con urgenza.

Sarebbe buono che questo clamore fosse ascoltato e le richieste messe in pratica. Ora, subito !!!

Categorie: Ecologia ed Ambiente, Europa, Politica
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